mercoledì, marzo 22, 2006

Caro signor Nessuno



Joshua impugnò la penna e si mise a scrivere. Voleva poi far leggere a Ibrid quello che aveva scritto, pensando a lei, a loro, a lui, e al mondo che intorno a lui girava indifferente.

Si immaginò il personaggio. Un perfetto signor Nessuno, in linea con l'indifferenza generale.
Cosa doveva dire il signor Nessuno? Pensò che, in effetti, era lui che doveva dire qualcosa al signor
Nessuno.

Così cominciò.

«Caro signor Nessuno,
come va? Tu non mi conosci, ma io conosco te. Già, ti ho inventato io. Sei la più placida
nullità che abbia inventato negli ultimi anni. Sei veramente una cosa inutile. Però mi servirai.

Perchè mi ascolterai, oggi che nessuno mi ascolta.

Sai, caro signor Nessuno, il mondo gira anche se tu non ci sei. Se io non ci sono.

Vorrei proprio capire come mai il nostro esistere è dettato dal fatto che siamo magari utili, ma non
indispensabili. Vorrei proprio capire alla fine come mai alla gente è più utile uno come te, da
immaginare solo quando si ha voglia di sognare la compagna o il compagno perfetto, che uno come me.
Io esisto, ma per gli altri non servo, quindi, non esisto.

Caro signor Nessuno, magari qualcuno vorrà capire cosa sia meglio. Qualcuno si pone delle domande?

No, signor Nessuno, perchè il mondo gira a prescindere dalle nostre domande. Prendi me.

Ho Ibrid, ma oggi sono più inutile di quando Ibrid non c'era. Ibrid non è stata che la lapide sulle mie
domande, quindi sulla mia diversità. Perchè ognuno si distingue dall'altro solo perchè pensa domande
diverse.

Io sono fermo. Non so darmi risposte, ma da un pò di tempo penso di non saper pormi neanche domande.

Una volta avevo un ufficio. Oggi questo ufficio non è più mio.

Avevo una sorta di dimensione. Oggi questa dimensione non c'è più.

Ora c'è solo Ibrid. Ed è una cosa consolante. Ma il resto?

Caro signor Nessuno, vorrei essere come te. Esser al centro dei pensieri della gente solamente perchè
non sono nient'altro che il frutto di un pensiero, plasmato e mollato.

Oggi non c'è più nulla, signor Nessuno. Oggi sono solo un inutile occupante del deserto che è la vita.

Ibrid, amore mio, neanche tu puoi riempire questo vuoto. Pensi che dovrei dirglielo, signor Nessuno?

Beh, a te poco importa. Rimani solo un pagliaccio del mio ego, una variazione della monotonia chiusa in
questa camera che oggi più che mai raccoglie la mia amarezza.

Addio signor Nessuno, è stato un piacere parlare con te.

Un diversivo in uno dei giorni sempre uguali che stanno riempiendo la mia vita.

Ci risentiremo, forse un giorno. Nell'attesa aspettami nel solito posto: un foglio di carta, bianco.

Arrivederci»


Joshua chiuse la lettera al signor Nessuno. Si specchiò e, guardandosi, non seppe che mormorare:
«O trovo un lavoro, o ad aspettare il Joshua di turno ci sarò io sul foglio di carta bianco».

1 commento:

piè ha detto...

Le prove a cui sopravviviamo ci rendono più forti (F. Nietzsche)

[non dimenticare mai chi sei]