venerdì, ottobre 27, 2006

Una nuova storia

Immaginate di prendere in mano una storia. Immaginate che questa storia possa esser musica su cui costruite i vostri pensieri.
E pensate di poter, come i pensieri, elaborarla fino a renderla introspettiva, biografica, unica.

Ora, il mio intento non è quello di deviarvi da questo obbiettivo, ma solamente di fornirvi la materia prima per poi provare a rispecchiarvi sul racconto che vi farò.
Perchè ognuno di noi proietta su ciò che ascolta la propria vita, provando a immedesimarsi fino a sentirsi il personaggio, il protagonista.

Quindi, dato per assodato che queste righe potranno esser lette da uomini d'affari o da casalinghe, la storia dovrà esser in grado di narrare un qualcosa che possa accogliere tutte le proiezioni, tutte le fantasie dei lettori che vorranno leggerla.

Non so se questo sarà possibile, ma so che questo sarà un gran successo se si avvererà anche solo per uno di voi lettori...Andiamo quindi a cominciare. Questa è la storia di uno strano personaggio, un personaggio particolare nella sua normalità.

Il nome? No, ancora non è il momento di dirlo. Vi basti pensare... anzi no. Pensate, e basta: non fatevelo bastare. Bene, pensate a quando prendete il pullman. Quante persone ci sono su un pullman che torna dal centro nell'ora di punta? Il protagonista di questa storia potrebbe esser uno di loro.

Quello con il walkman vestito casual con colori morbidi, oppure la ragazza bruttina che siede sempre sopra la gomma posteriore e che guarda sognante il mondo che le scorre davanti mentre percorre la strada di casa.

Potrebbe anche essere quel vecchietto corrucciato che sospettoso si tiene al palo vicino all'uscita, o anche - perchè no - il marocchino che sciattone sta accovacciato sotto l'obliteratrice.

Ora, ognuna delle persone che vedete lì, hanno una storia. E anche sè agli occhi di questa umanità indifferente paiono insignificanti, quelle storie potrebbero aver la fortuna, un giorno, di esser raccontate. Io ci proverò, anche se non mi sento così in grado di capire quanto queste storie siano meravigliosamente complesse, belle da raccontarvi.

Chi sono io, vi chiederete. Anche per questo c'è tempo. Vi basti sapere che sono uno che vorrebbe portare a voi l'emozione di vedere, come capita a me, anche nel più inutile dei batuffoli di polvere un goccio di vita. Figurarsi per le persone! So che è una sensazione inflazionata, so che mi scambierete per l'ennesimo teatrante della banalità, ma sapete... ognuno spesso si trova a dover provare a dire qualcosa.
Io lo farò tentando di raccontarvi, attraverso questo spazio, la storia di Oscar.

Eccolo lì, il protagonista: Oscar. Una persona normale, con molti dubbi e con qualche, eccezionale talento. Ma questo è il seguito della storia.. per ora, vi voglio solo lasciar immaginare. Posted by Picasa

martedì, ottobre 24, 2006

Significati, Parte 3

Questo blog cominciava con una ricerca di significati.

I due post ("Significati, parte 1" e "Significati parte 2") non erano che pagine di diario strappate dalla mia mente e riportate a lettori immaginari, perchè di gente che leggeva ciò che scrivevo, in quel periodo, non ce n'era.

Ho concluso la storia di Joshua, finalmente.
Grazie a lei qualcuno è arrivato fin qui, a leggermi, e questo per me è molto importante. Spero che possiate perdonarmi tutti gli errori grammaticali che ho commesso, così come le scelte narrative che magari non avete capito.

Ma questa voleva essere una storia anche biografica, a tratti son narrati momenti della mia vita e di larochelle, un caro amico cui devo molto e cui un giorno riuscirò a restituire ogni cosa che mi è riuscito a infondere durante questa avventura. A lui il mio grazie più sentito.

Ma ripartiamo da dove ho cominciato: i significati.

Il progetto ora continua. Lasciato Joshua alla sua vita, ora ricomincerò a narrare, se voi vorrete.
Ricomincierò con una nuova storia, nella speranza che possa prendervi anche più del melodramma di Siebel_boy.

Vi chiederete: perchè? Perchè io vorrei diventare, o vorrei confermarmi, quelli che nella mia scuola vengono chiamati i narratori, quelli che raccontano storie.

