venerdì, febbraio 24, 2006

Scritto di sana pianta da sana mente in sana stanza

Sono stato insano, nel silenzio che ho raggiunto, nella voce che ho perso.

Perchè ho concepito come malattia quello stato di consapevolezza che in realtà ho sempre ricercato.

Siebel_boy. Ti ho ripensato.

Joshua ha aperto nuovamente il mio vaso di pandora.

Ora non c'è che il ricordo nella mia mente.

Ora non c'è che paura.

A te, Siebel_boy, io devo la sconfitta della mia voce.

A te, Siebel_boy, io dedicherò il mio pensiero stanotte.

Perchè so che Joshua ha toccato ciò per cui tu avresti dato l'anima. Ora tu sei lui, e lui è te.

Siebel_boy, l'hai aiutato senza sapere come nè dove, senza sapere nè quando ne perchè.

Siamo come esseri senza sapienza, Siebel_boy.

Io che sono muto, parlo con te, uomo o fantasma, non so, e credo di poter camminare a testa in giù senza sentir affluire il sangue nel cervello.

Credo che la sofferenza sia solo il non poter parlare.

Non capisco che la vera sofferenza sia amare senza poter dire di amare.

[Dal diario di Furio, scritto nella pausa pranzo vissuta nell'ufficio del palazzo di cemento e smog, in uno dei tanti pomeriggi in cui, altrove e intanto, Ibrid e Joshua guardavano l'orizzonte dal muretto sopra la collina e non sapevano il perchè o il per come].

1 commento:

la rochelle ha detto...

ci sono brutte esperienze in cui la vita ti frega come in uno slalom di sci. siebel_boy conosce ibrid ed è sicuro di averla, ma ibrid sa che lui l'avrà solo se completerà quello slalom senza inforcare. il problema è che siebel_boy non sa che le ore passate con ibrid sono uno slalom e le parole/i gesti i paletti. per la cronaca siebel_boy aveva inforcato dopo tre porte.