mercoledì, maggio 31, 2006

Pioggia sulla storia


Furio avviò la disconnessione dalla rete.

Una lettera abbastanza chiara, quella contenuta nel messaggio mail di Siebel_boy.

«Come devi soffrire laggiù in quel deserto, Siebel_boy» pensò.

Ma una volta il deserto era il mare, e Furio era la chiave di volta della pioggia per far rinvigorire la sabbia riarsa dall'egoismo dell'uomo.

Stampò la lettera, l'appese alla sua bacheca e, vestitosi di corsa, uscì.

La tempesta era imminente, il silenzio del mondo regnava su tutti i protagonisti di questa storia così assurda, così vera.

martedì, maggio 23, 2006

You've got mail















Furio salutò Arianna nel pomeriggio.

Lo aspettava una serata di fronte al monitor del computer a giocare a doom3.

Stranamente, dopo la cena, il giovane decise di controllare la posta elettronica.

Lo faceva solo al lavoro, e solo per lavoro.

Il palazzo di polvere e cemento era un luogo sufficientemente triste per ospitare scritti impersonali inviati di qua e di là dal pianeta.

Ma, ovviamente, qui giorni non potevano ospitare avvenimenti comuni.

Thunderbird posò il suo contenuto sull'hard disk del muto osservatore.

Una mail della
c/K-apò, un saluto dal collega del primo piano per ricordargli di portare la copia di Photoshop che gli aveva prestato, e una missiva da un indirizzo che non vedeva da molto, molto tempo.

From_Aralsea@yahoo.it .

Un indirizzo conosciuto.

La casella mail di Siebel_boy.

Furio aprì la missiva elettronica, mentre ignorava con uno sguardo stralunato le altre cazzate inviategli.

Una lettera che probabilmente avrebbe avviato alla conclusione una storia che durava da troppo, troppo tempo.

sabato, maggio 20, 2006

Riassunto... Ovvero ascolto e improvvisazione















La storia è come la si disegna.

Dall'avvenimento più grande al fatto più insignificante, tutti ciò che accade non è che un tratti di matita su foglio A4, rigorosamente liscio.

Siamo attratti dalle composizioni più mastodontiche, tralasciando la consapevolezza che, talvolta, non siamo capaci neanche di disegnare una linea.

Siamo come un'orchestra jazz, sfocata e lasciata a improvvisare senza sposare le note fino in fondo.

Chi fa il trombettiere, chi il sassofonista?
Chi si lascia tradire, dicendo: «Io, io so suonare il pianoforte»?
Chi ammette di voler dar voce alle percussioni, che di voce sembra non ne abbiano?
E chi, a ragion veduta, chiede solo di rimaner ad ascoltare?

Siebel_boy voleva suonare, ma è stato costretto ad ascoltare.
Attratto dalla salda melodia del trombone, Joshua si è ritrovato a insistere con il contrabbasso.
Mentre Arianna aspira a trovare posto come pianista, ecco che Furio si impossessa della batteria pur sapendo solo soffiare in una tromba.
Il tutto sotto gli occhi di Ibrid, che vorrebbe solo ascoltare, ma chissà come si ritrova con una chitarra in mano pur non sapendo come comporre il mi minore.

Storia di intrecci, di ascolti e di musiche stridenti e letali. Come la vita vera, come la vita ardua.

Siamo sempre nel posto sbagliato? Non darà la risposta lo scrittore F.
Anche se è lui a dirigere la più vera delle orchestre finti.

Il tutto ascoltando un motivo di Wynton Marsalis, che di improvvisazioni, almeno lui sì che se ne intende.

giovedì, maggio 18, 2006

Un pensiero

Fu dopo la sera a cena con Ibrid e Joshua che Furio e Arianna si resero conto che l'amore, talvolta, toglie al pane all'affamato per darlo a chi non può più mangiare per il rischio di scoppiare.

Ibrid non si rivolse a Siebel_boy con lo sguardo di chi ha capito, ne di chi ha intenzione di soffrire per capire: semplicemente, osservò.

Solo un'ombra anomala le turbò il viso quando Siebel_boyle strinse la mano.

Un'ombra che non voleva essere ne maligna ne liberatrice: ma semplicemente, una reazione incolore e insapore a quel totale distacco.

Fu Joshua a capire: capì che quel giovane non era lì per caso.

E capì che, in realtà, da lui proveniva quella personalità così amorevole che era Ibrid.

Dalla sofferenza che provarono nel lasciarsi, impercittibile e tangibile come un pulpito nello stomaco, che fa male anche se senza fisicità.

Joshua non capì, rimanendo impassibile alla stretta di mano fra Ibrid e Siebel_boy, così come rimase fermo mentre Ibrid si distraeva con la tapezzeria color municipio a fantasie di fiori che ornava la saletta del locale.

Rimase impassibile nel vedere Siebel_boy porgergli la mano, mentre i suoi occhi incrociavano lo sguardo spento del giovane giunto da chissà dove. E rimane impassibile anche quando, silenzioso come era giunto, Siebel_boy salutò a gesti Furio, lontano dal loro tavolo ma non dal loro cuore.