Questa del blog è stata una buona palestra, dove ho migliorato tantissimo il mio approccio alla scrittura: qui ho anche scavato fra i miei sentimenti, ne ho riscoperti alcuni di cui non ho fatto cenno, ho rimestato fra i miei dolori.

Ho lavorato su significati diversi, e nella scrittura ho trovato una strada per rivivere. Questo è un diario di chi aspira a vivere, e io nellas scrittura, per qualche attimo, vivo sul serio.

Spero che possiate accompagnarmi numerosi nella prossima storia che fra poco comincierò.
E, ovviamente, spero vi piaccia.

A presto
Fra

mercoledì, ottobre 18, 2006

Epilogo

Joshua cammina, come camminava quando lo aspettava il palazzo di cemento e smog.

La sua vita è tornata al presente, dopo la parentesi con Ibrid.
Il suo tempo è il presente, dopo un periodo parlato al passato.
Ora la sua storia ricomincia, mentre ripercorre la stessa via che lo portava nel vecchio ufficio.
Pullman e auto si mischiano a persone nello stesso modo in cui, in quei giorni, si recava al lavoro, un lavoro che mai e poi mai avrebbe lasciato.

La sua destinazione è cambiata, ora la sua vita la potrà scrivere in un nuovo mondo, una nuova dimensione fatte di persone mai conosciute e destinate a divenire parte della sua vita.

Joshua incomincia una nuova avventura, in una scuola per creativi.
Si è sentito chiamato, dopo che un giorno si è ritrovato a riflettere su sè stesso, ritrovandosi da dove era partito: con Klà, con la sua Lei, che si è rivelata essere la migliore amica su cui contare in quel momento. Ha provato, è entrato. E adesso percorre la stessa strada, per recarsi al primo giorno di corso.

Percorre le stesse strade, Joshua, con in testa la fotografia di quel periodo in cui tutto era cominciato e in borsa un libro dello scrittore F.
Glielo ha prestato Furio, producendo gesti come a dire: «Questo è il momento giusto».
Ora Joshua ha capito, cosa voleva dirgli Furio. Il suo viaggio non poteva concludersi con Ibrid, anzi: probabilmente sarebbe cominciato da qualcosa di ancora più esaltante. Quella scuola, appunto, così esclusiva, così piena di persone uguali a lui.

La vetrina di un bar riflette quel palazzo che lo aveva ospitato, e che lo aveva malamente cacciato, un giorno non meglio precisato, e di cui aveva parlato ampiamente in molti suoi scritti.

Joshua lo sorpassa, mentre guardando il riflesso pensa divertito che quella scuola che lo aspetta sta proprio lì dietro. Strano il destino, a volte. Il suo sorriso sornione diventa buonumore, mentre pensa: «Un giorno mi rimpiangerete».

Chissà, Joshua, chissà. Nel mentre comincia a lavorare a questa nuova avventura.

Ibrid, Siebel_boy, tutta questa storia è alle tue spalle.
Camminando, sei giunto al primo giorno del resto della tua vita.

lunedì, ottobre 16, 2006

Appunti sparsi dello scrittore F

Ebbene sì, ho visto tutto quello che c'era da vedere.

Ora forse potrò dedicarmi ad altro, o forse risentirò parlare di Siebel_boy, di Ibrid e di tutti gli altri.

E' stata una storia intricata.
Eppure non credo che fosse così difficile capirla per filo e per segno, anche se a prima vista potrà sembrare così.

Riassumendo, conosco Siebel_boy un giorno, tempo addietro.
Lui mi raggiunge, ci parliamo, si confida.
Lo consiglio, lo racconto in una serie di miei appunti che non pubblicherò mai.
Lo vedo mentre si ricongiunge alla sua vera metà, Ibrid.

Ci ho riflettuto, e credo che storie come queste, complessivamente finite bene, siano un bene per la mia attività di narratore. Perchè in molte occasioni sono stato tentato di chiudere un finale nel peggiore dei modi, altre volte mi è stato espressamente chiesto.

Poi però mi ricredevo, pensando che forse i miei personaggi dovevano poter godere di un destino benevolo, visto che glielo creavo io.

E quindi ecco che l'intreccio non era più intreccio, perchè il narratore rendeva tutto più semplice, faceva ricredere i protagonisti sulle difficoltà che si trovavano di fronte e tutto si risolveva nello spazio di un pugno di pagine.

