martedì, aprile 25, 2006

Libri liberi

«Ibrid, posso sbirciare fra i tuoi libri?»

«Si sì, fa pure!»

I pomeriggi si susseguivano, mentre Joshua cercava un lavoro Ibrid studiava e faceva il suo stage formativo, mentre cercava di aiutare in suo amante facendolo entrare nella sua azienda di appartenenza.

Il pomeriggio Joshua si recava a prendere Ibrid e la aspettava mentre lei si truccava, si vestiva con quei suoi abiti mai banali, mentre riempiva la borsa di chewing gum e di cianfrusaglie, del portafoglio e del cellulare mai troppo amato, e indossava scarpe che finivano per pestarle le estremità posteriore dei pantaloni, ormai ridotte in brandelli.

Un’operazione, la preparazione di Ibrid, che durava dai 10 ai 20 minuti primi, e che Joshua riempiva, di solito, proiettando il televideo e leggendo cosa accadeva nel mondo, oppure guardando fuori dalla finestra cosa accadesse nel mondo, quello reale.

Quel giorno, però, Joshua optò per una sbirciatina nell’angolo dei libri.

Si soffermò su un libro di Bukowski, “Pulp”, e lo sfogliò con distacco.

Guardò ancora: una serie di libri di Lewis, in cui spiccava la trilogia delle Cronache di Narnia. Avevano parlato molto di quella saga dopo aver visto il film, alcune settimane prima.

Libri di attualità, libri di cucina (“La grande cucina di suor Germana”, e Joshua si chiese come possa una suora cucinare bene), libri di astronomia, libri di astrologia, libri di viaggi (“La compagnia delle Indie – itinerari per un viaggio nella penisola indiana”, e Joshua si soffermò a pensare che non sarebbe mai andato in India), libri di matematica, libri di biochimica, libri con romanzi rosa e strane storie grottesche, libri di informatica e libri di racconti, libri classici e libri innovativi, qualche romanzo cyberpunk, un solo atlante.

Ed ecco, quello che Joshua non aveva mai posseduto: “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry. Ne accarezzò la copertina, la sfiorò con le dita e nell’intento di prenderlo, fece cadere i libri che ne cingevano il perimetro nella libreria.

Li raccolse. Uno era un libro di Dahl per bambini. L’altro poneva un cespuglio in copertina.

«Scrittore F? Che nome è?» si chiese il giovane.

Lo cominciò a sfogliare, appoggiando “Il piccolo principe” alla mensola della libreria.

I sudori freddi cominciarono a segnargli le tempie: lo sguardo posato su un racconto di cui aveva già sentito parlare.

«Eccomi Joshua» arrivò Ibrid.

« Ibrid, me lo presti?» disse Joshua sventolando il libro dello scrittore F.

«No, quello no»

«Perché?»

«Non posso»

«Cos’è, un regalo?»

«Una specie»

«Vabbè, mica te lo rovino»

«Ti prego, Joshua, non insistere»

«Vabbè…»

Il dubbio corrose entrambi. Il pomeriggio non fu più funestato dall’argomento, ma entrambi si posero, silenziosamente, delle domande. Joshua perché Ibrid non avesse voluto prestargli il libro. Ibrid se Joshua avesse letto la dedica posta al fondo del libro, a firma Siebel_boy.

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