lunedì, luglio 31, 2006

Il mare di Aral nelle mie mani


Il mare di Aral è un'immensa distesa di morte.
Fu per questo che, leggendo i racconti dello scrittore F, Siebel_boy diede modo al proprio io di innamorarsi di quel racconto, "La sabbia del mare". In quel periodo, Ibrid non era altro che un ricordo... e nel ricordo, Siebel_boy ritrovava solo pentimento e morte. Pentimento sul modo in cui la loro storia si era conclusa, morte per quello stato interiore che non lo lasciava mai, che non faceva altro che renderlo ancor più pieno di rimorsi.

La storia del mare di Aral era simile alla loro storia.

Un qualcosa di rigoglioso, cominciato agli inizi del cammino in questo strano mondo. Si erano conosciuti durante l'asilo, Ibrid e Siebel_boy.

Si erano giurati amore eterno
quando l'eternità ti sembra un qualcosa di raggiungibile in pochi, semplici passi. Erano cresciuti, mano nella mano, come solo i bimbi sanno fare, tenendo per sè quel piccolo mondo privato che è stato il loro cammino di crescita. Crebbero sognando di preservare quella loro semplicità, che li aveva distinti da tutti i loro coetanei, durante gli anni della scuola.

Ritrovavano, come placido scorrere di onde durante le prime ore del mattino, il piacere di sentir rallentare i battiti di una vita troppo spesso troppo veloce, apprezzando un semplice ballo alla luce della luna che ad un sosfisticato party in collina, organizzato da personaggi troppo distanti da loro.

Amavano trovare punti di rottura con le mode, mentre accarezzavano l'erba che li accoglieva in pomeriggi di primavera sempre troppo corti, mentre tentando di studiare, osservavano il cielo e si lasciavano plasmare da quella enorme distesa d'azzurro: così, in quella pace dei sentimenti, le loro mani si incontravano ancora, stringendosi come fosse la prima volta, stringendosi come fossero ancora ad osservarlo, il cielo, da sotto quell'abete che sembrava non finire mai.

I loro anni trascorsero, facendo scivolare con sè sguardi, parole, corse e strilli, giocando alla vita e pensando che mai e poi mai si potesse ritrovare la fine.

Passione, amicizia, dolore, compassione, misericordia, solitudine, rabbia, delusione, gioia. Amore.

Tutto era in quello che sembrava essere il completamento definitivo, la tappa conclusiva del viaggio.

Finchè... come il mare di Aral conobbe per mano di uomo la secca eterna, anche per Ibrid e Siebel_boy venne il tempo del ritiro delle acque.

Capitò una notte, che le loro mani non seppero più trovarsi, come quei pomeriggi sul prato, quando osservando il cielo i loro movimenti erano guidati dal bisogno di sentirsi uniti.

Si ritrovarono staccati, senza capire che proprio in quel momento le loro mani avrebbero dovute essere unite fino alla fine, senza temere, senza aver paura di perdere il contatto.

Mancò, come mancò ad Aral, la volontà di credere che tutto era recuperabile.

Mancò la fiducia cieca, quella che li aveva portati a promettersi, all'asilo, di vivere in eterno mani nelle mani.

Finì così la loro corsa, uniti nel corpo e nella mente.

Come la secca del mare di Aral, Siebel_boy regredì senza possibilità di risalire la china.
Mentre Ibrid cadeva nell'amnesia, Siebel_boy si corrucciava, perdeva speranze.

Non capiva più il perchè. Non sapeva più perchè.

Le sue mani orfane di Ibrid conobbero la solitudine, per la prima volta senza alcuna possibilità di alleggerirne il peso con qualcuno di amato.

Nel buio dell'esistenza, ecco che un giorno, il libro dello scrittore F.

"La sabbia del mare". Le analogie. Un nuovo amico... e la riflessione, per la prima volta nella sua vita passata a correre in luoghi in cui non esiste il tempo.

Sullo sfondo, il mare di Aral che, inconsapevole protagonista della sua vita parallela, continuava a morire per mano di uomo.

Un pò come Siebel_boy, protagonista di una storia suo malgrado costruita dalle sue mani, che pareva finire male. Pareva.

Perchè la loro storia può ricominciare a vivere, ora.

Rimane il mare di Aral, l'immensa distesa di morte.. monito agonizzante per tutti coloro che toccano la perfezione con le proprie mani, affinchè essa rimanga immutata.

6 commenti:

Luna ha detto...

affascinante

Fra ha detto...

Beh... grazie.

Spero tu possa leggere l'intera storia. Mi farebbe molto piacere.

la rochelle ha detto...

comunque fare continuo riferimento ai vecchi post mi sembra una cosa d'aiuto per i nuovi lettori (e anche per me!)

sai che se scrivi su google ibrid e siebel_boy ritrovi quasi integro il tuo romanzo?

la rochelle ha detto...

dimenticavo: fico il post...

Fra ha detto...

Grazie fratello.

notedibordo ha detto...

Spunti interessanti... La solitudine costringe a guardare in se stessi e a fare memoria. Per non diventare una distesa di immobilità, alla ricerca di una perfezione che non ci appartiene.