mercoledì, febbraio 08, 2006

Un sonno poco sereno

Il pensiero di Joshua si esaurì lì.

Si spense la luce, calò il sonno, un sonno che poco teneva per sè il dolce sapore del ristoro notturno.

Si vedeva perso, in una città morta, senza persone, senza vita, in cui solo lui poteva vantare un'anima pensante.

Solo. Come si vedeva, come era, durante la lettura della Sua lettera. Della lettera di Lei.

Aprì gli occhi, nell'oscurità rotta dal lampione che faceva filtrare una timida luce dalla persiana.

Si sedette sul letto, intrecciando le braccia, come a chiudersi in sè stesso, infreddolito dal gelo più pungente.

Chinò la testa, e sentì, tutta a un tratto, una sete terribile.

Le 3.03. Il cellulare non poteva mentire. Era notte fonda ed era come se non avesse chiuse occhio.

Si alzò, andando a prendersi un bicchiere d'acqua, mentre si domandava quanto si sarebbe sentita la stanchezza il giorno seguente.

La mattina, il peso si sentiva, eccome. Soprattutto perchè l'azzurro del giorno prima aveva lasciato spazio ad una pioggia fine, che esasperava ancor di più la forza del grigio del cielo.

Joshua si vestì, fece la solita colazione, e partì per la solita giornata in ufficio.

Ma di solito c'era ben poco in quella mattina.

Joshua, però, ancora non lo sapeva. Posted by Picasa

1 commento:

siebel_boy ha detto...

caro joshua, la vita è breve e verso le 3.03 del mattino ci vengono in mente i soliti pensieri. hai mai provato a contare quanta vita ci hanno preso queste 3.03? io credo più del tempo che abbiamo passato a fare l'amore. e io ti chiedo: tutto il resto, ovvero tutto ciò che non è 3.03, cosa sarebbe? forse sono pazzo, ma credo che il nostro tempo non avrebbe alcun senso se non ci fosse questo momento in cui ci definiamo nei nostri limiti, in cui ci troviamo davanti alla nostra piccolezza