lunedì, febbraio 13, 2006

L'immensa distesa di azzurro e sabbia

La notte era il momento in cui Furio osava di più.
Spingeva la propria voglia di conoscenza e la sua associalità oltre il limite dell'assurdo, vegetando a più non posso fra Internet e libri più unici che rari.

Ascoltava sempre la radio, non accendeva mai la tv.

Per accompagnare le sue letture, al massimo spingeva la propria smania investigativa con il sottofondo di qualche cd, ma mai di un qualcosa che potesse emettere immagini.

Amava la voce degli altri, facendo finta che quelle tante tonalità divenissero per un attimo ciò che non aveva mai potuto assaporare.

Il suo nutrimento era in ciò che cercava, e lì, oh sì, amava guardare immagini mozzafiato. Paesaggi, soprattutto, ma anche quadri di pittori noti e meno noti, fotografie di piante nel vigore più corposo, e scatti del mare, in tempesta o nella quiete che lo rende piatto come una tavola.

Era il deserto ciò che gli faceva più impressione. Molte volte guardava per ore fotografie di immense distese di sabbia, dune che brulle variegavano l'orizzonte più monotno, e ne amava la magia, quasi a sapere che in quella distesa di nulla si racchiudevano tutti i significati dell'universo, sarebbe bastato fermarsi solo a cercarli.

Furio sapeva però che un solo deserto, quello ricavato dalla malizia dell'uomo, racchiudeva in sé il vero punto di incontro fra uomo e verità. Perchè solo nei propri errori l'uomo ritrova la strada per dirigersi lungo la retta via, riprendendo in mano il destino che il cielo gli ha concesso.

E questo, per molti, non poteva che essere tragico.

Ricordava ancora l'incontro con chi avrebbe potuto aiutare Joshua.

Siebel_boy era l'unico che aveva saputo racchiudere le proprie paure e il proprio dolore in una sorta di scatola immaginaria, la quale era stata poi sepolta in luoghi remoti. Ciò che serviva a Joshua.

Furio lo aveva conosciuto una sera di maggio di alcuni anni addietro, non quantificabili per numero.

Lo aveva osservato, e aveva capito che il suo essere tangibile era solo una facciata, un depistaggio per chi si basa sulle apparenze.

Muto non solo per via del suo silenzio indotto, lo aveva osservato camminare nella notte, solitario, rivestito in una sorta di alone che lo rendeva quasi estemporaneo.

Lo aveva seguito con lo sguardo dal cortile del locale notturno in cui si trovava, colpito da quel silenzio che era anche interiore.

Furio notò quel suo sguardo perso all'orizzonte, il quale ha visto come la linea che divide il cielo e la terra non si nasconde che sabbia e vento, azzurro e rosso, calore nel sole e freddo polare nella luna.

Siebel_boy si sedette su una panchina, poco distante dall'entrata del locale. I suoi amici erano dentro a gozzovigliare con qualche puttanella. Furio pensò di avvicinarsi e intentare un dialogo, alla peggio gli avrebbe solo scroccato una sigaretta e sarebbe tornato ad annoiarsi nel cortile del locale.

Si alzò dal confortevole marciapiede su cui era seduto, e gli si avvicinò.

Lo avvicinò e si espresse a gesti, mimando una serie di movimenti che racchiudevano solo la sua grande confusione.

Voleva chiedergli se e cosa facesse lì, davanti a quel locale che aveva testè visitato e che gli era parso pieno di contraddizioni, oltre che di ragazze forse troppo facili.
In realtà si limitò a mimare il gesto di una sigaretta, e gli si sedette accanto.

Musica forte, birra a volontà e quel marciapiede così pieno di cicche e mozziconi di canna lo avevano forse abbattuto come avevano abbattuto lui?

Forse Siebel_boy stava lì per il suo stesso motivo.

Siebel_boy gli sorrise, tirando l'ultima boccata di sigaretta.

Gli porse una sigaretta, e dandogli un accendino scostò lo sguardo verso il basso.

Furio accese la bionda, e nel restituirgli l'accendino gli fece un gesto verso il locale. Sorridendo, emise qualche suono e fece segno di ballare, come a chiedere: «Non ti diverte il posto?»

Siebel_boy fece cenno di no. Furio allora indicò le tempie, come a dire: «E allora a che pensi?».

Le sue parole furono alquanto sibilline: «Ho visto il mare di Aral, e non mi scorderò mai che in fondo al mare un giorno si potrebbe poggiare anche la più solida delle navi, senza che essa possa avere un foro nello scafo».

Furio non capì.
Seppe solo alzarsi, ringraziarlo e tornar al suo marciapiede contento di aver trovato una sigaretta e conosciuto un pazzo. I pazzi gli erano sempre piaciuti, perchè erano suoi simili: a lui mancava la voce, a loro la coscienza di essere.

Ma Siebel_boy non era un pazzo.

Furio lo capì qualche tempo dopo, scorrendo le foto del mare di Aral e cercando di guardare al di là della linea che divide il mare dalla terra, laggiù, dove non si vede l'immensa distesa di azzurro e sabbia, laggiù, dove è calore con il sole e freddo con la luna.

1 commento:

la_rochelle ha detto...

in piedi/standing contro il muro lucido siebel_boy sogna un muretto di pietre a secco su cui posare la sua creatura da passeggio.
visto attraverso quell'enorme cornice di cemento il mare di sicilia gli ricorda una riproduzione di magritte appesa in soggiorno. dicono che poco sopra di lui, sulla collina che scende verso la spiaggia, un giorno un sicario abbia ucciso. ma siebel_boy è più propenso a credere a ibrid. LEI NON HO MAI VISTO NULLA. con tutti quei capelli negli occhi. siebel_boy rassicurato sbircia di nuovo nella cornice di cemento e con le dita calcola quanto mare sia contenuto in quella tela. il perimetro è di circa 2,5 x 5 cm, ma poi allontana le dita da contro gli occhi e diventa 10x20 cm. si avvicina al monumento, ibrid forse lo sta guardando sdraiata sul muretto, il cemento è tutto scrostato. si direbbe che cade a pezzi. porta di nuovo le dita agli occhi per misurare e di nuovo lo stesso effetto. allora passa attraverso il monumento ed è dall'altra parte già di alcuni metri. volta le spalle al mare e guarda verso la collina, verso ibrid. quanta collina dentro la cornice? 2,5 x 5 cm...