martedì, settembre 19, 2006

Dormiveglia

La luce filtrava dalla fessura della persiana.

Il sole illuminava le pareti in cui rosa leggero, quadri e disegni, poster e foto si alternavano
in uno strano can can grafico, a indicare che quello era territorio contaminato da una presenza pensante.

La scrivania, odorosa di studio e di un sottile strato di polvere, ospitava accogliente
alcuni abiti stropicciati, che un tentativo di piega aveva reso più visivamente accettabili.

Nel letto, una sagoma segnava il lenzuolo dove sicure si adagiavano due coperte di diversa fantasia, una scozzere dove rosso e nero predominavano, una dove il lilla e il turchese di improbabili fiore grandi come case armonizzavano il fondo panna richiamando alla mente vecchi scenari di emozioni infantili.

I capelli di Ibrid, strompigliati, si distribuivano sul bianco della federa che chiudeva con difficoltà un cuscino apparentemente molto morbido.

I suoi occhi, chiusi in un dolce dormiveglia, sfioravano quella sottile riga di luce che, abile come lince, si era incuneata fra gli sbarramenti architettonici per preservare quel sonno sereno.

Era la prima mattina di Ibrid a casa dopo la serata in cui tutto era divenuto scuro, tutto
si era racchiuso in un asettico tum tum tum.

Ora il suo sonno era calmo, placido in quella stanza che la osservava, con la stessa materiale
intensità con cui la aveva osservata uscire nella sera che l'aveva portata al confine più sconosciuto per l'uomo.

Quella stanza che non era cambiata, che l'aveva attesa inconsapevole nel suo essere inanimata. Una stanza da cui erano però spariti, per mano di una madre che sentiva di aver toccato il fondo, i segni di un qualcosa che prima era considerato da tutti come il bene più assoluto.

Ora per Ibrid cominciava il tempo dell'amnesia.

Ma lei, ovviamente, non lo sapeva,
perchè non poteva ricordarsi di chi era ritratto, nelle foto che una volta erano accolte nella sua stanza, illuminata dal sole di primo mattino che filtrava dalle persiane e da quel dormiveglia che infondeva tranquillità.

[Fatti avvenuti prima dell'inizio della storia]

3 commenti:

la rochelle ha detto...

i capelli sono la parte che più amo di ibrid, a mio vedere sono la cosa che meglio ne caratterizza la sua singolarità.
volevo quindi ringraziarti per quell'aggettivo che hai usato per i suoi capelli, quello "strompigliati" che trovo fantastico e mai era stato utilizzato, almeno nella rete: grazie per aver reso ibrid ancora più unica!

notedibordo ha detto...

Dormiveglia, una zona di confine...

giangina ha detto...

Accade, che le parole riescano meglio di qualunque altra cosa a descrivere persone, ambienti e situazioni. Accade, che la descrizione della stanza che ho appena letto sia meglio di una fotografia.
Anche perché posso costruirla e non subirla.