domenica, febbraio 05, 2006

Il grande freddo


La luce della Luna illumina il viso tirato dal pianto.
Nessuno ascolta i lamenti del giovane che piange l'amore finito.


Un giovane che legge fra le righe di una lettera senza intestazione rimane fermo sulle parole. Silenzio.
Scava nei significati. E' il punto di rottura. Non capire perchè. Dove. Come. Quando. Solo il chi è risaputo, mentre il cosa rimane sospeso fra l'infelicità di un momento e il grande caos racchiuso nell'imprecisione dei particolari. La stanza in disordine, una maglia spiegazzata lasciata sulla cyclette, un'antina di armadio semichiusa da cui filtra la luce del buio, il riflesso su uno specchio macchiato da un alone a forma di dita, un cuscino convesso con qualche capello qua e là.

Il calore dell'auditorium della sconfitta lascia il ragazzo impassibile, nella crudeltà della più grande indifferenza. Un suono cupo, la carta che fra le mani lamenta i mille alberi caduti, quell'inchiostro che facilmente si discioglierà in un attimo di debolezza. L'indifferenza, l'indifferenza che racchiude la disperazione. Quante nuvole ti dovranno passare ancora attorno, quante lacrime ancora dovrai versare.

Piangi, ragazzo. Piangi. Giovane e splendente anche quando l'opaca rassegnazione della morte di una speranza di abbrutisce l'espressione gioiosa. Anche quando non c'è più posto per un solo grado di giudizio. Anche quando le parole servono solo a distruggerti.
E' il punto di non ritorno? Chissà.

Rimane la speranza di sapersi vivo? Lugubre la risposta di chi ha vissuto. Lugubre rimane la volontà di chi finisce lo scritto divorando motivazioni che sanno di inutilità. E' andata, mai più ritornerà. E' finita, nel leggere la sua firma.

Il ragazzo ora scava nel riflesso di quello specchio sporco. Hai concluso? si chiede. Ha chiuso con me, si dice. Ora si osserva il viso, cerca un punto di approdo per il suo sguardo sconfitto. Dove finirò, dove finirai, nessuno non potrà dirlo perchè ora la palla passa a te.

Il pallore della rabbia, data dall'isteria racchiusa in un pianto oltre i tuoi 24 anni, oltre quest'età che ti è sconosciuta. Ora senti il tuo respiro.

Ora è rimasto solo con sè, e il suo ego si intreccia in quello che i saggi descrivono con l'aldilà, perchè non vuole credere che stanotte ci sarà un aldilà. Era lei il suo aldilà, era lei che le dava la sicurezza di chi ha trovato l'eterna gratitudine, in una beltà sopra ogni paragone, come canone di canto che esalta la purezza di voci che nel silenzio risaltano ed esplodono, roboanti.

E' il suo cuore, ora, a cantare. Lamenta strazi inflitti come da mille flagelli. Oggi non ci sarà più un domani. Fino a domani, quando l'oggi non sarà più. Il passato morirà nel presente, per far vivere il futuro? No, sarà il futuro che risorgerà repentino, fino a garantire il ritorno di quella minima volontà di vittoria.

Rincuora sè stesso, nell'indifferenza di quei muri che li hanno visti sopra le nuvole cavalcare i loro sogni. Sono soli, è solo. Sente freddo, nonostante il caldo del suo maglione. Il ragazzo persiste. Non smetterò di ridere, non smetterò di piangere.

Lascio ogni speranza, ora. E' il grande freddo che è entrato in me, e solo quando riuscirò a riveder le stelle, potrà esser spazzato via. Perchè solo quando senti freddo, impari ad apprezzare il tiepido tepore della semplicità. Impari a distenderti sul ciglio del burrone, per guardare la luce della Luna, che ti richiama a sè, lasciandoti il succo di ciò che hai perso.

Si ritroverà, presto o tardi. Sarà di nuovo sè stesso. Tornerà a vivere, dopo aver osservato il cielo e aver ascoltato il silenzio. Come angeli in contemplazione dell'eterna beltà, come le nuvole della notte più luminosa, ferme a costituire spazi oltre ogni limite di grandiosità.

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Dedicato a tutti quelli che guardano la propria sofferenza e non trovano vie d'uscita.
A presto,
Fra

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