sabato, settembre 26, 2015

Jackson & April - Trilogia delle Cose Belle/2

Se ho una certezza nella vita, è che probabilmente avrei dovuto nascere donna.

Questo non significa che io sia omosessuale (con tutto il rispetto per la categoria, intendiamoci) o che aspiri a diventarlo, in quanto le donne mi piacciono di default e questa cosa non la cambierò mai.

Parlo però proprio di una sensibilità intrinseca che fa di me una specie di ridicola massa di muscoli, grasso e cervello in grado di prendersi bene per una storia tutto sommato banale, trita e ritrita, ma che nel mio piccolo mondo antico fatto di serie TV e cene a base di vino rosso sprinta particolarmente per bellezza ed emozione.

Sì, avete capito bene e quella foto è coerente con il testo che sto per scrivere.

E no, non sono impazzito (anche se ammetto di aver seguito tutto Grey's Anatomy e non aver ancora visto True Detective, il che è tutto dire).

A me la storia fra Jackson e April ha fatto veramente da leit motiv dell'ultimo anno e mezzo (almeno a livello emotiv-televisiv-serial-narrativo). Quasi quanto le faccende degli Stark e il destino di John Snow (sì, ho detto "quasi" perché non mi sono rincoglionito del tutto).

Però ragazzi, e soprattutto ragazze.. Che storia! Cioè: Shonda di fantasia ne ha messa proprio poca per confezionare questa scena:



Di più ne ha messa a confezionare quello che succede dopo, una quindicina di puntate dopo, ma se non avete visto la serie non sto a spoilerare.

In ogni caso: l'idiozia di questo gesto sta tutto nel gesto che fa Karev (altro grande personaggio di questo melodramma in sala ospedaliera, che reputo il preferito di tutta la serie), così come l'idiozia di dover attendere un matrimonio per fare tutto 'sto casino.

In ogni caso: perché annoverare nella Trilogia delle Cose Belle questa parodia dell'amore reale, considerando che la prima puntata l'ho dedicata a una cosa bella?

Perché in fondo fa stare bene. Perché tutti noi almeno una volta avremmo voluto fare il gesto pizza e distruggere un matrimonio altrui (in senso figurato, intendo), sparigliando le carte che sembravano già distribuite in favore della nostra partita.

Io non credo che ci sarei mai riuscito, e secondo me ha fatto fatica pure Jesse Williams a intepretare la parte, anche perché la reazione dello sposo potrebbe esser alquanto risentita (anche nella finzione. Fosse capitato a me penso che sarebbe rimasta cenere).

Fatto poi per una su cui nessuno avrebbe puntato 10 centesimi, e che invece come il buon vino passano le stagioni ma si conferma "bella & brava", per usare una definizione politically correct.

Secondo me, Jackson e April insieme fanno una coppia da '90. E tutto il tempo che passano insieme, ti ricordi come hanno smosso mari e monti per starci, insieme, quindi ti senti rinfrancato, che l'amore è figo ed è di chi combatte, e tutte quelle frasi motivazionali che rimangono impresse soprattutto quando sei lasciato e quando devi provarci con una/o che ti piace.

Quindi niente, a me questa roba tutto sommato è piaciuta talmente tanto che, oltre che ammorbare le mie serate dedicate alle serie TV (una delle tante dedicate a), ho pensato fosse giusto lasciare qui.

Nella terza parte torno normale e vi racconto una roba un po' più di livello, ma ora lasciatemi fare la peppia per un po'.




giovedì, settembre 17, 2015

Matt - Trilogia delle Cose Belle/1



Non scrivo più tanto sul blog. Credo che la colpa stian nel fatto che non leggo abbastanza, e quindi non riesca ad avere lo spunto creativo per lasciarmi da parte qualche parola da ficcare qui.

In compenso, ho ritrovato il piacere di riscoprire delle cose che mi hanno emozionato: che non sono necessariamente cose serie, eh, intendiamoci, non pensate a poesie della Dickinson o foto di Avedon, per carità sono tutte cose belle e lo sappiamo, però pensavo a cose più semplici, tipo quelle che per caso ti capitano sotto mano alle 16:32 di un giorno feriale e ti svoltano la giornata.

