venerdì, settembre 22, 2006

Se




















Era passato tanto tempo da quella notte.

Chiaro e scuro alternati nella dimensione dell'irriconoscibile, Siebel_boy che cambia ogni secondo, fino a divenire qualcun'altro.

Ibrid era scomparsa. Non poteva più chiamarla, secondo gli ordini di una madre sempre rimasta stupita in positivo e sconvolta in un momento da un giovane così repentinamente cambiato.

Se fosse stato diverso quel momento, forse sarebbe stato diverso anche il seguito della storia.

Un argomento, quello del bivio decisivo, che in Siebel_boy riecheggiava a monito di una scelta totalmente sventurata.

Cedere alla tentazione di provare un qualcosa di vietato, che poco confacesse alle sue abitudini dagli amici del cortile definite "puritane e da chirichetto".

Un suicidio, per l'animo di Siebel_boy, credere in quelle parole poco responsabili.

Stava di fronte allo specchio, seduto sul letto, sperando che potesse svegliarsi dentro la specularità dell'immagine, mentre un folletto della mente gli comunicava che era perdonato, nonostante avesse preso un senso unico vietato della propria esistenza.

Se lo specchio fosse stato un mezzo per traslarsi al di là di quella scelta sventurata, Siebel_boy lo avrebbe attraversato senza alcun indugio, a costo di tagliare ogni membrana del proprio corpo.

Ibrid era ciò in cui aveva sempre creduto, il loro amore, la loro unione più forte del tempo: perchè, si chiedeva, aveva ceduto alla tentazione di uscire fuori da quella dimensione così completa?

Seduto sullo specchio, osservava divenire intorno a sè ogni colore una varietà di grigio.

Il tarlo del pentimento era l'unica cosa che c'era in lui, ora.

Driin driin. Onomatopea abusata quando si pensa. Il telefono.

«Non so... non ne ho voglia...»

Invito fuori.

«Vabbè, dai».

Accettato l'invito.

Siebel_boy decise di uscire guardando lo specchio.
Se lo specchio avesse potuto parlare chissà se avrebbe apprezzato quella decorazione a forma di edera che ne deturpavano la specularità. Sembrava come il suo senso di colpa che si insinuava dentro la sua mente.

Bella metafora, pensò, mentre svogliatamente indossava scarpe e maglietta per recarsi all'appuntamento con un amico, ma non del cortile.

Lo specchio lo osservava, mentre si recava all'appuntamento cui non dava importanza, ma che si sarebbe rivelato probabilmente decisivo per il proseguo della storia.

Questo lo specchio lo avrebbe saputo dire a Siebel_boy, se fosse stato veramente una porta per cambiare il futuro.

Ma i se sono ingannevoli, talvolta segnano un rimpianto, talvolta un sogno.

La decisione giusta Siebel_boy, quella sera, la prese da solo.
Senza se e senza ma, con solo una grande tristezza nel cuore e un rimorso insostenibile che aleggiava fra lui il resto del mondo.

[Fatti avvenuti prima dell'inizio della storia]

4 commenti:

notedibordo ha detto...

Mi hai ricordato quanta fatalità e quanto dolore stanno nelle parole di Manzoni "La sventurata rispose". Come sarà per Siebel_boy?

Colombina ha detto...

Mi sono rimessa in pari con il racconto dopo la mia lunga assenza!

Colombina ha detto...

Dimenticavo, grazie per la solidarietà!

Colombina ha detto...

Grazie, mi fa piacere che ti piace il mio nome!!!
Però il tuo si può abbreviare, a me hanno dovuto dare altri soprannomi!

http://www.blogdeiblog.blogspot.com/ MOTOGP