giovedì, giugno 08, 2006

Parole di ricordi, ricordi di parole
















I pantaloni inpolverati dalla caduta, una tazza di caffè, brezza leggera che segnala come il tempo cambi al di là di ogni certezza.

Furio. Ibrid. E, finalmente, un ricordo.

«Sapevo che un giorno avrei capito, Furio. Guardavo il mio piccolo mondo segnato dalla soglia immaginaria delimitata dal tappeto, e osservavo la libreria di mio papà. Il mio ripiano sarebbe stato quello più basso, il mio regalo per i 5 anni. Mio papà mi diceva sempre che ad una studentessa di prima elementare un posto dove tenere i libri sarebbe stato indispensabile. Fu lì che appoggiai, tirandomi il più possibile sulle punte, i miei primi libri. Fu lì che riposi "Il piccolo principe".

Ma si sa che ciò che da piccolo ti sembra irraggiungibile crescendo diventa afferrabile e, infine, limitante. Fu così anche quando scoprii che "Il piccolo principe" aveva una fine, una strada comunque conclusa, senza via di uscita. Scappai, come scappano quelle persone che sanno che forse i sogni sono solo una piccola manciata di sabbia ai cigli della spiaggia, a formare un castello che la marea porterà via con sè... Dall'asilo lo guardavo credendo in lui, sognando un futuro con lui e in quel suo costante essere fuori da ogni canone che conoscevo.
Fu così per tutti gli anni che seguirono, fino a quando mi resi conto che di quel suo essere rassicurante e misterioso non rimaneva che una sottile linea di egoismo...
E lo lasciai alle spalle, volgendogli le spalle e facendo finta che lui non esistesse. Lo dimenticai quando trovai l'affetto di altre braccia, il calore di altre labbra, lo sguardo di altri cieli posati sulla mia coscienza. Fino a quando l'ho riscoperto, quella sera. Arianna mi ha guardato con sospetto. Lei ha capito. C'era anche lei quando, seduti in un prato grande come il mondo, leggevamo il mio libro, "Il piccolo principe". E non capivamo come, ne perchè, le parole e le immagini fossero un'unica grande carezza sul nostro viso...
L'asilo, il mio capello sulla sua scarpiera, la mia voglia di amarlo all'infinito, anche se sapevo che un giorno sarebbe cambiato tutto... E il mare di Aral, la consapevolezza che un giorno anche il paradiso più perfetto muta fino a diventare una sorta di deserto artificiale. Lui credeva di non essere altro che questo senza di me.... ma non ha mai saputo che io, senza di lui, non potevo che divenire questo. Dopo l'altra sera, ho ripensato a tutto questo, a quando le nostre mani si stringevano mentre camminavamo sotto il pino alto fino al cielo, e ci sedevamo per leggere "Il piccolo principe"... Ora ricordo, Furio. E prego che Joshua non mi odi. Perchè ora ricordo Siebel_boy».

Furio era muto, ma se avesse potuto parlare non avrebbe potuto dire nulla.

Poteva solo porgere a Ibrid una cosa.

La stampata della lettera di Siebel_boy.

Il mare di Aral non risorgerà tanto facilmente. Ma, forse, risorgerà.

1 commento:

la rochelle ha detto...

i sogni - dice siebel_boy -
sono solo una piccola manciata di sabbia sulla spiaggia.

tu che cosa vedi? - gli chiede il piccolo principe mostrandogli il disegno di un cappello