sabato, aprile 16, 2005

Eccomi qui!








1 commento:

Fra ha detto...

Ieri sera sono andato a vedere “In good company”. Dennis Quaid è veramente un grande attore, e il film, nonostante non mi ispirasse inizialmente, mi è piaciuto moltissimo. Una scena in particolare: in due momenti differenti, si vede uno dei protagonisti che fa jogging: la prima volta è in casa, su un tappeto scorrevole, con uno sfondo di mura e di immagini che frenetiche si susseguono su un monitor al plasma, posto sul muro alle sue spalle. La sua vita, fatta di ricchezza, è tutta racchiusa in quel correre chiuso in casa. La seconda volta, il ragazzo corre su una spiaggia, libero, con alle spalle un tramonto, come nelle migliori tradizioni poetiche. La sua vita, da plasticata in una ricchezza esagerata per i suoi anni, aveva preso un’altra piega: quella della serenità, della libertà genuina, senza costrizioni ne obblighi verso il resto del mondo.
Nella finzione, la metafora di quella corsa va a inserirsi alla perfezione nella ricerca della vera vita, di quella che viene pensata, sperata, sognata: ognuno cerca di correre, di lasciarsi alle spalle la malinconia di un’esistenza che viene percepita come non propria, non gustata appieno.
Chi aspira a vivere come Carter, il ragazzo del film, cerca una realtà che possa essere il giusto contenitore della sua esistenza: una realtà composta di persone, emozioni, sogni, e anche di difficoltà, perché sono loro che fanno amare la vita. Quando una vita è senza difficoltà, di essa non viene apprezzata l’intensità, la bellezza contenuta in tanti aspetti che, nonostante siano ciò che rendono bello il mondo, sono ignorati finché spariscono. Non vorrei scrivere banalità: vorrei che queste parole siano solo un modo per cominciare a dialogare con qualcuno come me, che vuole sentire fino in fondo il sapore di vivere. Vivere pienamente, vivere al massimo.
Lascio il blog perché è ora di dedicarmi alla mia tesi. Vivere vuol dire anche guadagnarsi la laurea… 
A domani.