sabato, maggio 07, 2005

Significati parte 2

Questa settimana non ho mai scritto sul blog di mia competenza…il mio piccolo diario virtuale è rimasto lindo perché, ebbene si, ho deciso di tenermi tutto dentro per poi scaricarci tutto all’ultimo.
Quel che ne esce è un quadro abbastanza mediocre: tesi quasi conclusa, ma anche tanti litigi e qualche piccola nota malinconia per una serata immaginata con un amico che non si vedeva da tanto tempo, e trascorsa con un numero imprecisato di persone sconosciute, mentre l’amico era chissà dove con una bellissima ragazza. Ed ecco che, in questo sabato mattina, mi ritrovo a progettare un pomeriggio di totale riflessione, da solo. Me ne vò al salone del libro, così mi distraggo un po’ e magari riesco anche a togliermi lo sfizio di vedere dal vivo Piero Chiambretti, che parla nella sala Gialla alle ore 16.
Chissà, forse sto ascoltando troppi A perfect circle e non so più perché non riesco a vivere come vorrei.. Vivere secondo regole – non regole, percependo al massimo ogni respiro, ogni emozione, e non provare mai quello che forse è il male di vivere maggiore: la solitudine. Facendo breccia in quel manto gommoso, forse la vita può trasparire, può lasciarsi penetrare dalla nostra volontà, facendosi finalmente concreta nelle nostre mani.. In quel caso, ogni paura diverrebbe solamente una scusa per mettersi nuovamente alla prova, perché tanto sai che.. non sei solo.
E invece è diffusa la profonda inquietudine della solitudine, della poca solidità dei rapporti umani, della fine ingloriosa dell’abbandono, in amore così nell’amicizia. Percepisco questa strana svagatezza nella mia mente, come una fine nebbiolina che copre le prime ore delle mattine di questa caldissima primavera: non riesco a mettere a fuoco ciò che sento, ciò che voglio, quale sia in fondo il modo migliore per sfruttare appieno questa meravigliosa occasione che ci è stata concessa, questa bella esperienza che si chiama vita. Ballare, scatenarsi, urlare, scene viste ripetutamente in quel dei Murazzi, la scorsa notte: mi par un mondo di plastica, racchiuso da metri di cellofan che non lasciando traspirare, indistintamente, uomini, donne, giovani, vecchi, cristiani, ebrei, mussulmani, bianchi ,negri, drogati, sani, alcolizzati, ninfomani, puttane, coglioni, annoiati, buttafuori, barman e barwoman (perché se una è donna è una barwoman, non un barman), spacciatori, malati di mente, poliziotti, porcari e chi più ne ha visti ne segni, perché la lista del mondo della notte, che segue più lo status di animale notturno che il divertimento, è molto lunga. Certo, anche a me piace divertirmi: ma come si fa a divertirsi in un posto dove non si sente neanche ciò che si pensa? Cogito ergo sum: penso quindi esisto, se non penso – o non sento ciò che penso – non esisto?
Punto di vista pessimistico, stamane: vorrei esserlo meno, perché talvolta la genuinità della vita la ritrovi anche solo su un disegnino sopra un pigiama, tipo un topolino che si lava la faccia: alla sua vista, torni per un attimo bambino/a, pensando “Quella tenerezza.. dov’è?”
Forse c’è ancora, dentro di noi. Vorrei tanto trovarla per far si che possa goderne nuovamente, senza lasciarla più. Riscoprire quella sensazione di benessere è forse uno dei significati che si possono reperire per tornare a vivere. Oggi, per oggi almeno, assaporerò il desiderio di tornare anche solo per un momento bambino: non è sindrome di Peter Pan, ma semplicemente di riscoprire la gioia senza sofisticazioni. Per oggi continuerò ad aspirare a vivere, domani, magari, vi riuscirò.
Ciao.
Fra

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