venerdì, aprile 28, 2006

Abbraccio in sol maggiore


Furio e Arianna stavano abbracciati sul divano molte ore, durante le sere della settimana in cui entrambi si ritrovavano per il ristoro post lavorativo.

Amavano ascoltare Beethoven insieme.

Nel silenzio della stanza, con una luce soffusa e conciliante il riposo della mente, ascoltavano il pianoforte salire e scendere di tono, acquistare velocità fino a divenire un turbinio e assuefarsi all’improvviso per installarsi in una dimensione fatta di placide nuvole cullate dalla brezza.

Il loro abbraccio li faceva assumere una sorta di posizione fetale, quasi che con quella silenziosa, reciproca contemplazione musicale, intendessero raggiungere lo stato iniziale delle loro vite.

Furio riusciva a parlare con quel silenzio, guardando negli occhi Arianna e variando l’intensità del sorriso a seconda del ritmo delle sonate.

Nessuna nota stonava in quella atmosfera ovattata: la loro statica posizione li faceva contemporaneamente viaggiare secondo sentieri sempre diversi, mai visitati, perché ogni sinfonia recitava un nuovo monologo, un nuovo copione inedito.

E tornare a casa era per Furio la mattanza più grande, perché il resto del mondo non poteva competere con quella sorta di pianeta separato dal resto dell’universo.

Altrove si recitavano altre commedie, altre sinfonie: mentre Beethoven interloquiva con il pianoforte rasserenando gli animi di Furio e Arianna, Siebel_boy passava il tempo strimpellando la sua chitarra e fumando una Marlboro dietro l’altra.

Joshua e Ibrid erano invece al promontorio, discutendo animatamente su un certo libro, di uno certo scrittore e della sua provenienza sconosciuta.

Questo però Furio non lo poteva sapere: a lui interessava solo l’abbraccio di Arianna, il suo saper parlare attraverso il silenzio e da Beethoven.

Un sano egoismo, annegato però dalla beltà assoluta che solo il crescendo della sonata N. 16 in Sol Maggiore Op. 31 N.1 sapeva dare.

L’allegro vivace li aveva conquistati, mentre gli altri ricercavano distanti verità ai loro occhi impalpabili.

1 commento:

piè ha detto...

Doloroso, passionale, sconvolgente, eccitante o terrificante che sia, l'abbraccio ci segna per sempre, contribuendo in modo determinante a quello che saremo in futuro.