Dato che di cose così ce ne sono migliaia nella vita di ognuno, ho pensato di selezionarne tre, che lascio qui, a disposizione di chi si senta per un attimo spaesato e abbia voglia di sentirsi a casa, o in compagnia di chi ama, o insieme agli amici, o al mare, o a fare l'amore (no questo no, lo direbbe Fabio Volo, cazzo), oppure a grigliare, a fumarsi un cannone e a suonare la chitarra, a bersi un bicchiere di vino con il nonno, a giocare a pallone al campo e fare goal, e nuotare e mangiare o pregare.

La prima cosa che oggi vi proporrò è questo video, di tre anni fa.

Matt Harding aveva già girato altri video simili, nel 2006 e nel 2008. Il primo fece 19 milioni di visualizzazioni, il secondo una quarantina abbondante.

Il terzo, questo, ne fece 16.

Rispetto agli altri il copione non cambia graché: Matt gira tutti i paesi del mondo, si riprende mentre fa il suo balletto, e la gente del luogo balla con lui.

Posto che probabilmente nella realizzazione dei tre video, Matt ha girato praticamente tutto il mondo (ma TUTTO, senza scherzi), la cosa che rimane è che l'umanità tutto sommato è un grande ammasso di gioia, quando ne prende coscienza. E che tutto sommato, è bello riscoprire il piacere di divertirsi per fare una roba che lasci solo un messaggio, che poi è quello che dice Matt nella description del video:

"This video was made without a sponsor. I don't need you to buy anything. Just remember we need to take care of each other.".

Rispetto agli altri che ha realizzato Matt, questo lo preferisco per l'ultima scena. Una scena in cui mi rispecchio ogni giorno, insieme alle persone che amo di più. Quella situazione, il momento ripreso nel video dico, lo voglio prendere come un modo di vivere, e non come un gesto che occupi più di quattro secondi e mezzo. Il sentirsi liberi di far diventare un cortile, un salotto o un balcone una pista da ballo, una sala giochi sana (non quelle con le slot machine che piacciono ai nostri governi) o forse sarebbe meglio chiamarla ludoteca, una biblioteca, una piazza. E lì ballare, mangiare, ridere, scherzare, insieme appunto con le persone che si amano: proprio come capita a me, ogni giorno.

Figo no? E no, non è perbenismo, o fighettismo, o sognatorismo, questa roba meravigliosa è realtà ed è qui, lì, già ora. Anche la felicità lo è, ma lei è stronza, fa sempre finta di non esserci quindi non la si sente neanche quando c'è.

Bravo Matt, e grazie per questo video: se vuoi combinare a Torino di farti un balletto, conta su di me.

E a voi, questa è la prima cosa bella che ho deciso di raccontarvi.

Fra un po', la seconda.



mercoledì, agosto 19, 2015

Quando non so che cazzo fare, apro un blog - Life in Technicolor part 237


 La normativa della policy per i Cookie "sucks".

Però è servita per scaricarmi un po' di materiale da smanettone che mi ha fatto venir voglia di:
a) far rivivere questo diario, che anche se ha più di 10 anni alla fin fine un po' gli voglio sempre bene.
b) farmi riscattare una molla mai sopita dallo scorso anno.

Dovete sapere che quando non so che cazzo fare apro un blog.
Ne ho aperto uno per scudetto, uno dedicato a un personaggio che amo molto che è anche la mia identità segreta online, uno ai nostri amici politici, uno al lavoro precario, uno solo fotografico, uno su Tumblr che ogni tanto uso ancora, e chissà quanti altri ancora.

L'anno scorso invece ne ho aperto uno che si chiama "Caro, devo dirti una cosa", e parla di come sono entrato nel magico club dei PADRI.

Io sono un papà, cazzo, da quasi un anno, e allora una delle cose che più mi sembrava giusto fare, perché sono un padre ma nel mio DNA i geni del nerd testa di minchia rimangono, era aprire un blog dedicato.

La URL ve l'ho linkata di sopra.
Vediamo se avrò voglia di portarlo avanti, o se finirà come quelli che vi ho citato.
Tenete conto che essere padre è MOLTO, MOLTO IMPEGNATIVO, quindi potrei non scriverci sempre. Però ci proverò.
Vediamo come andrà.

