venerdì, maggio 12, 2006

Come una Pall Mall


La mattina dopo la serata in pizzeria, Joshua si svegliò con un impellente bisogno di fumarsi un Pall Mall.

Strano gusto lascia il fumo: più fumi, più fumeresti. Una droga che talvolta però aiuta.

Joshua sentiva che la scena che gli si era parata davanti non era il meglio che potesse aspettarsi.
La sua ragazza, alla vista di Siebel_boy, non seppe far altro che stringergli la mano, per poi chiudersi in un silenzio malinconico e pieno di significati.

Il significato che può assumere un silenzio non può che essere più forte di quello che assume un urlo liberatorio.

La serata si era conclusa nel silenzio, rotto solo dall'amissione di quella ragazza ermetica come una poesia di Ungaretti: «Non so, Joshua, sembrava che lo conoscessi da una vita».

Joshua uscì dal suo balcone osservando il giorno che veniva, un sabato senza quel nuovo lavoro che tanto lo aveva coinvolto senza però distorglielo dal suo nuovo amore.

Lei. Ogni tanto tornava. I suoi capelli biondi. La sua bocca. La sua anima.

Joshua non ripensava a Lei da quando Ibrid lo baciò la prima volta, nel piazzale.

L'aveva rimossa, fino a scordarsene completamente.

Ma ora, con Ibrid che sembrava scordarsi di chi fosse il vero, unico amore di quel momento, il sapore di Lei tornava prepotentemente nelle sue papille gustative, come assaggio di cioccolato alla sagra del paese.

Si vestì, Joshua, e prese la macchina.

Corse giù per la tangenziale, lasciandosi illuminare dal sole che rendeva quel sabato mattina una specie di ferragosto anticipato, in cui il rumore dell'aria che sfreccia sopra la carrozzeria dell'auto si mischia al calore umido che stagnava intorno alla città.

E su, su, lasciandosi coinvolgere da mille canzoni diverse, da una sigaretta dietro l'altra, inseguendo quella sensazione che la vita va goduta attimo dopo attimo, al massimo, sempre di più perchè in fondo potrebbe essere l'ultimo, Joshua corse via dalla città in macchina.

Inseguì la sensazione che forse un giorno o l'altro Lei, Ibrid, o una donna nata in Giappone 1976 potesse dargli la soluzione ai suoi dubbi sul perchè l'uomo ami.

La macchina frecciava, mentre la cenere dell'ennesima Pall Mall accesa si scontrava con il metallo riarso da quel caldo innaturale per il mese primaverile che viveva in quegli istanti.

Cenere che rassomigliava troppo a polvere di mattoni rovinati. A Joshua vennero in mente i palazzi che, da bambino, osservava da lontano e temeva con una sorta di timidezza.

Credeva che ci fossero i fantasmi dentro. Ora i fantasmi gli erano intorno, e Joshua ci conviveva naturalmente.

Fantasmi buoni, intriganti, affascinanti come le Pall Mall, che non sai perchè ne fumeresti una in più, anche se ti fanno male.

1 commento:

pietro ha detto...

come una pall mall... già...

[colonna sonora: la valse d'amelie - yann tiersen]