martedì, marzo 28, 2006

Ode al tradimento


L’appuntamento fu fissato per una sera della settimana corrente.
Furio avrebbe incontrato Joshua e Ibrid.

I pensieri che Furio aveva trascritto sul proprio quadernetto i propri pensieri, cosa si aspettava da quell’incontro così misterioso che gli avrebbe forse chiarificato veramente i suoi dubbi.

Sentiva che quella ragazza era la stessa che aveva lasciato Siebel_boy, che lo aveva (peggio) dimenticato.

Gli importava di Siebel_boy. Sapeva della sua sofferenza.

La pagina era stata riempita:

“Immagino la bellezza di vedere una ragazza di fianco a me.

Entrambi siamo distesi sul letto, nella frescura di un metà maggio assolato ma ancora circondato dai brividi mattutini.

Il lenzuolo le copre a metà la schiena nuda lineare nella sua uniformità cromatica.

I capelli ricci sono sciolti e aggrovigliati tutto intorno alla sua testa, rivolta verso l’esterno, verso la libreria.

Io le sono di fianco.

Nudo, come lei, e ricoperto fino ai fianchi da quel lenzuolo lasciato solo dalla coperta che agilmente è caduta sul fianco del letto. Mi appoggio sulle braccia, per guardarla meglio.

La guardo mentre la sua testa è ferma, e scruto la bellezza immobile che il suo corpo mi regala, centimetro dopo centimetro.

Sono imbarazzato da tale solitudine in lei, dalla mia solitudine.

Si può dire che siamo ora, dopo questa notte, una sola cosa?

Intanto che aspetto di capire, la guardo. E sento di volerle bene.

Mi piace quel suo corpo, mi piace il suo volto, che seppur così vicino mi è lontano perché fuori dalla portata dei miei occhi.

Il silenzio la sveglia, ed ecco che, con un movimento che sembra eterno, lei si volta verso di me.

La guardo mentre apre gli occhi, non pronuncia una parola, sta in silenzio, anche se so che nel suo rimanere zitta sta parlandomi.

I suoi occhi mi guardano, il suo è un sorriso dolce e caparbio.

Anche io le sorrido, sapendo che solo lei mi sa capire, ora.

Lei è il frutto del mio peccato.

Un peccato dolce e gradevole, di cui espierò la mia colpa ma mai mi pentirò.

Mi avvicino, la bacio. Un bacio come quello che si danno a scuola, con le labbra che quasi si sfiorano e rimangono in quella dimensione inconsistente per chissà quanto.

Non parliamo.

Ma è incredibile come la capisco, ora.

So che vorrei continuare tutta la vita con lei, ma so anche che questo non è che l’effetto inebriante del calice che ho appena bevuto.

Sono uscito dalla mia dimensione per rimanere sospeso nello spazio.

Ho fluttuato, ma nello spazio non c’è aria. E il piacere di essere totalmente liberi non può durare a lungo.

Lei sparirà dalla mia vita? Domande, sempre domande.

Ora voglio guardarla, mentre lei mi guarda, ancora un po’. Poi vedrò il dopo.

Ora voglio straziarmi ancora un po’ nell’osservarla mentre rimane distesa, immobile, con quei suoi occhi socchiusi a metà, con il suo sorriso inconfondibile.

L’ho conosciuta solo da tre giorni ma è come se fosse mia da tutta la vita.“

Furio non aveva mai tradito, ma aveva sempre pensato che nei momenti che compongono un gesto di questo tipo non può che esserci una gradevole sensazione di serenità.

1 commento:

la rochelle ha detto...

dolce verrà,
sola,
nella mia solitudine,
sarà vero,
sarà perfetto,
sarò solo che piango