giovedì, marzo 02, 2006

Visto dal balcone di monolocale in centro città

Siebel_boy guardava l’orizzonte da un imprecisato balcone nel centro città.

Siebel_boy sentiva scorrere sempre sotto di sé gli umori e i rumori della vita, quasi abitasse in una tubatura del cielo più che in un monolocale.

Siebel_boy sapeva di non aver fatto il suo interesse nel dimenticare cosa volessero dire quei giorni all’asilo. L’innocenza, l’allegria, l’eterna primavera che nel cortile con l’abete alto fino al cielo regnava anche quando la ghiaia era ricoperta di neve.

I giochi dove, da piccolo, soleva sognare una vita all’insegna di quella serena sopravvivenza all’insegna dell’eterno fascio di ore che va dalle 10.00 alle 15.00, quel momento della giornata che contorna il pranzo.

Il momento in cui si usciva per le ore di gioco, e le classi si mischiavano fra loro.

I verdi, i blu, gli arancioni, i rossi. E poi c’erano loro, i gialli.

Quelli per intenderci più deboli. Fra i blu c’era Bobo, che minacciava sempre i più piccoli di lui. Fra i verdi, Alice, la cugina con cui stazionava a casa della nonna.

I rossi erano la classe dei bimbi meno vivavi, dei rossi non conosceva nessuno.

E fra gli arancioni? Beh, fra gli arancioni ci stava Ibrid, con i capelli lunghi che non si capiva se le segnassero gli anni.

Siebel_boy ripensava dal suo balcone al momento in cui, sotto l’abete alto fino al cielo, pensava fra sé e sé quale sarebbe stato il modo migliore per parlarle.

Lacrime gli rigavano il viso, mentre la vita sotto di lui continuava ad affluire, regalandogli umori e rumori degli altri esseri umani e non che costellavano il centro città.

1 commento:

la_rochelle ha detto...

No, Siebel_boy non ha pianto. Al massimo può avere solo pensato di aver pianto. Siebel_boy è troppo essiccato dentro, non piange mai. ENERGIA. Si sente debole, piangere è liberare energia. Non è pronto a farlo. Ha paura della sua reazione alle lacrime.