mercoledì, agosto 19, 2015

Quando non so che cazzo fare, apro un blog - Life in Technicolor part 237


 La normativa della policy per i Cookie "sucks".

Però è servita per scaricarmi un po' di materiale da smanettone che mi ha fatto venir voglia di:
a) far rivivere questo diario, che anche se ha più di 10 anni alla fin fine un po' gli voglio sempre bene.
b) farmi riscattare una molla mai sopita dallo scorso anno.

Dovete sapere che quando non so che cazzo fare apro un blog.
Ne ho aperto uno per scudetto, uno dedicato a un personaggio che amo molto che è anche la mia identità segreta online, uno ai nostri amici politici, uno al lavoro precario, uno solo fotografico, uno su Tumblr che ogni tanto uso ancora, e chissà quanti altri ancora.

L'anno scorso invece ne ho aperto uno che si chiama "Caro, devo dirti una cosa", e parla di come sono entrato nel magico club dei PADRI.

Io sono un papà, cazzo, da quasi un anno, e allora una delle cose che più mi sembrava giusto fare, perché sono un padre ma nel mio DNA i geni del nerd testa di minchia rimangono, era aprire un blog dedicato.

La URL ve l'ho linkata di sopra.
Vediamo se avrò voglia di portarlo avanti, o se finirà come quelli che vi ho citato.
Tenete conto che essere padre è MOLTO, MOLTO IMPEGNATIVO, quindi potrei non scriverci sempre. Però ci proverò.
Vediamo come andrà.

Ah, il Diario non lo chiudo.

Alla fine può anche chiudersi da solo, quando chiuderanno l'internet (dovevano già chiuderlo quando qualcuno ha condiviso questa foto:


però è ancora aperto, quindi dobbiamo aspettare l'apocalisse nucleare o che inventino un nuovo media e Internet faccia la fine di FriendFeed).

Quindi, ci si vede di là.


giovedì, aprile 23, 2015

La Lontananza - Life in Technicolor part 236

Succede che ad un certo punto arriva il momento di dire una cosa, una cosa soltanto, e allora ti serve il posto per farlo.
Facebook? No, troppi poser.
Twitter? Troppo poco di spazi.
Al vento? Forse.

Ecco che allora viene comodo avere un blog.

Io con il blog ho cambiato il mio rapporto, nel senso che se prima lo bazzicavo praticamente quotidianamente oggi lo uso con il contagocce, ci passo poco e quel poco che ci staziono cerco di farlo con un rispetto assoluto.

Perché qui c'è la scrittura, che è la cosa più preziosa che ho: ed è questo, che oggi ho bisogno di dire. Però, appunto, qui ho smesso di passarci.

Il motivo non l'ho avuto ben chiaro, fino a ieri, quando mi è capitato di dire ad alta voce che negli ultimi anni ho scritto solo una storia. Solo una. Sottolineando come siano due anni che non scriva, sul serio.

(NB non me ne voglia, Alberto: ma parlo di scrittura intesa come Narrazione.
Sono comunque orgoglioso di Content Evolution e degli altri libri, per dire
).


Inizio momento ignoranza
Per qualcuno questo sarà un bene. Non mi importa tanto che possano criticare la mia scrittura, ma credo non si possa entrare nell'intimità di nessuno per dire che sia un bene che questa non si concretizzi. Se ti fa cagare una cosa non leggerla, dico io: ma non rompere il cazzo con le tue pose, le tue critiche stilistiche, la tua presunzione, dicendo che è meglio per la scrittura stessa che qualcuno non scriva. Eccheccazzo, chi sei tu, Proust?
Fine momento ignoranza


Dicevo, è stata una presa di coscienza forte. 
Perché non ho saputo, ad esempio, regalare a nessuno attraverso una storia, attraverso le parole, attraverso un testo, le cose meravigliose che negli ultimi anni mi sono capitate. E anche le cose più difficili, certo.

Questo passaggio fondamentale, nella frase che citavo, mi ha fatto capire che per certi versi siano stati anni di ricerca, in cui sono state due le cose su cui, silenziosamente, ho lavorato.

Lo sguardo, e la voce.
Il modo di vedere le cose, e il modo di dirle.

