venerdì, marzo 03, 2006

Mani nelle mani










L’abete che arrivava al cielo era il loro punto d’incontro. Fu deciso così il giorno che uno si avvicinò all’altra e senza pudore le chiese il nome.

Da buon quattrenne, Siebel_boy era sfacciato.

Come tutti i quattrenni, non si rese conto di averle dato la mano al momento di pronunciare il proprio nome, e che le mani erano rimaste intrecciate fra loro anche dopo che le presentazioni furono compiute.

Così, come se nulla fosse, cominciarono a camminare ogni giorno nel giardino dell’asilo, incontrandosi per la ricreazione di metà mattinata e quella dopo pranzo.

Quasi non rendendosi conto che nel camminare ad unirli erano le loro mani.

Sempre unite da una stretta ne troppo forte ne troppo svagata, camminavano talvolta quasi correndo per la fretta di arrivare sotto l’abete che arrivava al cielo, il punto dove le loro mani si erano unite.

Perché lì, solo lì, esse si potevano lasciare fino al giorno dopo.

Siebel_boy aveva scordato quei momenti in un istante, nel giorno forse in cui gli affluenti della sua anima erano stati deviati verso immense piantagioni di cotone.

Il giorno in cui Siebel_boy si rese conto che la mattina, l’abete che arrivava al cielo, non erano più il tempo e il luogo in cui le sue mani stringevano quelle di Ibrid, fu troppo tardi.

Ora le sue mani non stringono che una sigaretta e il rammarico.

La domanda che solcava gli occhi di Siebel_boy era ormai solo una: dove sei, Ibrid?

Quali mani stringono le tue mani?

A chi è permesso solcare i tuoi capelli con la punta delle dita?

[Fatti avvenuti prima dell'inizio della storia]

1 commento:

la_rochelle ha detto...

Siebel_boy pensa al suo cuore. Il suo cuore è un deserto. Siebel_boy ha una personale definizione di deserto: distesa di sabbia che comincia dove il mare rinuncia a bagnare. Quando vede gli orizzonti morti del mare d'Aral, Siebel_boy non può che pensare al suo cuore lasciato secco dalla rinuncia di Ibrid.