mercoledì, febbraio 22, 2006

Il grano di Sicilia














I giorni correvano, nonostante l'improvviso licenziamento di Joshua dal suo lavoro nel palazzo di cemento e smog lo avesse portato ad un'insolita immobilità.

Non sentiva più Furio da un pò, ma questo non lo preoccupava. Lo avrebbe rivisto. Ora per lui c'era altro.

Ibrid era diventata il suo punto di forza, la sua grazia ricevuta, la sua unica ragione di pensiero.


Si trovavano, si solito, il pomeriggio sul muretto della collina, lassù, da dove si vedeva ogni angolo della città.

«Dove sentiresti l'odore più genuino del mondo, Ibrid?»

«Credo che ve ne siano due: il sale del mare e la sabbia del deserto. Non so se esiste un posto dove queste due essenze si fondano con un unico senso, però credo che la loro unione potrebbe dare l'odore più puro e più genuino».

Il silenzio di un bacio. Joshua fissò l'orizzonte.

«Tu, Joshua, dove pensi venga sprigionato l'odore più genuino?»

«Hai mai visto Il Padrino?».

«Si».


«Ebbene, ti ricordi quelle scene in cui Al Pacino cammina nelle campagne della Sicilia con sua moglie? Ti ricordi quella strana atmosfera di silenzio quieto, come se la giornata si racchiudesse tutte nelle prime ore del pomeriggio? Il sole che illumina le spighe di grano, fino a farti sentire caldo dentro le ossa e solo l'alito di vento ti permette di riprendere a respirare. Il cielo azzurro, macchiato qua e là di nuvole chiare e labili come ciuffo d'erba, che osserva il mare di frutti della terra che ondeggiano all'aria che viene dal mare e la polvere dei sentieri mischiata alle sementi che la primavera trasporta con sè. Ecco, tutte queste componenti regalano una sorta di aura magnifica, come di miscuglio di sensi che esaltano non solo l'odore ma anche i restanti quattro sensi».

«Hai vissuto in Sicilia?».

«No».

«E come sai che è veramente così?Non mi dire che l'hai dedotto da Il Padrino!».

«Non so... è come se ci fossi sempre stato. Ma se vuoi ti posso fare un altro esempio per dirti cosa fa nascere l'odore più bello del mondo».

«Che cosa?».

«I tuoi capelli».

Il pomeriggio non era ancora finito.
Il tempo per le parole invece sì.

Ibri e Joshau smisero di parlare e guardarono l'orizzonte macchiato di sole, mentre le loro braccia avvolgevano le rispettive schiene.

1 commento:

piè ha detto...

la_rochelle è un colore, siebel_boy è una carezza sulla schiena nel buio, ibrid un profumo, noris pella una distanza, stellarium la mia stanza