Due ingredienti fondamentali, non soltanto nella scrittura ma nella vita di tutti i giorni, che determinano il cammino che ognuno intraprende.

Due spazi dimensionali che influenzano il modo di interfacciarsi al mondo, che nel mio caso sta mutando in una direzione che per anni non sono mai stato in grado di comprendere e di mettere in pratica.

Il silenzio. La riflessione. L'osservazione. La quiete.

La capacità di osservare e di sapersi allontanare, con la mente, cercando la pace. Una sorta di voglia di distanza dall'effimero, dall'apparenza, dall'immagine. La necessità di scappare da una confusione che ormai pervade tutto, dalla vita in ufficio ai modi di divertirsi, dai rapporti interpersonali basati il più delle volte sulla maldicenza, fino alla totale assenza di rispetto verso il mondo.

Sono scappato dalla scrittura perché, per certi versi, la amo così tanto da proteggerla anche dallo scrivere schifezze senza armonia. E ancora non so se sarei in grado di scrivere veramente, come quello sguardo e quella voce pretendono da me.

Perché solo loro ad avere la guida, nel raccontare. Solo loro a cui mi devo avvicinare, adesso.
E forse, anche grazie alla distanza che ci ha separato in questi anni, ora sono pronto a farlo.

Ecco. Questo è quello che avevo da dire, oggi.

Ora vediamo se sarà veramente il momento di ricominciare.




lunedì, dicembre 29, 2014

I buoni propositi. Come forse chiuderò il blog. Rimarrò sognatore anche se non sarò mai libraio (forse) - Life in Technicolor part 235

Scrivo meno sul blog perché, fondamentalmente, sono successe tante cose e probabilmente alcune manco immaginavo che sarebbero successe, quindi va bene così.

Non ho scritto nulla sul tema del mio 33esimo compleanno, che il mio anno del bomber (il 32esimo) si sia concluso con un primo premio in classifica cannonieri, che il 2014 sia stato un anno che oserei dire di "formazione".

Ormai passo di qui talmente poco che anche io mi chiedo se tutto questo abbia un senso oppure no. 


Oggi a Torino c'è il sole. Da qualche giorno ho idea di stilare in due, tre punti massimo, usando due, tre parole massimo, ciò che mi aspetto per l'anno che verrà. Anche se i buoni propositi fondamentalmente non esistono, esistono solo gli obiettivi assunti a ragione di vita.

Se il 2014 è stato un anno, oserei dire, "di formazione", il 2015 vorrei diventasse un anno "di confermazione", passatemi il gioco di parole.

La confermazione in ruoli diversi che ho trovato sulla strada, in sogni diventati realtà, in ricordi lontani e vicini. In persone che sono passate, in persone che sono ancora qui, nelle persone che arriveranno, ci sono spazi per scrivere storie nuove e tante altre belle avventure da vivere, da solo e insieme a compagni di viaggio speciali.


Forse la confermazione passa dal lasciarsi alle spalle questo blog. Per un certo periodo anche abbastanza letto, per troppo tempo salotto buono solo per me. Va bene così, in fondo qui ho cercato solo una palestra e quel compito il Diario lo ha assolto bene.

Ma se il 2015 deve diventare l'anno "di confermazione", allora è tempo di guardarsi dentro e capire cosa sia giusto lasciarsi alle spalle e cosa no, per confermare ciò che è giusto e . Forse il blog, forse persone, forse situazioni, chissà. 


Rivivo in questi attimi una sensazione che ricordo bene, vivida, che provai una mattina di inizio giugno del 2013. Avevo fatto amicizia via Facebook con una persona che leggeva questo blog, che poi decise di interrompere la nostra amicizia per svariate ragioni che non sto qui a raccontarvi. Però quella persona, quel mattino, riuscì a consigliarmi e farmi conoscere Zibba, un cantante che poi è andato anche a Sanremo.

Una sua canzone, Dove i sognatori son librai, mi piacque molto. Beh, quella mattina la ascoltai tantissimo, ripensando a cosa avevo lasciato alle spalle e chiedendomi cosa mi attendesse nei giorni a venire.

Nel testo, si recita:
"Le belle estati e le mattine
e scollinare senza fine
che dietro ai sogni non ci sia
soltanto fantasia
".