Ibrid rimase silenziosa tutta la sera, mentre Joshua rimurginò un pò estraniato ai fatti, mentre cercava di capire quanto Furio sapesse di quel ragazzo.

Furio, in realtà, di Siebel_boy sapeva ben poco, o forse sapeva tutto, chissà. Sta di fatto che cercò di evitare di dar l'impressione di aver provocato lui quell'incontro (anche perchè non era vero): semplicemente, Siebel_boy risultava affascinante ogni qualvolta lo si incontrava, e il fatto che fosse lì quella sera non fece che emozionarlo.

Cercò di non lasciarlo trasparire quando, in un'atmosfera ovattata da notte prima degli esami, le due coppie si salutarono per lasciarsi nella notte: ma con Arianna, i dubbi rimasero.

Furio e Arianna ci pensarono a tutta la serata, tornando a casa, e ci ripensarono ancora nei giorni a seguire.

Perchè Ibrid divenne silenziosa, o perchè Joshua avvertì come un mancamento nel suo spirito goliardico.

Capirono che doveva centrare un qualcosa di già accaduto, che aveva lasciato molte scorie e fatto piangere tante lacrime.

Furio non poteva capire, da quello che aveva visto, se Ibrid era la stessa di cui Siebel_boy aveva parlato talvolta nei suoi silenzi. Ne era convinto, e la serata rafforzò la sua convinzione.

Ma niente gli aveva ancora dato la certezza.

Ai due fu chiara solo una cosa: il pensiero è il centro di ogni cosa gira intorno a noi.

Il pensiero che ti passa per la testa quando muori, o quando nasci.
Il pensiero di quando bevi una birra o assaggi una sacher torte con l'arancia fresca, appena colta.
Il pensiero di vedere sorger il sole dietro le montagne e saper che , in cima, non giungerai mai.
Il pensiero di toccare nuovamente una mano che non avevi toccato dai tempi dell'asilo.
il pensiero che quella mano sia ancora calda di vita.
Il pensiero è il centro di tutto, anche di un momento vissuto con nessuna consapevolezza.

Arianna e Furio non potevano sapere fatti e artefatti, ma capirono cosa aveva rotto una situazione a prima vista impossibile da variare.

Un pensiero imprevisto, un pensiero posto in cassetti della mente inesplorati da anni.

Un pensiero che, è proprio il caso di dirlo, per Ibrid appariva più come un ricordo.

venerdì, maggio 12, 2006

Come una Pall Mall


La mattina dopo la serata in pizzeria, Joshua si svegliò con un impellente bisogno di fumarsi un Pall Mall.

Strano gusto lascia il fumo: più fumi, più fumeresti. Una droga che talvolta però aiuta.

Joshua sentiva che la scena che gli si era parata davanti non era il meglio che potesse aspettarsi.
La sua ragazza, alla vista di Siebel_boy, non seppe far altro che stringergli la mano, per poi chiudersi in un silenzio malinconico e pieno di significati.

Il significato che può assumere un silenzio non può che essere più forte di quello che assume un urlo liberatorio.

La serata si era conclusa nel silenzio, rotto solo dall'amissione di quella ragazza ermetica come una poesia di Ungaretti: «Non so, Joshua, sembrava che lo conoscessi da una vita».

Joshua uscì dal suo balcone osservando il giorno che veniva, un sabato senza quel nuovo lavoro che tanto lo aveva coinvolto senza però distorglielo dal suo nuovo amore.

Lei. Ogni tanto tornava. I suoi capelli biondi. La sua bocca. La sua anima.

Joshua non ripensava a Lei da quando Ibrid lo baciò la prima volta, nel piazzale.

L'aveva rimossa, fino a scordarsene completamente.

Ma ora, con Ibrid che sembrava scordarsi di chi fosse il vero, unico amore di quel momento, il sapore di Lei tornava prepotentemente nelle sue papille gustative, come assaggio di cioccolato alla sagra del paese.

Si vestì, Joshua, e prese la macchina.

Corse giù per la tangenziale, lasciandosi illuminare dal sole che rendeva quel sabato mattina una specie di ferragosto anticipato, in cui il rumore dell'aria che sfreccia sopra la carrozzeria dell'auto si mischia al calore umido che stagnava intorno alla città.

E su, su, lasciandosi coinvolgere da mille canzoni diverse, da una sigaretta dietro l'altra, inseguendo quella sensazione che la vita va goduta attimo dopo attimo, al massimo, sempre di più perchè in fondo potrebbe essere l'ultimo, Joshua corse via dalla città in macchina.

Inseguì la sensazione che forse un giorno o l'altro Lei, Ibrid, o una donna nata in Giappone 1976 potesse dargli la soluzione ai suoi dubbi sul perchè l'uomo ami.

La macchina frecciava, mentre la cenere dell'ennesima Pall Mall accesa si scontrava con il metallo riarso da quel caldo innaturale per il mese primaverile che viveva in quegli istanti.

Cenere che rassomigliava troppo a polvere di mattoni rovinati. A Joshua vennero in mente i palazzi che, da bambino, osservava da lontano e temeva con una sorta di timidezza.