Chissà che ne penserebbe Propp, nel vedere le sue funzioni così malamente sotto utilizzate.
Ma si sa, ognuno segue il suo istinto, e il mio, oggi, mi fa capire che in fondo questa tendenza nasce semplicemente dalla visione di storie tipo questa.

Ho scritto di uomini mai nati e di deserti morenti, di neve e morte che si mescolano a ultimi pensieri... ora ho imparato anche a scrivere di sguardi che suggellano un'amore fedele, microscopico rispetto alla miriade di sfumature che si possono osservare nel mondo.
Varietà meravigliose che però partono tutte dallo stesso principio, quello che di fronte a un sentimento sincero ogni barriera viene smembrata.

Sono felice di aver assistito con i miei occhi a questa storia. Ora mi sento sereno, e posso finalmente riposare, prima di ricominciare a lavorare ad una nuova storia... ricordandomi di questa, probabilmente una storia che ha saputo far crescere anche me.

Certo, un lettore si porrà ancora domande: ad esempio come hanno fatto Furio e Arianna a non incontrarsi mai prima della storia? Direi casualità.

Come ha fatto Ibrid a dimenticare l'amore della sua vita? Direi amnesia selettiva, ma lo spiegherebbe meglio un medico.

Come farà Joshua ora? Non so, probabilmente continuerà a vivere, nella speranza che la prossima vada meglio.

Per quanto riguarda me, il futuro mi è sconosciuto. Anche se i lettori non potranno che chiedersi
«Leggeremo mai "Il viaggiatore"?».

Certo. Basta acquistare il libro.
[Un assaggio del libro]

venerdì, ottobre 13, 2006

Un attimo di sereno
















«Non ricordi nulla di quella serata?»

«No, in realtà no»

«E non ti sei posta mai delle domande?»

«Solo del perchè tu abbia scelto di comportarti così»

«Perchè non sono infallibile»

«Perchè sei sempre stato uno stupido innamorato dell'avventura, dell'emozione. Ma non capisci che la più grande emozione è vivere?»

«Dipende da che significato dai alla vita»

«Allora la nostra vita non era tutta racchiusa fra te e me? Non la tenevamo in mano quando erano le nostre mani a incontrarsi?»

«Sì»

«E perchè, allora, hai compiuto quel gesto?»

«Perchè non mi ero reso conto che, seppur fossimo uniti, non potevamo rimanere uniti per sempre senza una totale dedizione. Credevo il nostro amore in grado di rigenerarsi, ma forse mi sbagliavo. Non perchè non credessi in noi, ma semplicemente perchè in noi ero sicuro di avere un appoggio sicuro»

«Lo avevi»

«Lo ho»

«Solo perchè non ti sei arreso, e io non sono mai stato in grado di dimenticarmi di te»

«Ma se non sapevi più neanche chi ero!Arianna me lo ha detto molte volte in tutto questo tempo in cui siamo stati separati»

«Non avrei mai potuto dimenticarmi di te. Non sapevo che esistevi, ma sentivo che mancava qualcosa. E questo qualcosa eri tu»

«Joshua non ti ha completato?»

«Non come te. Perchè ognuno sulla propria strada incontra qualcuno che si rivela essere un attimo di sereno, destinato a durare tutta l'eternità. L'amore è talmente grande da raccogliere ogni sfumatura, ma non può raggiungere il suo massimo fulgore se non in un'unica persona. E quella persona, per me, non puoi che essere tu»

«Cosa ne pensa tua madre, di questo?»

«Non so, ma questo non vuol dire che non lo accetterà. Non posso rinnegare il mio destino»

«Io sarei il tuo destino? Come? Come posso esserlo dopo tutto quello che è successo?»

«Perchè io ti amo, a prescindere»

«A prescindere anche del male che ti ho procurato?»

