mercoledì, aprile 12, 2006

Il mio deserto?

La discussione continuò lontano dalla sala blu, quella per gli intellettuali.

Lo scrittore F rimase colpito della conoscenza che il giovane che gli stava davanti avesse del mondo intimo della sua produzione letteraria.

Ma soprattutto, della sagacia con cui aveva saputo ritrovare la metafora del cespuglio come specchio riflettente della realtà che lo scrittore viveva.

Una realtà più simile ad un dipinto cubista che ad una pellicola neorealista.

Ossia, un disegno di vita intrinsecamente comprensibile ma difficilmente concepibile dalle persone che rimanevano al di fuori del punto di vista assunto.

Ora, per uno scrittore la comprensione è tutto.

Ma se un romanzo piace di più per la storia che riporta e non lascia il messaggio che in partenza lo scrittore vuole lasciare, seppur possa essere un best seller questi non è che un successo a metà.

Lo scrittore F e Siebel_boy rifletterono su questo e sul mare di Aral, mentre sorseggiavano un aperitivo al bar del famoso salone del libro della città.

«Così, tu conosci la storia del mare di Aral».

«Sì, direi di sì.»

«Come hai capito la metafora del cespuglio?»

«Vede, il cespuglio vive in un mondo desolato. Solamente dove c’è morte la vita esplode dall’energia che la rende incontrollabile, che la rende vera. Io la vedo così. E siccome tutti noi, ad un momento, ci siamo fermati per guardarci in uno specchio e dirci: “Ebbene sì, oggi vorrei morire” mi sembra logico che il suo momento sia stato coincidente con quando ha elaborato la figura del cespuglio. Una figura nulla nel panorama mondiale, ma che in sé racchiude tutte le speranze del pianeta.»

«Quindi io avrei scritto il racconto, secondo te, quando mi sembrava di non riuscire a fermare il deserto intorno a me?»

«Credo di sì. Non so se sia così, ma lo credo, altrimenti non si spiegherebbe il finale.»

«Beh, il finale è dovuto.»

«Forse perché il deserto intorno a sé aveva cambiato il suo futuro»

«No, perché non credo che ce ne siano altri possibili.»

«Mi permette un obiezione?»

«Certo.»

«Se io avessi scritto questo racconto, avrei cambiato il finale perché, nel mio caso, il deserto ha cambiato direzione.»

«E quindi avresti cambiato anche il destino del cespuglio?»

«Sì. Ovviamente se il mio editore avesse accettato»

«Oh, guarda, il mio no di sicuro!»

«Vede, c’è sempre qualcuno che non capisce come il nostro destino stia cambiando»

«Interessante riflessione. Bisognerebbe cosa è stato il tuo deserto»

«Una persona»

«Una ragazza, vorrai dire»

«Sì, certo»

«Come si chiamava?»

«Ibrid»

«Strano nome.. a proposito, non e l’ho ancora chiesto: come ti chiami?»

[Cronaca di qualche tempo addietro rispetto ai fatti]

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