mercoledì, marzo 01, 2006

E fu così

Furio rimase colpito da quella giornata.

Grazie a Ibrid, Joshua era rinato.

Fu per quel motivo, o forse per il sole e il cielo, e il rumore delle macchine che quel pomeriggio era sempre più lontano della voce di Joshua e dei suoi gesti, che Furio si mise a scrivere. Non lo faceva da tempo, ma quella volta tutto saltò fuori da solo.

La sua penna lasciò traccia, componendo parole che raccontavano una storia simile a questa:

« Quella mattina, dirigendomi dal verduraio, mi sentivo felice. Ogni volta che andavo dal verduraio ero felice, perchè avrei visto il viso di Renè, la ragazza che gestiva l'ortofrutta. La figlia del proprietario, limpida e sempre serena, disegnata da matita di bambino nella sua semplice purezza; mi facevo sempre servire da lei, quando mi recavo dal fruttivendolo, nella speranza anche solo di parlarle per un minuto, poche frasi, poche parole, mai banali seppur semplici.

Era sempre facile fare la spesa, quando dovevo recarmi dal fruttivendolo.

Una volta, seppur a casa da solo, mi recai a comprare le pesche lì solo per il gusto di vederla in un giorno d'estate.

Era quella volta vestita come se dovesse andare al mare: una deliziosa gonna bianca, che come seta le fasciava delicatamente i glutei e le gambe, coprendo a malapena le ginocchia; una canottiera con bretelline fini, che sostenevano quel tessuto a righe verdi e blu che le segnava il busto snello.

I suoi occhi però splendevano su tutto.

Non so se per i sapori di ogni stagione che le pareti del suo negozio emanavano ad ogni minuto,
o per il perenne risplendere del sole quando mi recavo da lei per comprare una damigiana di vino o qualche kg di mele, ma i suoi occhi erano in grado di lasciare sempre dentro me un vuoto, una malinconica nostalgia, che non mi ero mai riuscito a spiegare.

Le guardavo quelle pupille di un celeste chiaro, che ben si sposavano con i capelli color oro, e, mentre tornavo a casa, mi ripetevo: «Sento già che mi manca».

Quella mattina decisi che dovevo provare. Per quello ero felice.

Perchè mi sarei tolto dalla condizione di provare quel senso di vuoto.


Fu così che entrai, posai a terra le damigiane del vino comprato la scorsa volta, e attesi il mio turno. Fu lei a servirmi.

«Ciao» Il suo solito tono, per metà allegro e per metà da donna impegnata. Che ragazza.

«Ciao» Il mio solito tono, per metà scoglionato dal fatto che c'è una vecchia che sceglie le fragole e non mi lascia solo con lei e l'emozionato per il fatto che sto vivendo i 46 secondi più belli dei prossimi 16 giorni.

«Due di rosso, giusto?»

«Si. Le lascio qui?»

«No, dalle al signore»

Un uomo sulla 50ina che non avevo mai visto mi si parò davanti, e con un sorriso gentile mi prese le damigiane.

Sarà lo zio.

Mi reco alla cassa, poco distante.

«Sempre 11€?»

«Sì, certo»

Il negozio per un attimo fu vuoto. Ci provai.

«Stasera a che ora stacchi?»

Lei abbozza un mezzo sorriso.

«Ehhh, tardi...»

«Quindi se ti invitassi a uscire per mangiare con me... tu mi diresti che non hai voglia perchè sei stanca.»

Lei si ferma un attimo. Tutto il mondo si ferma un attimo...»

Furio posò la penna.

Aveva scritto per la priva volta dopo mesi una storia. Perchè rovinarla con un finale?

In fondo, di quella storia il bello era che il finale lo si poteva immaginare in molti modi diversi.

Si, andava bene così. Lasciò la penna. Renè per quella notte avrebbe accettato il suo invito. Decise di vedere come andava a finire sognandolo. Si spogliò, indosso il pigiama, e si addormentò.

Joshua, Ibrid, Siebel_boy erano lontani.

Aveva pensato troppo agli altri, ora voleva vivere un pò una storia creata da lui.

1 commento:

piè ha detto...

La miniautocritica di Siebel_boy risiede in un interrogativo che non apre molte porte: cosa c’è che non va Siebel_boy? Forse il tuo orecchio destro ha smesso di fischiare? Se è così, allora c’è qualcuno che ha smesso di pensare bene di te. E se l’ha fatto, perché? Forse perché gliene hai dato motivo. Sei caro ed egoista, Siebel_boy. E mi sa che un giorno, anzi l’ultimo giorno passato Ibrid, lei te l’abbia anche detto: pensi solo a te stesso, non te ne frega niente di quello che le tue azioni possono causare nell’altra persona. E a quel punto tu, come del resto fai sempre, avrai alzato le spalle magari rispondendo: hai ragione, che cosa vuoi farci, sono proprio uno stronzo. Ti sei comportato in quel modo Siebel_boy? Sì? E allora non stupirti più se ogni volta che passi davanti a quel muretto senti solo un gran gelo interiore.