Credeva che ci fossero i fantasmi dentro. Ora i fantasmi gli erano intorno, e Joshua ci conviveva naturalmente.

Fantasmi buoni, intriganti, affascinanti come le Pall Mall, che non sai perchè ne fumeresti una in più, anche se ti fanno male.

giovedì, maggio 11, 2006

Chi era, chi sei

Sei tu che senti quell'odore di polvere e buio intorno a te, Joshua?

Cosa ti spinge a pensare che sei sempre tu a guardare ciò che hai di più caro al mondo rimanere estasiata verso un ricordo morto?

No, caro Joshua, il tuo essere solo non è che l'ultimo passo di una storia che ha ancora molto da dire.

Ma non su questa falsariga.

Perchè nel rifiutarti di essere coraggioso, caro Joshua, ha solo perso un'occasione per giustificare la tua voglia di felicità.

Dovevi spingerti oltre, dopo la maschera di un libro dalla copertina bianca o dalla solitudine passiva di un sorriso dipinto sul volto di Ibrid.

Sei tu, Joshua, che hai nascosto a te stesso la verità che in realtà hai sempre saputo: che Ibrid è vissuta anche prima, che Ibrid ha solcato anche altre vite, altri mondi, prima di conoscere il rigoglioso amore che vi unisce.

Oggi Joshua sei solo un giovane che osserva uno sconosciuto appoggiare gli occhi su di lei e leggervi solo un sentimento oltre il semplice ammicamento.

Tu hai sempre saputo chi era Siebel_boy, ma lo hai negato a te stesso.

Oggi sei qui, seduto, Joshua, che osservi passivo.

Sei tu, o forse è un altro?

Joshua, riprendi in mano le redini del gioco, o il gioco ti ridurrà come palazzi polverosi, luoghi che hai sempre negato potessero spaventarti ma che evitavi da bambino con la cura di chi sa di aver paura.

Quei luoghi ora sostituiscono l'Eden che avevi costruito per Ibrid.

Sempre che tu non riscopra chi sei, perchè sei. Lo puoi fare, Joshua.

[Dal diario di Furio, scritto a penna dopo il ritorno dalla cena in cui Siebel_boy riaveva ascoltato la voce di Ibrid]

domenica, maggio 07, 2006

La verità alle spalle















Furio, Arianna, Ibrid e Joshua si incontrarono un mercoledì per una cena a quattro.

La prima coppia, d’altronde, era nata grazie alla seconda, e un minimo di gratitudine lo si poteva mostrare acconsentendo ad un invito a cena.

La pizzeria gremita, i discorsi soliti, Furio che rideva con il tipico modo di chi non può parlare, annotando nel suo blocchetto innumerevoli vocaboli non riproducibili a segni.

Ibrid e Joshua, nonostante le scorie che la storia del libro aveva lasciato, vivevano la serata scambiandosi sguardi, stringendosi le mani e commentando i fatti che la conversazione trascinava con sé come una vera coppia.

Impercettibilmente, però, fra le due coppie vivevano differenze sostanziali e poco definibili: sembrava che il silenzio di Furio parlasse di più del vociare di Joshua, sembrava che le carezze di Arianna, nonostante fossero meno di quelle elargite da Ibrid ai rispettivi consorti, fossero più vere.

A notare questo piccolo segnale fu un giovane, seduto qualche tavolo più in là, in compagnia di un libro e della propria solitudine.

Il giovane notò le due coppie quando entrarono: era però capace di non farsi notare, e così fece, fino a quando, compreso che il momento era giunto, ecco che si alzò.

Furio fu il primo a riconoscerlo. Arianna, invece, espresse meraviglia. Avevano capito chi era.

Il giovane si fermò alle spalle di Ibrid: Furio si alzò e lo abbracciò.

Arianna rise, e Joshua sorrise, credendo che quello dietro di lui fosse semplicemente un amico dell’ex collega.

Ma una cosa lo colpì: dalla tasca di una sgualcita giacca di simil velluto, spuntava un libricino bianco, sulla cui parte posteriore spuntava un nome: scrittore F.

Capì quando Furio gli disse, esprimendosi con gesti meccanici di una velocità impressionante: «E’ lui».

Siebel_boy stava dietro a Ibrid, e Ibrid lo sapeva fin dal momento in cui aveva girato la testa, per rigirarla subito come a distogliere lo sguardo.

La sua mente era tornata là sulle dune di un mare prosciugato, fra la porta che unisce cielo e mare, volando su raggi di luna e saporite esalazioni di estate.

La sua mente aveva riscoperto chi era Siebel_boy, senza però ricordare chi fosse in realtà.

Le aveva fatto scoprire molte sensazioni diverse, e ora quelle sensazioni le viveva nuovamente. Ma senza ricordare il nesso con quel giovane così apparentemente distante da lei.

Joshua non fece una piega, anche se capiva che Siebel_boy era stato qualcosa per Ibrid.

Il giovane non poteva sapere che, in un angolo remoto del pianeta, in un tempo passato e indefinito, avevano unito le loro labbra per giurarsi eterna presenza reciproca.