Ho avuto per tanto tempo il dubbio che dietro ci fosse solo fantasia. Mi sbagliavo. A volta c'è anche realtà. L'ho scoperto con il tempo, pur rimanendo più sognatore che libraio.

Le mie belle estati risuonano in quella canzone. Vivono nel caldo che faceva nei giorni del luglio 1992, la mia BMX che correva nelle strade periferiche di Nichelino nel primo pomeriggio alla ricerca di chissà cosa, con il dubbio che dietro alla realtà ci fossero anche dei limiti.

Oggi è inverno, attendo l'anno che arriva sperando sia quello della "confermazione". Orgoglioso del mio esser sognatore. Consapevole che forse sta arrivando il tempo di chiudere questo blog, e con lui un capitolo della mia vita, provando a diventare anche libraio.

Vedremo. Nell'attesa, suonerò un po' con i #LaRochelle in vista del concerto-reading del 21 marzo a CasaMAD. Poi vediamo.

Buon 2015.








giovedì, novembre 27, 2014

I bilanci dell'Anima non si fanno in Excel - Life in Technicolor part 234

Io che da sempre odio Excel, reputerei molto strano provare a stilare un bilancio, sia esso per quantificare lo stato dell'economia domestica o delle finanze personali, con questo meraviglioso software.

Schiere di persone ragionano con questo bellissimo programma, e io per questo le ammiro. Io che non ho ben chiaro ancor oggi perché a volte la Sommatoria funzioni, e in altri casi no, osservo chi è in grado di muoversi con agilità fra cellette, righe e colonne, talvolta realizzando splendidi istogrammi e Gantt articolatissimi, con l'uso sapiente di tutte le opzioni che questo speciale strumento offre.

Che meraviglia.

Ne sono affascinato, eppure continuo a pensare di non voler imparare a usarlo come fanno tanti bravi amici e colleghi.

Perché?

Le cose funzionano molto spesso come un file excel e io francamente non ho idea se mi piaccia, così.

Preferirei che le cose fossero una specie di file word, ma la metafora della pagina bianca tutta da scrivere, francamente, ha ampiamente smembrato i maroni.

Così come eviterei accuratamente il powerpoint. E non è una questione di sistema operativo, credetemi.

Diciamo che sono mesi che comincio a rivalutare la faccenda della mano libera. Io che ho la calligrafia di una gallina e continuo a non sapere cosa sia un logaritmo.

Tanto per fare i bilanci e i budget non serve tanto. Alla peggio una divisione, e pazienza se i numerini non verranno proprio incolonnati benissimo.

PS: Non passo tanto da queste parti, è vero. Più di due mesi, era da un bel po' che non capitava. Comunque, già che ci siamo: i prossimi mesi saranno incasinati per varie ragioni, nel caso vi anticipo che il 10 dicembre dovrei essere al Circolo SUD di Torino per la seconda edizione di Voci della Città, mentre preparatevi perché il 21 marzo 2015 (data da confermare ma tendenzialmente sarà quella) tornano i #LaRochelle dopo il grande successo di Gran Tour (allego anche un link che parla dei #LaRochelle, fra le altre cose), come al solito nel più bel locale di Torino. Quindi niente, nel caso ci si vede lì.






martedì, settembre 23, 2014

Il lunedì sera a Torino - Un racconto 92

C'è che il lunedì sera in piazza San Carlo hanno montato un'installazione fatta a forma di X, dove per ogni lato c'è uno su un pilone, che legge.

Intorno, venti persone sparse in tutta la piazza.

Che sapore ha il tuo lunedì, Torino?

L'ho sempre immaginato uguale a quello dei bar dove si ritrovano gli uomini soli a bere un drink, da bambino pensavo stessero tutti quei bar, su corso Massimo, in quel palazzone grande che è di fronte a Torino Esposizioni, chissà perché proprio lì.

Quei bar dove gli uomini arrivano con lo spolverino e si siedono sugli sgabelli alti che le gambe non toccano terra, e mentre bevono hanno paura di tornare a casa perché saranno da soli. A quegli uomini soli cui, al lunedì sera, vien voglia di piangere ma non piangono, perché sono uomini e gli adulti non piangono.

