venerdì, luglio 21, 2006

Silenzio, è il loro momento















«Questa dovrebbe essere la conclusione della storia, di questa storia»

Lo scrittore F osservava da lontano la scena. Siebel_boy gli aveva chiesto di guardare con lui il momento il cui il mare di Aral non sarebbe stato più il deserto dell'ingordigia umana.

Lo scrittore F lo aveva seguito da lontano, e continuava a ripetere nella propria mente la stessa frase: «Quale altra conclusione ci dovrebbe essere?».

Siebel_boy stava appoggiato su un muro nella piazza centrale. Guardava di fronte a sè lo spazio occupato da nonni presi a dialogare di calciomercato e di aumento delle pensioni, mentre i nipotini giocavano a palla schiamazzando irripetibili nomi di calciatori.

Quanto calcio, quante preoccupazioni di fronte a Siebel_boy.

Di fronte, non in.


Siebel_boy fumava, respirando fino in fondo il tabacco ed sputando il fumo con vigore, godendo del sinuoso movimento dell'aria grigia nell'aria incolore.

Lo scrittore F lo guardava da più lontano, perchè credeva che quella scena gli avrebbe regalato molte emozioni, utili magari per scrivere qualche altro capitolo della sua strana e impervia carriera.

Ma che sarebbe successo? Ibrid sarebbe giunta più bella che mai, più innamorata di prima che succedesse tutto ciò che era successo, magari pronta a rivivere quello che era stata una delle svolte meno prevedibile e più dure della sua vita.

E Siebel_boy? Cosa avrebbe fatto? Quali sarebbero state le sue parole, i suoi gesti?

Lo scrittore F attendeva trepidante.

Il pullman esalava odori di città, mentre il cielo si riempiva di clacson e rombi di motore variopinti e variegati.

La strada intorno alla piazza viveva all'unisono con i giovani calciatori e i vecchi commentatori sulle panchine. Molti incuranti passanti vivevano inconsapevoli di farlo. Altri, chiusi nell'abitacolo accaldato del loro mezzo, si chiedevano quale fosse la chiave.

«Poverini!» Si ripeteva lo scrittore F, mentre guardava contemporaneamente gli inconsapevoli e Siebel_boy, percependo quanto la vita fosse stata grande e generosa con lui, nel regalargli tanta sofferenza che gli aveva permesso di arrivare a essere lì, in quel momento.

Perchè quell'attesa, pensava lo scrittore F, non è in fondo che l'attesa che tutti noi ricerchiamo? Aspettare l'Amore, il nostro Amore, certi che arriverà, pregustando il dolce sapore della serenità..

Nessuno badava a cosa facessero gli altri esseri che solcavano lo spazio della piazza e delle strade ad essa adiacenti.
Migliaia di pensieri si mescolavano, sfiorando solo i tiepidi passi di Ibrid, che con lo sguardo cercava al di là di ogni pensiero.

Tutto era cominciato... ma cosa importa rinvangare cosa era stato? Ibrid si era svegliata, e come molte altre migliaia di volte si era avventurata su un pullman, guardando fuori dal finestrino con la curiosità di chi sente di amare tutto l'universo e osserva come la vita voglia sgorgare anche là dove l'uomo non riesce a capire, non riesce a vedere.

Era scesa, osservando, con intorno una selva di immagini e di sguardi persi nel vuoto.

Siebel_boy le si avventurò incontro. Si guardarono da lontano, si osservarono mentre uno verso l'altro camminavano senza badare a cosa ci fosse intorno.

Pensieri, persone, sguardi, bambini e pensionati, palloni e gas di scarico, ma anche foglie, uccelli, alberi, serrande, erba, campanili e condomini, marciapiedi, tombini e gatti, guinzagli e cani con padrone al seguito, tacchi a spillo e clacson, canzoni e radio, urla e gemiti. Tutto sparì, mentre quella retta diventava l'unico sentiero, mentre la distanza si accorciava fino a sparire.

Lo scrittore F percepì il mondo sempre più lontano, sentendo sempre meno il rumore del vivere quotidiano e immergendosi in quella strana catarsi della realtà.

Tutto si fece quieto, fino a divenire silenzioso e placido.
Niente era più come prima? Nessuno poteva rispondere se non loro, Siebel_boy e Ibrid, anime ricostruite dopo una separazione legata a episodi di chissà quale epoca passata.

Il silenzio era l'unica cosa che il resto del mondo doveva loro. Ora il momento era solo loro.

Lo scrittore F guardava il loro momento dal di fuori, ma si sentì per un attimo parte di quella stupenda emozione.

Dentro di sè continuava a dire: «Non può che essere questa la conclusione della storia».

2 commenti:

la rochelle ha detto...

"questa dovrebbe essere la conclusione della storia"

grazie scrittore F
mi mancherai

Fra ha detto...

Beh, larochelle.. la storia ha ancora qualcosa da dire...
Lo scrittore F apparterà ancora per qualche tempo al mare di Aral..