venerdì, giugno 23, 2006

Lacrime, domande e una corsa


Tornando a casa Ibrid si sentiva felice.

Ma nonostante questo le lacrime non facevano che precipitare verso la polvere della terra, mentre i piedi alternavano i passi nella danza più antica del mondo, la corsa.

Furio era tornato da Arianna, muto come era venuto.

Ora era solo lei. A casa, a casa, si diceva.

Una corsa sfrenata, in mezzo al traffico.

Ma il traffico, no, quello non esisteva.

Era come essere su una nave, in mezzo al nulla.

Verso il sole, verso l'orizzonte. Ibrid correva, piangeva, si domandava.

«Ma come avevo fatto a dimenticarlo?» Ibrid rincorreva i sogni passati negli anni della sua infanzia, quel principe collezionista di capelli e di sguardi, che dipingeva il cielo attraverso il pino alto fino al cielo e l'intreccio di mani sempre nuove, nonostante fossero solo quattro.

«Joshua mi perdonerai?» Si chiedeva Ibrid mentre la borsetta le rimbalzava fra braccio e costole, alternando rumori di cellulare sbattuto contro pacchetto di sigarette a tintinnio di un mazzo di chiavi.

Niente è più bello di una ragazza innamorata, niente è più dolce delle lacrime che sgorgano da due occhi meravigliati dalla bellezza di un amore nuovo.

Amore nuovo? No.
Amore riscoperto? Forse.
Amore felice? Chissà.
Amore ricominciato? Potrebbe essere.
Amore difficoltoso? Certamente sì.
Amore nascosto? Anche.
Amore vitale? Ora decisamente.
Solo amore? Ora sì.
Finalmente Ibrid, finalmente.

Corri felice, Ibrid, perchè è ora di riscoprire il pegno più vero.

E di riviverlo in pieno.

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