Ah, il Diario non lo chiudo.

Alla fine può anche chiudersi da solo, quando chiuderanno l'internet (dovevano già chiuderlo quando qualcuno ha condiviso questa foto:


però è ancora aperto, quindi dobbiamo aspettare l'apocalisse nucleare o che inventino un nuovo media e Internet faccia la fine di FriendFeed).

Quindi, ci si vede di là.


giovedì, aprile 23, 2015

La Lontananza - Life in Technicolor part 236

Succede che ad un certo punto arriva il momento di dire una cosa, una cosa soltanto, e allora ti serve il posto per farlo.
Facebook? No, troppi poser.
Twitter? Troppo poco di spazi.
Al vento? Forse.

Ecco che allora viene comodo avere un blog.

Io con il blog ho cambiato il mio rapporto, nel senso che se prima lo bazzicavo praticamente quotidianamente oggi lo uso con il contagocce, ci passo poco e quel poco che ci staziono cerco di farlo con un rispetto assoluto.

Perché qui c'è la scrittura, che è la cosa più preziosa che ho: ed è questo, che oggi ho bisogno di dire. Però, appunto, qui ho smesso di passarci.

Il motivo non l'ho avuto ben chiaro, fino a ieri, quando mi è capitato di dire ad alta voce che negli ultimi anni ho scritto solo una storia. Solo una. Sottolineando come siano due anni che non scriva, sul serio.

(NB non me ne voglia, Alberto: ma parlo di scrittura intesa come Narrazione.
Sono comunque orgoglioso di Content Evolution e degli altri libri, per dire
).


Inizio momento ignoranza
Per qualcuno questo sarà un bene. Non mi importa tanto che possano criticare la mia scrittura, ma credo non si possa entrare nell'intimità di nessuno per dire che sia un bene che questa non si concretizzi. Se ti fa cagare una cosa non leggerla, dico io: ma non rompere il cazzo con le tue pose, le tue critiche stilistiche, la tua presunzione, dicendo che è meglio per la scrittura stessa che qualcuno non scriva. Eccheccazzo, chi sei tu, Proust?
Fine momento ignoranza


Dicevo, è stata una presa di coscienza forte. 
Perché non ho saputo, ad esempio, regalare a nessuno attraverso una storia, attraverso le parole, attraverso un testo, le cose meravigliose che negli ultimi anni mi sono capitate. E anche le cose più difficili, certo.

Questo passaggio fondamentale, nella frase che citavo, mi ha fatto capire che per certi versi siano stati anni di ricerca, in cui sono state due le cose su cui, silenziosamente, ho lavorato.

Lo sguardo, e la voce.
Il modo di vedere le cose, e il modo di dirle.

Due ingredienti fondamentali, non soltanto nella scrittura ma nella vita di tutti i giorni, che determinano il cammino che ognuno intraprende.

Due spazi dimensionali che influenzano il modo di interfacciarsi al mondo, che nel mio caso sta mutando in una direzione che per anni non sono mai stato in grado di comprendere e di mettere in pratica.

Il silenzio. La riflessione. L'osservazione. La quiete.

La capacità di osservare e di sapersi allontanare, con la mente, cercando la pace. Una sorta di voglia di distanza dall'effimero, dall'apparenza, dall'immagine. La necessità di scappare da una confusione che ormai pervade tutto, dalla vita in ufficio ai modi di divertirsi, dai rapporti interpersonali basati il più delle volte sulla maldicenza, fino alla totale assenza di rispetto verso il mondo.

Sono scappato dalla scrittura perché, per certi versi, la amo così tanto da proteggerla anche dallo scrivere schifezze senza armonia. E ancora non so se sarei in grado di scrivere veramente, come quello sguardo e quella voce pretendono da me.

Perché solo loro ad avere la guida, nel raccontare. Solo loro a cui mi devo avvicinare, adesso.
E forse, anche grazie alla distanza che ci ha separato in questi anni, ora sono pronto a farlo.

Ecco. Questo è quello che avevo da dire, oggi.