Ecco qui, questo cielo che non minaccia più pioggia d'autunno, c'è via Roma che è molto sgombra e le luci del Lux sono grandi, la gente di Torino al lunedì sera va al Lux a vedere i film, perché costa meno.

Quell'installazione in piazza San Carlo rimane sempre senza pubblico, e via Roma rimane sempre senza passanti, e mentre un po' il Lux si riempie c'è piazza Castello che rimane un po' più viva, come gli amori di gioventù che non muoiono ma vivono in silenzio e non si dicono più ad alta voce, perché se escono dalla gioventù poi spariscono sul serio.

La gente passa e il semaforo si fa rosso, e il lunedì sera diventa quasi accogliente, e chissà dove sono finiti gli uomini soli che immaginavo da bambino, anche se cammino da solo e un po' sono come loro, anche se non bevo in un bar immaginato su corso Massimo e non ho lo spolverino e non ho voglia di piangere.

E Torino è rimasta silenziosa, mentre hanno montato l'installazione e via Roma e il Lux sono sempre lì e piazza Castello è sempre uguale.

E poi io, e chissà quanti altri, e chissà quanti amori.

Sono solo sogni, a Torino. Il lunedì sera, che è sempre un po' così da viversi, ma se sai dove stai andando, poi non è tanto male.


mercoledì, settembre 03, 2014

Mi piacerebbe che l'11 settembre tutti dicano #GivePeaceAChance - Life inTechncolor part 233



Non so voi, ma io in questi giorni sto pensando di continuo alla guerra.

Ucraina e Iraq, oltre a Gaza, e la guerra ad Ebola, e gli embarghi e le frontiere chiuse e tutto il resto.
Ci penso mentre cammino per andare al lavoro e quando torno a casa e mangio. Quando ovviamente ascolto i tg, e quando parlo con i miei amici. E quando penso al futuro, cazzo, mi chiedo a cosa pensino quelli che con tanta elasticità tipo mettono 4000 uomini ad esercitarsi alla guerra in Estonia, o chi invade un paese per chissà quali motivi.


Più divento vecchio più comincio a pensare che la guerra sia stupida. Sarà che crescendo si matura, o che si ha più paura per i propri cari: però è così, che la vedo. La sento più vicina, mi pare che invece che progredire si stia arretrando, che si respiri l'aria che si respira allo stadio, quella della gente che ha voglia di picchiarsi e freme per tirare qualche sganassone.


Allora ho pensato di fare una cosa, che non so se servirà, però io la faccio e pazienza se sarò il solo.
Sarebbe figo che un giorno, online, tutti dicessero qualcosa a favore della pace, e la dicessero insieme, come se fosse una specie di manifestazione dal vivo, solo fatta su Internet.

Il giorno che ho pensato è il prossimo 11 settembre, che è una data simbolo perché quel giorno è cominciata una guerra vera che forse non è mai finita da allora.

Ecco, proprio in quel giorno incollerò una roba qui e lì: su facebook, sul mio blog, su Instagram, e lo dirò anche a voce, alle persone che incontrerò e ovunque potrò.

Sapete cosa ho scelto io? Questo:


"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."
(Art. 11 della Costituzione Italiana, entrata in vigore il primo gennaio 1948).

Non è originale, lo so. Però mio nonno ha combattuto per questa Costituzione contro la tirannia della dittatura, ma soprattutto contro la sofferenza della guerra. Chi ha combattuto lo ha fatto anche perché fosse l'ultima volta che si combattesse. Credo che sia una roba che dovrebbe essere stampato nella testa di tutti, in primis di chi ci governa.

Sarebbe figo che ognuno incollasse nel posto che preferisce della Rete un qualcosa che ricordi che la guerra fa cagare.

Farò questa roba qui, firmando con un hashtag anch'esso banale, ma abbastanza efficace:
#GivePeaceAChance
.

Ecco. Io farò così.
Se vi va fatelo anche voi.


E, nella pratica, portate pace ovunque. La pace inizia quando dal vicino che non mandate a 'fanculo, ma che provate a comprendere.

