martedì, agosto 29, 2006

Amnesiac [tum tum tum]















Tum tum tum.

Il rumore delle casse rimbombava nella testa di Ibrid per l'ennesimo sabato consecutivo.
Siebel_boy la trascinava lì, da quando aveva fatto conoscenza di quegli strani tipi che sedevano sulle panchine del giardino, nell'angolo buio della città.

Sabati e sabati a patire il loop sfrenato di chi vuol vivere più veloce della vita, fuori dalla regola che ti vede o dentro o fuori, quando sbagli uscita nella strada della tua esistenza.


Tum tum tum.

Il vibrare continuo costringeva Ibrid a fermare l'essenza dei suoi sensi, isolandosi dal resto del rumoroso ambiente, mentre come un cucciolo di cane sedeva sul divanetto del locale che li ospitava.


Siebel_boy variava le sue forme, in quelle sere: diveniva irrequieto, euforico, eccitato, esaltato, nuovamente irrequieto, fino a spegnersi nel mattino che cresceva.
Quanti sabati sera erano passati così? Ibrid non diceva mai no, al Siebel_boy che conosceva.

Durante la settimana si sprecavano le promesse che quella «Sarebbe stata l'ultima volta», uno strano percorso di perversione amorosa la portava a credere, nonostante i sabati sera non finissero mai, nonostante la loro volontà non combaciasse più come quando, infanti sotto un pino, si stringevano le mani promettendosi amore in egual misura.


Tum tum tum. Ibrid non ce la faceva più. Doveva interrompere questo stillicidio.


«PORTAMI A CASA!!!!» Maledette casse, non riesce a sentirmi.

Siebel_boy era tarantolato, in mezzo alla pista, seguendo quel ritmo senza alcun senso.

Ballava imitando altri due strani tizi, quelli che diceva fossero amici del cortile, i primi ad invitarli in quel luogo senza capo ne coda.


Erano loro a trafficcare con Siebel_boy prima di entrare nel locale, scambiandosi piccole confezioni a turno.

Ibrid ne era sospettosa.

Ma sentiva che quella gente avrebbe generato problemi, fra lei e il suo amato.


«PORTAMI A CASAAAAA!!!!!!!!!!!!!» Siebel_boy continuava a non sentire. Tum tum tum.

Ibrid lo strattonò, interrompendo il tarantolamento.
«CAZZO, MA PROVI A CAPIRE UN SECONDO?!» Meglio evitare discorsi troppo lunghi, in quello tsunami sonoro, se si voleva comprendere nella confusione.

Siebel_boy si girò di scatto, sfoggiando un sorriso inedito e inquietante. La sua conformazione facciale non aveva mai prodotto niente del genere.

Prese Ibrid con forza, serrandole i fianchi vigorosamente. Ibrid non capì subito. Si trovò in quella condizione, non impaurita, ma incredula.

Il tempo di elaborare una reazione non ci fu.
Si trovò in quell'abbraccio artificiale, mentre dietro alle spalle di Siebel_boy apparivano fra la folla i due amici del cortile, malformati da chissà quale adrenalina artificiale in una risata alquanto isterica.

Siebel_boy fissava Ibrid. La avvicinò, baciandola con una passione innaturale. Un bacio di un sapore diverso, mai provato priva, disgustoso.

Ibrid rimase schifata, tanto che dovette respingere con forza il suo compagno. Uscì dalla pista alterata per quella prova di volgarità, mentre Siebel_boy si univa alla risata maligna dei due amici di cortile.
Sentì nel suo cavo orale quel sapore salire mentre, sul divanetto, rimurginava su quanto accaduto.

Tum tum tum.
Il rumore cresceva. Il sapore anche.
Il cervello, a mano a mano che il tempo trascorreva, cominciava a non percepire più il movimento.
Vedeva intorno a sè tutto più sfocato, come se nel locale fosse calata un'imprenetrabile nebbia.


Si sentì irrigidire. Il gusto
horribilis che Siebel_boy gli aveva trasmesso con quel bacio così anomalo era ormai in tutti i suoi sensi.

Lo sentiva mentre dal palato trasmigrava nel naso, penetrandole le narici.Il suo stomaco ne era invasa.
Ibrid perdeva conoscenza, mentre i secondi scivolavano via.

Tum tum tum.

La vibrazione della cassa continuava nel suo indifferente pulsare.

La nausea si insinuò in Ibrid, figlia di quel sapore. La ragazza non resisteva più.
Chiuse gli occhi, tentando di non far caso a quella spiacevole sensazione.

Intorno a lei, l'indifferenza. Tum tum tum.
Il rumore continuava, il ballo pure.

Tutto mentre Ibrid cadeva in un sonno fatto di quel gusto odioso che Siebel_boy le aveva lasciato in bocca.


Nessuno si rese conto di quello che stava capitando.

Tutto era solo quel ritmo bestiale.


Tum tum tum.

[Fatti antecedenti l'inizio della storia]

3 commenti:

notedibordo ha detto...

Ritmi che nascondono la bellezza impercettibile o potente della natura...

Colombina ha detto...

Ti ho aggiunto anch'io noi blog amici, mi piace troppo il nome che avete scelto per il blog...

Colombina ha detto...

Colombina è un soprannome che tra l'altro odiavo al liceo, deriva dal mio cognome e dalla mia altezza, ben 1.60...
Io non ho nessuno come contributor, il mio blog nasce come profilo all'altro blog IL BLOG DEI BLOG!