«Il male che mi hai procurato tu lo pensi tutto in quella notte, ma non puoi capire che il vero male sia stato solo la rottura di quello che eravamo. Io stavo male perchè non riuscivo più a ricordare il significato dell'amore. Ma ora che tu sei tornato, nei miei pensieri e nella mia vita, ora tutto mi è meno oscuro»

«Non potrò mai perdonarmi per quello che ti ho fatto. Ma non permetterò mai più a me stesso di perderti. Guardavo il vuoto intorno a me, e non capivo perchè fossi stato tanto stupido. Ora però non commetterò più lo stesso sbaglio. Perchè solo con te mi sento vivo, e perchè solo con te mi sento me stesso. Vorrei riuscire ad essere come sono con te anche con il resto del mondo»

«Ci riuscirai solo guardando avanti. Il domani è solo un passo verso l'immensità. E tu l'immensità, probabilmente, oggi non la vuoi guardare fino in fondo»

«Come faccio a guardare l'immensità fino in fondo? Un fondo non ce l'ha. E poi la mia immensità io ce l'ho davanti a me, davanti agli occhi. E sai qual è la cosa splendida di tutto? Che io all'immensità posso anche dare un bacio, facendola sentire la cosa più importante della mia vita»

«Adulatore»

«Ti amo»

«E qualcuno scriverà di noi? Del grande amore fra Siebel_boy e Ibrid?»

«Chi ti dice che qualcuno non lo stia già facendo?»

[Dal diagolo sostenuto da Ibrid e Siebel_boy, dopo l'incontro avvenuto in piazza sotto gli occhi dello scrittore F]

giovedì, ottobre 12, 2006

From_Aralsea@yahoo.it .


Ciao.

E' passato diverso tempo dal nostro incontro, e nonostante tu non sappia neanche il nome di mia sorella, credo che fra noi ci sia un rapporto di amicizia saldo.

Sai cosa ho fatto a Ibrid, come sono entrato in un deserto morto e come non riesca a trovare la strada per uscirne. Una sensazione che non riesco a sopportare.

Vedo intorno a me persone che si muovono come insetti, senza rendersi conto di come la vita sia fatta per esser vissuto, non sopravvissuta. Non si sente che odore di indifferenza, senza consapevolezza che ogni ora avrebbe senso vivendola al pieno dei nostri sentimenti.

Avevo legato questa idea di vivere a Ibrid, alle sue mani, ai suoi capelli, che legavo da piccolo in un posto segreto e di cui sono sempre stato innamorato.

Oggi mi manca tutto di lei. E credo che non possa esserci vita senza lei.

Per questo Furio, devo per un pò isolarmi da tutto.
Devo capire, devo riscoprirmi, per ritrovarmi.
Ti chiedo scusa, e ti chiedo di attendermi. Saremo sempre amici, ma ho bisogno di silenzio.

Ci sentiremo, un giorno. Quel giorno, avrò forse capito quale sia il sentiero per uscire dal mio personalissimo mare di Aral.

Ciao

[Fatti avvenuti prima dell'inizio della storia]

mercoledì, ottobre 11, 2006

«Non dirLe nulla»




















Le chiese il silenzio, sperando che almeno lei non fosse stata cancellata da quella serata balorda.


Arianna non doveva perdere un pezzo importante della loro storia, nonostante fosse strettamente legata a lui.

Parlarono molto, e Arianna si sentì prigioniera di quella promessa, strappata dalle sue labbra grazie a molte lacrime sgorgate dagli occhi di Siebel_boy.

Avrebbe voluto, per la prima volta, uscire da quella sua aura di tranquilla ascoltatrice per finalmente assumere un ruolo attivo nella storia.

Ma la volontà di suo fratello era più forte anche della sua volontà di agire per far del bene.
Si sentiva vincolata a quella strana storia di amnesia e dolore, non solo perchè coinvolgeva due persone a lei care. Perchè aveva come il presentimento che fosse la strada giusta, nonostante si presentasse molto difficile, che ognuno avrebbe trovato il suo destino. Ma aveva tanta paura di soffrire.

«La cercherò al momento opportuno - le disse la notte prima Siebel_boy- quando so che non potrò fare più del male, a lei e a me».

«Quando capirai il momento?» le rispose Arianna. Non ricevette risposta.

Siebel_boy osservò come nel giorno programmato per l'incontro con Ibrid, Arianna curò ogni minimo particolare nel prepararsi, adornandosi con vestiti di colori morbidi e velando il suo viso di un leggero tono di trucco. La madre di Ibrid la aveva chiamata qualche sera prima, dicendole che Ibrid si era ripresa, e che sentiva il bisogno di vedere un'amica, la sua amica.

Non ricordava però niente di quale fosse l'origine di questa amicizia, del rapporto che la legava al fratello.. che era stato ovviamente rimosso. Arianna aveva concordato con la madre di far vivere ad Ibrid la sensazione che la loro conoscenza fosse germogliata su altri lidi, separando nettamente l'origine del loro rapporto e la storia con Siebel_boy.