Vediamo se funziona.



giovedì, agosto 28, 2014

La mia scarsa sopportazione all'arroganza del presunto intellettuale - Life in Technicolor part 232

Nella foto, un vero intellettuale.
Stamane leggevo come ogni mattina una serie di post su un gruppo di Facebook dedicato al cinema. Un utente aveva postato un suo parere su un regista italiano molto noto e molto capace, che risultava essere oggettivamente discutibile nel giudizio verso alcune pellicole del suddetto regista, ma abbastanza propositivo verso gli altri utenti per alimentare un dibattito.

Mi ha colpito come di tutta la staffilata di commenti lasciati dagli altri membri del gruppo, alcuni avessero non tanto un filo di sarcasmo, quanto fossero intrisi di spocchia, arroganza, saccenza, e ovviamente intolleranza nei confronti del malcapitato, apostrofato come ignorantone e poco competente.

Fra gli altri, addirittura c'era chi invitava altri a smettere di andare a votare, come a dire "Non ne hai il diritto visto ciò che sostieni".

Ragionamento che più volte ho sentito fare, nella mia esperienza, quello del togliere il diritto di voto perché considerati inferiori.

Ricordo in particolare un mio compagno di master, figlio di alti papaveri super ricchi, il quale sosteneva la superiorità conclamata dei ricchi rispetto ai poveri e la necessità di limitare il voto a pochi "superelettori" preparati culturalmente, in grado quindi di operare nella cabina elettorale con più attenzione rispetto ai cittadini considerati inferiori.


Inutile specificare che sia i soloni del gruppo di Facebook che ho citato poc'anzi che il mio compagno di master si proclamassero convintamente di sinistra, quella sinistra dei salotti buoni del tipo siamo tutti compagni ma io sono più compagno di voi e quindi posso giudicarvi.

Ahimè, una sinistra che fodera la maggior parte delle sedie del maggior partito della sinistra italiana e che, negli ultimi anni, complice l'esplosione di facoltà come il DAMS, la mia Scidecom e Psicologia, ha assunto il potere delle correnti di pensiero della mia generazione.


Posto che non ho la minima idea di come ci si possa considerare contemporaneamente di sinistra e sostenere la selettività dell'avente diritto di voto in base a criteri arbitrariamente predefiniti, posto che non vuole essere un discorso limitato a quelli che si dicono di sinistra anche se - ahimè - sono la maggioranza, stamattina dopo aver letto quei commenti così assurdamente sarcastici e provocatori, carichi di supponenza, ho ripensato a quel mio compagno di master e a tutte le persone del genere che ho conosciuto nel mio intercedere, direttamente o indirettamente, ed ecco che prepotente è emerso il fervente desiderio di SPARARE A 'FANCULO QUESTI CAZZO DI PRESUNTI INTELLETTUALI (di sinistra o di destra che siano, in fondo non è neanche politica questa roba qui) con tutte le mie forze.

Penso tutto il male possibile di queste persone.

Penso tutto il male possibile
di queste persone e delle loro pose del cazzo, della loro cultura che arriva anche grazie alla società che volente o nolente è mantenuta dai poco acculturati che tanto deridono. Penso tutto il male possibile della loro superbia, della loro spocchia, mantenuta il più delle volte da una protezione artificiosa, da uno scorta se sono senatori o sindaci, dalla  caparbietà del non affrontare a viso aperto chi insultano (andate a dire in faccia a un manovale che è inferiore, cari intellettuali, rimanendo tanto saldi quanto siete dietro una tastiera quando il manovale vi tritura di pugni).
 

Penso tutto il male possibile della loro fastidiosa saccenza. Sono loro che limitano il progresso verso l'alto del paese e del mondo in generale, perché se tutti fossero condotti verso l'alto invece che verso il basso, la loro superiorità non sarebbe immaginabile, oltre che sfoggiabile. Penso che queste persone non siano intellettuali nel verso senso della parola, perché chi pensa e conosce è pronto a scendere a patti con il dialogo, è pronto a parlare, è pronto a condividere la propria conoscenza, senza fregiarsi con essa di un presunta superiorità che, appunto, è presunta.

Queste persone hanno tante nozioni, ma non hanno cultura. Ed è forse questo uno dei drammi più grandi del nostro tempo: il non rendersi conto di questa piccola grande differenza.