martedì, novembre 28, 2006

Capitolo 1 - L'espressione (4)

Le quattro ore passarono velocemente, fra una richiesta per un ristorante a Modena e un decoratore a Perugia.

Oscar forniva minuziosamente numeri di telefono e indirizzi, come se dall'altra parte della cornetta, ad attendere l'informazione del caso, non ci fossero illustri sconosciuti, bensì parenti o amici i quali necessitassero del suo aiuto.

Allo scoccare delle 13, Oscar effettuò il log off, scollegò le cuffie riarrotolando il cavo in modo da non recidere i filamenti in rame posti all'interno della guaina gommosa, spense il monitor, e si recò alla scrivania dei team leader per restituire l'attrezzattura da operatore.

Firmò il registro, soffermando lo sguardo sul lungo listato di nomi su cui ogni dipendente dell'azienda poneva la propria firma per segnalare il proprio ingresso sul luogo di lavoro. Una colonna di tratti posti velocemente, che bruscamente si interrompeva quando lo sguardo giungeva ai giovani e alle giovani che ancora dovevano arrivare, il cui turno era ancora distante pochi minuti come diverse ore.

Oscar ripensò alle parole che aveva ascoltato, alle miriadi di domande che i clienti del servizio telefonico gli avevano posto durante quella mattinata, e in precedenza, durante le tante giornate passate alla sua scrivania.

Il pensiero si rivolse alle storie che si celavano dietro quelle voci incorporee, mentre le porte dell'ascensore si aprivano di fronte a lui.

Cosa nascondeva la fretta che quella donna di Carrù aveva, nel chiedergli il numero dell'ufficio anagrade del suo comune? E l'uomo di Lecce che cercava un albergo a Firenze, perchè era così allegro? Nel chiedere di verificare la disponibilità di una camera matrimoniale in un elegante hotel 3 stelle vicino agli Uffizi, il suo ritmo cadenzato aveva assunto una strana ritmicità, come se cantasse. Stava preparando una sorpresa per il suo anniversario di nozze alla moglie, o forse voleva portare la fidanzata di una vita in vacanza durante un periodo di bassa stagione per chiederle la mano?


Il centro commerciale si era riempito, mentre la mente di Oscar si era riempita di fantasie legate a quel mondo nascosto.

Voci si mescolavano a vetrine e prezzi scontati, mentre gli odori di piatti caldi preparati dalla miriadi di tavole calde riempivano l'aria chiusa dalla copertura in metallo e plexigas.
Oscar si lasciò per un attimo trasportare da quella pienezza sensoriale. Con gesti ormai meccanizzati dall'abitudine, frugò nella tasca, prese l'ipod, lo impostò sull'album di Giovanni Allevi, e inserì gli auricolari nelle orecchie.

Avviò il brano, mentre intorno a sè la gente continuava incurante le proprie vasche nei corridoi del centro commerciale.

martedì, novembre 21, 2006

Capitolo 1 - L'espressione (3)

«Salve Oscar, vorrei che mi facesse la cortesia di dire a chi appartiene questo numero»

«Mi dica»

«0803647581»

«[brusio] non [brusio]»

«Aspetta»

«Il numero appartiene ad un elettrauto»

«Avvitani, giusto?»

«Sì, esatto, in provincia di Macerata»

«[Brusio] quello il numero»

«Senti, per far star tranquilla la mia fidanzata, mi controlla anche questo? 0802435467»

«Certo, subito. Ma sono certo che sarà di un’officina»

«Ah ah ah ah»

«Un pò di solidarietà maschile»

«Il risultato è omesso perché non ha rilasciato il dato per il trattamento dei dai personali»

«Vabbè, allora la mia ragazza si metterà l’animo in pace»

«Ma sono sicuro che lei è sincero»

«[Brusio]scopro[brusio]cos’è»

«See see vabbè. Grazie Oscar»

«Grazie a lei, buongiorno»

La chiamata si chiuse. Oscar osservò lo schermo ripulirsi dopo la ricerca compiuta per l'anonimo cliente, come se fossero state parole e sforzi buttati al vento. Quel dialogo a metà fra l'assurdo e il reale, così vicino a quel tentativo di fotografare la realtà con occhio indiscreto e oggettivo, poteva valere un posticino nel suo continuo annotare cosa il mondo gli dicesse.

Riprese il quaderno, e impugnata la penna provò ad annotare le battute che più gli erano sembrate reali, significative, alla ricerca di quel qualcosa che ancora non riusciva a definire in una sola parola, ma che sapeva esistesse. Un concetto astratto, tanto quanto quello emerso nel dialogo emerso poc'anzi quando, senza volerlo, con fare voyeristico aveva ascoltato lo scambio di opinioni delle dure ragazze, ferme in coda.

Una nuova chiamata, un'altra richiesta. Oscar rispose con la solita, abituale frase d'accoglienza.

Senza accorgersene, mezz'ora del suo turno mattutino era già trascorsa.

martedì, novembre 14, 2006

Avviso provvisorio

Causa Torino film festival, dove sono fra i giurati per l'assegnazione del premio per la miglior sceneggiatura, ho sospeso temporaneamente la stesura della storia di Oscar.

