sabato, luglio 15, 2006

Il mare















Joshua guardava l'infinito
nella sua nuova veste di uomo corazzato dal muretto sul promontorio.

Immaginava come sarebbe stata la sua vita senza Ibrid, che l'aveva legato a sè per un periodo più o meno lungo.

Ora Ibrid era probabilmente già con Siebel_boy.

O forse no, ma questo a Joshua non interessava.

Il fatto è che quel panorama era troppo legato a Ibrid, al suo profumo, alle sue labbra, al suo modo di essere Ibrid, la ragazza venuta da chissà dove, chissà come, per prorompere come suono di chitarra elettrica in mezzo al silenzio del teatro.

Joshua guardava il panorama, immaginando storie di amori scoppiati all'improvviso, di sguardi persi nel vuoto e di baci rubati nello spazio infinito da insolite creature, gli uomini.

Viaggi che solo il cielo poteva ospitare, che solamente il cielo accoglieva nel suo infinito azzurro comprendendoli appieno.

Joshua sognava nuove storie, guardando attraverso le esalazioni di micropolveri e la cappa di umidità e intravedendo l'incontaminato bianco di nuove nuvole.

Non pensava più ad Ibrid, perchè avrebbe fortissimamente rivolgere il suo essere a qualche altra creatura.

Sentiva il bisogno di amare, più forte che mai.

ll vento spirava, mentre innumerevoli sigarette si accendevano nella mano di Joshua e indoravano la sua bocca di giovane sognatore.

Il giovane seguiva il movimento di uccelli piccoli e grandi, ascoltando le foglie muoversi a quella brezza e il lontano rumore del centro urbano.

Poco tempo era passato da quando Ibrid aveva accompagnato i suoi sogni da lassù.

A Joshua rimanevano quei sogni, rimanevano quei rumori, quelle sensazioni che non potevano non generare sogni.

La Natura sembrava volesse dirgli che lontano di lì, c'era qualcosa.

Come raggiungere quel qualcosa, a Joshua era sconosciuto.

Gli importava solamente tentare di interpretare quella voglia di libertà partorendo nuovi paesaggi, nuovi sogni, sperando che un giorno anche per lui arrivassero sorrisi e felicità.

Un mare immenso, che lui sapeva esistere da qualche parte.

Si sentiva come se il suo congiungimento di quello spazio immenso potesse essere più facile di quel che sembrava... forse, qualche anno prima il tragitto gli sarebbe parso più distante e incolmabile.

Ora però quel mare sembrava vicino, più vicino.

Non era però il mare che si era avvicinato, nell'attesa.

Il vento gli sussurava suggerimenti per i suoi sogni.

La frase che forse gli avrebbe rivolto ad alta voce, sorridendo, sarebbe stata diversa da tutto il resto.

Una frase più da padre benevolo che da compagno di scrittura mentale.

«Sei tu, Joshua, che sei cresciuto».

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