Ora vediamo se sarà veramente il momento di ricominciare.




lunedì, dicembre 29, 2014

I buoni propositi. Come forse chiuderò il blog. Rimarrò sognatore anche se non sarò mai libraio (forse) - Life in Technicolor part 235

Scrivo meno sul blog perché, fondamentalmente, sono successe tante cose e probabilmente alcune manco immaginavo che sarebbero successe, quindi va bene così.

Non ho scritto nulla sul tema del mio 33esimo compleanno, che il mio anno del bomber (il 32esimo) si sia concluso con un primo premio in classifica cannonieri, che il 2014 sia stato un anno che oserei dire di "formazione".

Ormai passo di qui talmente poco che anche io mi chiedo se tutto questo abbia un senso oppure no. 


Oggi a Torino c'è il sole. Da qualche giorno ho idea di stilare in due, tre punti massimo, usando due, tre parole massimo, ciò che mi aspetto per l'anno che verrà. Anche se i buoni propositi fondamentalmente non esistono, esistono solo gli obiettivi assunti a ragione di vita.

Se il 2014 è stato un anno, oserei dire, "di formazione", il 2015 vorrei diventasse un anno "di confermazione", passatemi il gioco di parole.

La confermazione in ruoli diversi che ho trovato sulla strada, in sogni diventati realtà, in ricordi lontani e vicini. In persone che sono passate, in persone che sono ancora qui, nelle persone che arriveranno, ci sono spazi per scrivere storie nuove e tante altre belle avventure da vivere, da solo e insieme a compagni di viaggio speciali.


Forse la confermazione passa dal lasciarsi alle spalle questo blog. Per un certo periodo anche abbastanza letto, per troppo tempo salotto buono solo per me. Va bene così, in fondo qui ho cercato solo una palestra e quel compito il Diario lo ha assolto bene.

Ma se il 2015 deve diventare l'anno "di confermazione", allora è tempo di guardarsi dentro e capire cosa sia giusto lasciarsi alle spalle e cosa no, per confermare ciò che è giusto e . Forse il blog, forse persone, forse situazioni, chissà. 


Rivivo in questi attimi una sensazione che ricordo bene, vivida, che provai una mattina di inizio giugno del 2013. Avevo fatto amicizia via Facebook con una persona che leggeva questo blog, che poi decise di interrompere la nostra amicizia per svariate ragioni che non sto qui a raccontarvi. Però quella persona, quel mattino, riuscì a consigliarmi e farmi conoscere Zibba, un cantante che poi è andato anche a Sanremo.

Una sua canzone, Dove i sognatori son librai, mi piacque molto. Beh, quella mattina la ascoltai tantissimo, ripensando a cosa avevo lasciato alle spalle e chiedendomi cosa mi attendesse nei giorni a venire.

Nel testo, si recita:
"Le belle estati e le mattine
e scollinare senza fine
che dietro ai sogni non ci sia
soltanto fantasia
".

Ho avuto per tanto tempo il dubbio che dietro ci fosse solo fantasia. Mi sbagliavo. A volta c'è anche realtà. L'ho scoperto con il tempo, pur rimanendo più sognatore che libraio.

Le mie belle estati risuonano in quella canzone. Vivono nel caldo che faceva nei giorni del luglio 1992, la mia BMX che correva nelle strade periferiche di Nichelino nel primo pomeriggio alla ricerca di chissà cosa, con il dubbio che dietro alla realtà ci fossero anche dei limiti.

Oggi è inverno, attendo l'anno che arriva sperando sia quello della "confermazione". Orgoglioso del mio esser sognatore. Consapevole che forse sta arrivando il tempo di chiudere questo blog, e con lui un capitolo della mia vita, provando a diventare anche libraio.

Vedremo. Nell'attesa, suonerò un po' con i #LaRochelle in vista del concerto-reading del 21 marzo a CasaMAD. Poi vediamo.

Buon 2015.








giovedì, novembre 27, 2014

I bilanci dell'Anima non si fanno in Excel - Life in Technicolor part 234

Io che da sempre odio Excel, reputerei molto strano provare a stilare un bilancio, sia esso per quantificare lo stato dell'economia domestica o delle finanze personali, con questo meraviglioso software.