Di questo, il giovane era consapevole, e per questo, si struggeva.
Ma il pensiero che almeno Arianna avrebbe preservato Ibrid, lo rincuorava parzialmente.

La guardò mentre legava con un fiocco ne troppo lungo nè troppo corto i lacci delle scarpe, mentre ordinatamente metteva i suoi oggetti nella borsa, incartava una torta preparata la sera prima da mangiare a casa di Ibrid, avvolgendo la stagnola attorno al vassoio simmetricamente, in modo che nessuna briciola potesse fuoriuscire dall'involubro.

Una perizia dei particolari che Arianna metteva in ogni cosa che faceva. Siebel_boy la ammirava anche per questa sua precisione, attenta in ogni movimento, come se tutti i gesti fossero pezzi di un rituale.

Indossò un giubbottino leggero finemente abbinato con i colori del vestiario scelto.
Prese borsa e sacchetto con torta e si voltò verso Siebel_boy.

«Sai cosa fare, Arianna».
La ragazza accennò un assenso con il capo. La porta si aprì, si richiuse, lasciando entrambi soli.
E mentre Arianna si recava a casa di Ibrid trattenendo a stento il pianto, Siebel_boy si mise a scrivere una lettera al computer a Furio, dove gli comunicava che per un pò avrebbe preferito star da solo.

Scrisse anche ad altri amici, la stessa cosa.
Cominciava per Siebel_boy un periodo di quiete, mentre il mondo avrebbe continuato a girare, incurante.

[Fatti avvenuti prima dell'inizio della storia]

giovedì, ottobre 05, 2006

Arianna




















Arianna era una ragazza silenziosa e appassionata.
Lo era sempre stata, prima e dopo la storia che le aveva cambiato la vita.

Non aveva mai sforato da quelli che erano i canoni tipici della ragazza qualunque, non esasperando la propria vita come facevano molte sue amiche di scuola, e poi dell'università.

Non aveva mai fumato una canna, e non aveva mai carpito il segreto che sta nella bellezza dello sballo da alcool o da troppo sesso.

Usciva come ogni giovane della sua età, seguendo spesso gli orari che mamma e papà le davano; spesso, perchè in fondo qualche sera qualche minuto di ritardo si offriva sempre alla dea Giovinezza.

Aveva poco tempo per i ragazzi, nonostante non fosse una di quelle che necessitasse di ricercare qualche amore fugace. Le piaceva leggere, capire, analizzare, sempre nel silenzio.

Scriveva sul diario parole legate solo dalle sue sensazioni, componendo poesie, piccoli racconti, ispirandosi a storie inventate e favole vere, fregandosene di tendenze e canzoni passate troppo alla radio.

Per capirlo, bastava guardare la sua camera da letto: un ricettacolo di quadri e composizioni fatti da lei, senza alcun richiamo al mondo sintetico che la realtà massificata le passava.

Il suo rifiuto al conformismo non la portava ad assumere pose ancor più stravaganti, anzi: la sua era semplicemente osservazione, senza alcuna attrattiva.
Le piaceva di più pensare alla sua ispirazione, alla sua voglia di espressione e, con questa, contornare il proprio ambiente.

Sul letto, capeggiava un disegno, fatto negli anni dell'asilo.

Guardava il cortile dove giocava durante i primi anni della sua esistenza, che conosceva già prima di averci messo piede, e lo aveva disegnato immaginandolo secondo le parole di una persona a lei molto cara.

Arianna seguiva delle orme senza rendersi conto di seguirle.

Si immaginava lei stessa immersa nelle stesse emozioni che avevano coinvolto quella persona che l'aveva riempita di racconti, di disegni fantastici di vite ideali, si aspirazioni.

Era cresciuta vivendo la propria vita come una piccola favola, imparando ad amare prima di tutto l'esistenza senza esitazioni, quella che ti porta a respirare giorno per giorno la magia dei minuti che passano, senza per questo sentirsi malinconici.
Arianna era così, prendere o lasciare.

Vennero i giorni in cui si innamorò di un giovane muto, di cui peraltro aveva sempre sentito parlare. Non avrebbe mai potuto immaginare come tutto si sarebbe formato intorno a lei.

Furio era il suo nome, e lo conobbe grazie a una ragazza con cui aveva stretto amicizia anni e anni prima, Ibrid.

