giovedì, febbraio 02, 2006

Diario di un sogno


Mai sognare contro luce, mai vivere al rumore della Luna ciò che non durerà per sempre.

Perchè i sogni son materia anomala, impastati nelle più brulle impunite pieghe della mente. I sogni son desideri, talvolta son marci di malinconia, talvolta sono fuori dalla condizione di causa che solo la malasintonia della propria mente può rimarginare nelle ferite più sanguinanti.

Parole al vento muoiono nell'immediata schematica vitale soglia di perdizione, oltre quella barriera di lucidità che può racchiudersi oltre la barriera del suono come di una sonata di violino.

Pianoforti e oboe intonano canti allucinati di due sognatori persi nel vuoto della notte illuminata dalle stigmati dell'universo, le stelle.

Granelli di sabbia intingono la lucentezza dei capelli della donna vicino a me. Sdraiato guardo in alto ponendomi oltre ogni solitaria parvenza di utilità: siamo in due, io e lei, contro tutto e contro tutti, più belli e solerti che fermi nella bruttura dell'inutilità. E contrappongo, come solo io so fare, parole di dolcezza a baci intrisi di feroce, unico, eterno amore.

Tutto sta rinchiuso nella paura di sfuggire alla solida ragione dell'essere che si racchiude in una spiaggia, in una notte di estate calda come il cuore riarso dalla passione non corrisposta.

Lacrime di gioia o di dolcezza, chissa?!, recitano contro quello che è il copione più bello della mia vita. Il mio braccio intorno a te, ti stringo fermo nelle dune di questa linea di confine fra il sogno e l'innaturale realtà.

Ti chiedi se esisti e solo le mie labbra ti raccolgono dal quesito più lungo, solo il mio calore può scaldarti in quest'ora marchiata dalla nostalgia del presente che è già fuggiasco.

Ora i nostri corpi si intrecciano, si lasciano indietro le vecchie paure, siamo uni, siamo uniti, e le mie membra sono le tue membra, la mia anima è la tua anima. Sono ora una tua creatura, mentre infrango il mio bacino sul tuo bassoventre. Non è solo un gesto inconsulto, è il raggiungimento della pienezza, ciò che unisce il diritto di vivere al dovere di godere la vita.

Viviamo ora nel massimo fulgore, ora siamo io e te, ora e mai più moriremo e rinasceremo, trascinando con noi l'unica grande zona d'ombra del nostro amore.
Continuiamo ad assaggiare il rumore della Luna, l'unico rumore del cosmo a vivere nel silenzio di questa incredibile serie d'eventi.

Sto impazzendo, ora, perchè mai più ritornerà con te questo momento. Passerà, così come passi tu, come sei passata tu. Passerà fino ad estinguersi per sempre, come velocemente ho raggiunto l'apice.

Ora che tutto è concluso, solo ora credo che tu non ci sei più. Non capendo che sono io che ho offerto a te la mia dipartita. Esisti solo tu, esiste solo la tua esistenza. Sono aria, tu sei fuoco. Sono sparito con il buio della notte, son tornato nel luogo dove posso continuare a starti vicino.

Ora sono nel tuo mondo fantastico, le tue fantasie mi lasciano in vita. Sono stato con te il soglio di un attimo, sono rimasto finchè tu hai voluto. Hai aperto gli occhi, e oggi sono solo un raggio passato per un attimo intorno a te.
Ti ho volteggiato intorno fino a tornare ad essere viaggiatore. Son tornato ad essere la forma mia propria. Son tornato ad essere immateriale. Fino a divenire inesistente, ricordo finale di una notte di passione.

Se esisto, lo ignoro. Ci rivedremo nel punto più puro del tuo sonno, ora che, come mai, desidero rivedere il tuo viso risplendere sotto i colpi della luce della Luna, del rumore che solo il silenzio provoca a noi, cuori innamorati.

Addio, perdono, perchè mai riuscirò ad esser ciò che volevi per noi.
Grazie, solo per quell'attimo.

1 commento:

piè ha detto...

Cominciare dall'inizio.
All'infinito, ma senza il RI davanti a cominciare.
Tutti i secondi della vita passati a cominciare.
L'altro giorno ti ho salvata e ti ho dato la vita.
Non dire grazie a me, la grazia ti è arrivata dai miei riflessi.
Ho sempre fatto di tutto per negare la parte animale di me.
Ma è stata lei a prenderti al volo.
Ha evitato che finissi spiaccicata sotto il tram.
Via Rossini, angolo via Verdi. Che bello il tram, lo preferisco al bus.
Dal sette gennaio duemilasei è stato riattivato in via Rossini.
Prima quei due binari adagiati tra le pietre lisce erano come un vulcano spento.
Ai piedi del vulcano spento sorgono città e centri commerciali.
E loro subivano la stessa sorte. Lì, piantati e innocui, in mezzo alla strada.
Le auto parcheggiavano sopra, i ragazzi li calpestavano senza fare distinzione con le pietre lisce.
Poi il tram è tornato a passare. E il sette gennaio le auto non erano più lì a ingombrare.
Come la lava, i binari scorrevano caldi, "hot rail", finalmente abitati da possenti ruote metalliche.
Posseduti dai quattro carrelli del tram, che notoriamente s'inseguono a coppie di due.
Carrello insegue carrello, le "dollies" del cinema.
Via Rossini che diventa "landscape" di western morriconiani.
L'immagine dai finestrini del tram non è l'immagine dai finestrini del bus.
Sinuosa, senza spostamenti, non sbalza. Mi piace.
Niente a che vedere con l'8mm del bus; e di certo una volta sbagliavo a pensare che le gomme fossero una "steady cam".
Istant poll 1: preferisco il 18 (tram) al 68 (bus).
Ma il fatto è che lei si è salvata da quelle ruote.
Il suo sangue (rosso?) ha evitato di colare su quei binari.
Non potrò conoscere, e chissà per quanto di tempo, il colore del suo sangue.