Arrivederci alla prossima settimana.

Fra

lunedì, novembre 06, 2006

Capitolo 1 - L'espressione (2)

Le porte dell’ascensore si spalancarono alle 9.00 in punto.

Oscar passò il suo tesserino magnetico nell’apposita fessura: il turno di quattro ore nel call center di sua competenza era cominciato.

Alla postazione dei capi sala dell’open space, c’erano due ragazze in coda per apporre la firma sul foglio presenze.
Oscar si appostò diligentemente dietro di loro, attendendo il proprio turno per registrarsi.

«Quindi sei stata tutta la sera a cercare di convincerlo…» disse una delle due.
«Sì, ma alla fine ho ceduto» affermò l’altra con fare deciso.

Oscar ascoltò indifferente quelle due battute, non facendo tanto caso al modo in cui le parole venivano pronunciate, ma al tono.
Una sorta di rabbia giaceva nella seconda che aveva parlato, come se quel “cedere” di cui si diceva fosse frutto di un doloroso percorso di socialità, fra lei e un terzo personaggio non presente.
Oscar si immaginava la fisionomia del soggetto in questione, come se volesse capire chi fosse in realtà e perché avesse opposto un rifiuto alle richieste di quella giovane donna.

Le due ragazze firmarono, lasciando campo libero al giovane.

Oscar appose il proprio nome sul foglio, e si recò alla sua postazione, dopo aver scelto delle cuffie decenti.
Ripose la borsa di fianco al tower del PC, piegando successivamente la giacca su di essa. Accomodatosi sulla sedia, effettuò il log in, collegò le cuffie e avviò l’applicazione per rispondere alle chiamate che sopraggiungevano.

Nell’attesa, ripensò a quelle due ragazze di prima e alla loro storia, appena accennata. Chissà quali risvolti avrebbe potuto prendere, quel “cedere” così convinto; e chissà se sarebbe stata la scelta giusta.

Oscar cercò di immaginare anche una conclusione che potesse rivelarsi sufficientemente adatta a quei personaggi: nel pensarla, continuava ad appuntare, su un foglietto di carta preso dalla borsa, una sorta di scaletta nel tentativo di ricordare ogni minimo particolare di quei momenti così sfuggevoli.

Una chiamata interruppe il suo appuntare.
«Buongiorno, sono Oscar, come posso aiutarla?» L’annotazione doveva attendere.

giovedì, novembre 02, 2006

Capitolo 1 - L'espressione

Lo sbuffo colorato dei camini riempiva il cielo di varietà grigiaste innaturali.

La città riprendeva il suo circolo vizioso come ogni mattina, mentre il sole continuava a illuminare la terra al di là di un ottobre che si preannunciava piovoso e in realtà si era rivelato primaverile.

Seduto su una panchina del grande centro commerciale dove lavorava, Oscar attendeva pazientemente che arrivassero le 9.

Appoggiato con diffidenza allo schienale, fra le sue mani spuntava un libro di piccole dimensioni, colorato di blu e giallo. La borsa, lasciata aperta a metà di fianco a lui, rompeva gli schemi della sua monocromia nera solo per uno spicchio di carta stagnola avvolta in un sacchetto per alimenti, di plastica trasparente: un panino, presumibilmente.

Oscar continuava ad ingurgitare il romanzo come se volesse finirlo entro le 9. La lettura, concentrata e attenta, riusciva a distogliere l'ascolto dalla confusione intorno a lui: le commesse che pulivano gli interni dei ristoranti, le serrande dei negozi di cianfrusaglie che cialtrone coprivano anche il suono della radio diffuso dagli altoparlanti, le urla e gli schiamazzi di alcuni giovani che esaltati correvano verso l'esercente di calzature sportive inpavidi e felici di aver marinato la scuola.

Le 9:00. Era ora di cominciare.

Oscar ripose il libro con un filo di malinconia, dopo aver lentamente aperto la borsa e avervi ricavato lo spazio sufficiente ad accoglierlo.

Mentre si dirigeva al suo posto di lavoro, ripensava a quelle letture che tanto lo avevano coinvolto, sentendosi attratto dalla necessità di spiegare, così come aveva fatto l'autore del libro accolto nella sua sacca, cosa significasse per lui ciò che vedeva intorno a sè. Una necessità impellente, probabilmente anche difficile da dipingere su una qualunque tela, con una qualsivoglia forma d'espressione.

Oscar di questo era consapevole, ma chissà come mai non riusciva al pensare l'espressione come un ostacolo, bensì una meravigliosa formula di comunicazione tutta da plasmare. Avrebbe voluto, ma percepiva anche complesso riuscire a contenere tutto ciò che voleva dire in un unico contesto: sentiva che intorno a lui c'era una moltitudine di cose da raccontare, bisognava solo trovare la strada.

Il passo era deciso, verso l'interno del suo ufficio. Sui suoi pensieri, Oscar contava molto per riuscire a superare quell'ennesimo giorno che doveva esser vissuto fra mura sconosciute e pensieri freddi.