Arianna l'aveva conosciuta un pomeriggio strano, di cui non ricordava ne come ne perchè, era troppo piccola. Le presentazioni, se le loro mani si fossero strette o se Ibrid l'avesse trattata come avrebbe fatto negli anni a venire, non se lo ricordava.
O meglio, le sembrava di conoscerla fino dal giorno della sua nascita.

Si ricordava solo che Ibrid le venne incontro mentre giocava sotto un pino alto fino al cielo, un pomeriggio, mentre l'orario dell'asilo volgeva al termine.

Ibrid era andata a prenderla all'asilo, perchè aveva mangiato a casa sua, dopo la scuola.
Dopo molti anni, Arianna sentiva ancora ricordare alla sua mamma quanto erano belli i tempi in cui Ibrid andava a mangiare a casa loro.

Non solo per mangiare, ovvio, ma soprattutto per la compagnia, questo Arianna lo sapeva.
La compagnia di suo fratello, affettuosamente battezzato Siebel_boy.

lunedì, ottobre 02, 2006

Da dove venne il consiglio di Furio














Furio frequentò spesso Siebel_boy, dopo la sera in cui il fato volle metterli vicini.
Di lui lo attirava quella malinconia variegata, fatta di attesa e di pochi orizzonti.

Lo attirava un discorso ricorrente, Ibrid: la ragazza lasciata per uno sbaglio commesso a causa della sua debolezza e della pochezza di alcuni esserini che aveva conosciuto in cortile, quando era bambino, che prepotentemente gli si erano parati davanti all'improvviso una sera, cresciuti e solerti nel guidarlo sulla strada sbagliata.


Uscirono insieme, Furio e Siebel_boy, comunicando a gesti.

Si scrivevano, attraverso il cellulare (Furio non parlava, l'sms era l'unico mezzo per "sentirlo" via telefonino) oppure, più spesso, attraverso le email.

Si erano re incontrati sempre in quel locale, cominciando a comunicare attraverso i gesti sul perchè, quella sera, Siebel_boy avesse parlato del mare di Aral.

Siebel_ boy si scusò, passando poi a spiegare che quella sera per lui tutto era fatto come di sabbia, e non riusciva a distogliere il pensiero dal proprio senso di colpa.

Un senso di colpa che, proprio come sabbia che viene dal deserto e si deposita sulle coste oltre il mare, gli aveva colorato artificialmente l'anima, rendendola totalmente negativa.

Il discorsò poi scivolò su tematiche pressochè inconcludenti, tipiche di giovani che vivono secondo dei canoni giovanili. Furio si stupì, però, di una cosa.

In molti si fermavano a chiaccherare con Siebel_boy.

Lo salutavano, lo ringraziavano, lo invitavano ad uscire e si offrivano di offrire. A tutti strinse la mano, presentandosi con il solito gesto della mano.

Alcuni gli chiesero se era muto, altri risposero a gesti. Furio non badava più a queste diversità percettive, tanto a lui interessava poco apparire al mondo come comune.

Sapeva di esser diverso e bellissimo nella sua diversità, perchè carpiva i segreti del silenzio anche quando intorno a lui era il caos.

Siebel_boy era ringraziato, in molti citavano episodi in cui il suo apparire era seguito da consigli e atti d'aiuto decisivi. Siebel_boy aveva molti amici: molti, erano amici che gli dovevano un favore.

Furio capì che Ibrid per Siebel_boy era stata, probabilmente, oltre che un amore assoluto, anche una sorta di musa ispiratrice negli atti, nei comportamenti.

Lo aveva migliorato, spingendolo quasi a farsi avanti quando le difficoltà invadevano la vita di qualcuno che li circondava.

Erano stati, probabilmente, una coppia dedita non solo al narcisistico osservare il proprio amore, ma votata a diffonderlo.

«Dovrei presentarlo a quei miei amici che non riescono a liberarsi di un peso» pensò fra sè e sè Furio mentre ascoltava Siebel_boy parlare, ammettendo talvolta di non esser in grado di saper indirizzare verso la strada giusta gli amici che abbisognavano di un osservatore non coinvolto nelle difficoltà.

E mentre la serata correva, Siebel_boy metteva da parte per un pò i suoi persistenti sensi di colpa, mentre parlava a Furio che cominciava a considerarlo un buon amico.

[Fatti avvenuti prima dell'inizio della storia]