Schiere di persone ragionano con questo bellissimo programma, e io per questo le ammiro. Io che non ho ben chiaro ancor oggi perché a volte la Sommatoria funzioni, e in altri casi no, osservo chi è in grado di muoversi con agilità fra cellette, righe e colonne, talvolta realizzando splendidi istogrammi e Gantt articolatissimi, con l'uso sapiente di tutte le opzioni che questo speciale strumento offre.

Che meraviglia.

Ne sono affascinato, eppure continuo a pensare di non voler imparare a usarlo come fanno tanti bravi amici e colleghi.

Perché?

Le cose funzionano molto spesso come un file excel e io francamente non ho idea se mi piaccia, così.

Preferirei che le cose fossero una specie di file word, ma la metafora della pagina bianca tutta da scrivere, francamente, ha ampiamente smembrato i maroni.

Così come eviterei accuratamente il powerpoint. E non è una questione di sistema operativo, credetemi.

Diciamo che sono mesi che comincio a rivalutare la faccenda della mano libera. Io che ho la calligrafia di una gallina e continuo a non sapere cosa sia un logaritmo.

Tanto per fare i bilanci e i budget non serve tanto. Alla peggio una divisione, e pazienza se i numerini non verranno proprio incolonnati benissimo.

PS: Non passo tanto da queste parti, è vero. Più di due mesi, era da un bel po' che non capitava. Comunque, già che ci siamo: i prossimi mesi saranno incasinati per varie ragioni, nel caso vi anticipo che il 10 dicembre dovrei essere al Circolo SUD di Torino per la seconda edizione di Voci della Città, mentre preparatevi perché il 21 marzo 2015 (data da confermare ma tendenzialmente sarà quella) tornano i #LaRochelle dopo il grande successo di Gran Tour (allego anche un link che parla dei #LaRochelle, fra le altre cose), come al solito nel più bel locale di Torino. Quindi niente, nel caso ci si vede lì.






martedì, settembre 23, 2014

Il lunedì sera a Torino - Un racconto 92

C'è che il lunedì sera in piazza San Carlo hanno montato un'installazione fatta a forma di X, dove per ogni lato c'è uno su un pilone, che legge.

Intorno, venti persone sparse in tutta la piazza.

Che sapore ha il tuo lunedì, Torino?

L'ho sempre immaginato uguale a quello dei bar dove si ritrovano gli uomini soli a bere un drink, da bambino pensavo stessero tutti quei bar, su corso Massimo, in quel palazzone grande che è di fronte a Torino Esposizioni, chissà perché proprio lì.

Quei bar dove gli uomini arrivano con lo spolverino e si siedono sugli sgabelli alti che le gambe non toccano terra, e mentre bevono hanno paura di tornare a casa perché saranno da soli. A quegli uomini soli cui, al lunedì sera, vien voglia di piangere ma non piangono, perché sono uomini e gli adulti non piangono.

Ecco qui, questo cielo che non minaccia più pioggia d'autunno, c'è via Roma che è molto sgombra e le luci del Lux sono grandi, la gente di Torino al lunedì sera va al Lux a vedere i film, perché costa meno.

Quell'installazione in piazza San Carlo rimane sempre senza pubblico, e via Roma rimane sempre senza passanti, e mentre un po' il Lux si riempie c'è piazza Castello che rimane un po' più viva, come gli amori di gioventù che non muoiono ma vivono in silenzio e non si dicono più ad alta voce, perché se escono dalla gioventù poi spariscono sul serio.

La gente passa e il semaforo si fa rosso, e il lunedì sera diventa quasi accogliente, e chissà dove sono finiti gli uomini soli che immaginavo da bambino, anche se cammino da solo e un po' sono come loro, anche se non bevo in un bar immaginato su corso Massimo e non ho lo spolverino e non ho voglia di piangere.

E Torino è rimasta silenziosa, mentre hanno montato l'installazione e via Roma e il Lux sono sempre lì e piazza Castello è sempre uguale.

E poi io, e chissà quanti altri, e chissà quanti amori.

Sono solo sogni, a Torino. Il lunedì sera, che è sempre un po' così da viversi, ma se sai dove stai andando, poi non è tanto male.