lunedì, febbraio 06, 2006

Camminando

Lo sbuffo colorato di nero odora l'aria di quell'acre sapore di gasolio bruciato. I rumori dei motori, le frenate della macchine, un clacson in lontananza. Le voci che si mescolano in un rindondare di timbri diversi.
I passi che si mischiano sullo scalino del bus, fermo alla fermata di fronte all'ospedale, lì, dove la ragazza con la pettorina verde distribuisce giornali gratuiti pieni di gossip e notizie agrogolci.

Una signora avvicina la sua borsa al braccio, impaurita da un marocchino imbronciato appoggiato alla pensilina. Gli autisti ridono rumorosamente, mentre i ritardatari della scuola salgono sul tram che segue il bus.
I bar sono pieni di gente in giacca e cravatta che fa colazione: un vecchio avvolto nel suo cappotto si appoggia sul bastone mentre, attento, osserva il semaforo cambiare colore dal rosso al verde.
La folla vive nelle pieghe della città, che pian piano si ritrova a vivere un'altra giornata di lavoro.

Joshua cammina verso il fiume. Passa il chiosco, quello aperto solo la domenica, chiuso nelle sue persiane dipinte di scritte sfocate; guarda il marciapiede pieno di cicche, osserva il continuo materializzarsi di piedi e di chiazze dell'ultima neve caduta in questo pazzo inverno. Una ragazza lo scruta mentre il suo passo rallenta: un incrocio di sguardi e tutto è già finito, il suo orizzonte è di nuovo l'altro lato della strada, quello dove siede una zingara ad elemosinare qualche soldino, lì dove c'è il parchimetro.

Attraversa la strada mentre gli altri guardano, tanto, si dice «Non passa nessuno». Il suo zaino segue i movimenti del suo corpo che accellera l'andatura. Il fruscio della stoffa è come la batteria di un gruppo jazz, che tiene un sottofondo sincopato, talvolta irregolare.

Il rumore delle tazzine si mischia all'odore di pizza scaldata e di polvere sollevata dalla persiana della libreria, quella con le grandi vetrine poste vicine alla farmacia ortopedica. Ora il sole illumina chiaramente la via piena di moto e auto che rumorose portano i propri conducenti da qualche altra parte. Joshua segue il proprio tragitto, quand'ecco il tabacchino spunta alla sua sinistra. Il ragazzo entra nell'esercizio vuoto. L'unico presente è il barbuto proprietario.

«Un pacco di Pall Mall light, quelle con il pacco blu scuro».
«3 euro e 10»
«Ecco a lei»
«Grazie e buongiorno»
«Buongiorno».

Una volta ogni due mattine la solita sinfonia. Fuma troppo, Joshua. Si accende una sigaretta che ogni tanto prova a far divenire l'ultima. Prova.

Il supermercato dell'angolo è sempre pieno di marocchini che mangiano e parlottano fra loro. Joshua li supera, ma non abbassa lo sguardo. Lui li guarda, e in loro non trova che tristezza, rabbia, forse un pò di superbia. Ma non cattiveria.

Un altro giovane con una pettorina rossa gli offre il giornale gratuito, un altro nome, un altra testata. Un cenno del capo e Joshua guarda già alle striscie pedonali di fronte a lui. Segue la linea del passaggio pedonale, non passa sulle aiuole ancora infangate dalla neve e dalla gelata notturna. Il fiume ora è lì, ad un passo, ed è lì che Joshua ogni mattina sente il freddo più intenso, quello che ti fa stringere nel giubbotto e nella sciarpa, che ti entra nei piedi quasi a non sentirli più.

Joshua devia la sua strada verso sinistra, ora l'ospedale è nascosto dal condominio che segna la cima della via. Il grigio palazzo di cemento e vetri oscurati di smog si erge davanti a sè. Ogni passo sente scivolare via la bellezza dell'aria del mattino, il sonno e il gusto della colazione che sa solo di caffè.

La porta dell'entrata ora è un passo, dopo le due deviazioni fra le traverse che uniscono i due corsi in cui si incastona il palazzo. L'ufficio lo aspetta, Joshua lo sa. Sa che dovrà lavorare ancora, dovrà aspettare ancora una decina di ore, prima di ripercorrere questa strada a ritroso per tornare al bus, per arrivare a casa.
Quando le luci dei lampioni illuminano quella via, non è più la stessa cosa. La fragranza degli odori della pizza e delle brioches lascia lo spazio solo alla lercia aria dei monovolumi che portano via dalla città questo o quel direttore d'azienda, il rumore delle tazzine ai clacson di chi a casa vuole arrivare prima degli altri.

Joshua si volta verso il cielo. L'azzurro è un colore bellissimo. Joshua immagina di prenderne un pezzo per sè, di infilarlo nel taschino dove tiene le sigarette, e rimetterlo al suo posto quando uscirà. Così si avvia al lavoro, mentre il lettore mp3 emette musica di Mark Knoppler, e intanto si dice: «Alla fine sono solo 9 ore». Già, alla fine sono solo 9 ore. Posted by Picasa

1 commento:

p_i ha detto...

Un ragazzino che stava camminando
per strada nella periferia sud di Milano è stato rapinato da tre coetanei che gli hanno portato via tutto ciò
che di valore aveva addosso, scarpe comprese. (...) dopo aver minacciato di tagliargli la faccia con un coltello
si sono fatti consegnare di tutto: il portafogli con 30 euro, il
cellulare, due zaini (uno con vestiario da calcio e uno con
libri e un lettore Mp3), e poi, non contenti, anche un giaccone
firmato e il paio di scarpe da tennis griffate che il ragazzo
aveva ai piedi. Il ragazzo, arrivato a casa terrorizzato e infreddolito, ha poi chiamato il 113.