venerdì, luglio 28, 2006

Il ritratto














Carta. Una matita.

Un sole incredibile, un vento rinfrescante.

Arianna rimaneva in posa osservando le nuvole che solcavano le montagne che lontano segnavano l'orizzonte. Il suo sguardo si posava di tanto in tanto su un lungo filone di cemento scaldato dove code di macchine attendevano pazientemente il pass per tornare a casa da un semaforo.

I capelli di Arianna svolazzavano delicati sulle spalle, accarezzandole la canottiera a righe azzurre che stretta la avvolgeva.

Il suo braccio fungeva da appoggio per la testa, sostenendo il cranio da sotto il mento, mentre le gambe mezze incrociate sul muretto dove sedeva formavano un angolo di 90 gradi.

Furio muoveva agilmente la matita sulla carta, intrecciando linee che apparentemente si intersecavano senza alcun tipo di nesso logico.

Nel suo silenzio, il giovane disegnava osservando ora il foglio, ora la ragazza, consapevole di essere osservata dall'occhio vigile del rittrattista.

Quella passione gli aveva sempre dato una via di fuga: Furio in essa sapeva che poteva trovare un'esperienza diversa dallo scrivere sul proprio diario, più intima, meno legata a clichè di grammatica o di sintassi, meno legata a fatti reali ma semplicemente a immagini soggettive, in prospettiva variabile a seconda degli umori.

Si dirà, anche la scrittura lascia spazio alla libertà: ma chi sa veramente descrivere con la reale semplicità la bellezza di luoghi paradisiaci quali un prato, un monte, un ruscello?

Furio era fermamente consapevole che una matita poteva rendere mille volte di più rispetto ad una penna, se a voler esser ritratto era l'oggetto del suo amore più grande: Arianna.

Arianna era tutta sè stessa in quella posa da modella, così naturale nel suo sguardo da bimba immerso nel meraviglioso teatro che era quel giorno il luogo dove si erano seduti a rimirare l'infinito.

Un muretto, che fu un giorno meta di altri, da cui si poteva osservare tutta la città.

Furio tratteggiava, si fermava, tirava un rigo più lungo dell'altro, cancellava con la gomma rigorosamente bianca che teneva vicino alla sua gamba, riprendeva a disegnare bofonchiando e si fermava.

Una luce intermittente nel firmamento del disegno, pensava scherzando Arianna.

«Che vedi, Furio?»

Un gesto di Furio valeva più di tante parole, per Arianna.

Furio indicò con la matita il cielo.

«Ma allora che cosa stai disegnando?»

Furio indicò con la matita Arianna.

«Scusa, ma non dovevi farmi un ritratto?»

Furio annuì, sorridendo.

Arianna si sporse un pò, ripiegando le gambe e allungandosi, mentre le braccia la sostenevano in quella posizione da persona curiosa.

Furio ritrasse il block notes.

Arianna, nel tentativo di prenderlo, si trovò a pochi centimentri dal viso di Furio.

I due si sorrisono, complici.

Un bacio silenzioso, felice.

Arianna aprì gli occhi nel tentativo di capire cosa fosse il disegno di Furio.

Il block notes era completamente disegnato: una figura femminile, nell'esatta posizione di Arianna, osservva intorno a sè soli e stelle, a sua volta seduta su un pianeta simile a Saturno, circondato da anelli di varie dimensioni e sfumature.

Furio più di una volta le aveva scritto che a lei pensava come una stella.

La carta l'aveva resa tale.

Arianna continuò a baciarlo.

Chiuse gli occhi, e dentro di sè sentiva una grande, grandissima felicità.

Il sole continuava ad essere splendido, mentre il vento continuava a rinfrescare il giorno.

Ma qualcosa in più appariva all'orizzonte.
Una stella, piccola e innocua: quella di un rito sempre splendido, il rinnovo di un amore sbocciato chissà perchè, ma solido più che mai.

1 commento:

notedibordo ha detto...

Il foglio bianco è come un territorio incontaminato dove rapprendere un'idea, un'immagine. Niente è casuale, ma ogni segno viene dal tempo e da stratificazioni, percezioni, associazioni che hanno un'origine remota. L'artista le sa cogliere, attraversare e rendere visibili. Allora il disegno diventa un firmamento che racchiude una scintilla di universo. Ciao!