lunedì, novembre 06, 2006

Capitolo 1 - L'espressione (2)

Le porte dell’ascensore si spalancarono alle 9.00 in punto.

Oscar passò il suo tesserino magnetico nell’apposita fessura: il turno di quattro ore nel call center di sua competenza era cominciato.

Alla postazione dei capi sala dell’open space, c’erano due ragazze in coda per apporre la firma sul foglio presenze.
Oscar si appostò diligentemente dietro di loro, attendendo il proprio turno per registrarsi.

«Quindi sei stata tutta la sera a cercare di convincerlo…» disse una delle due.
«Sì, ma alla fine ho ceduto» affermò l’altra con fare deciso.

Oscar ascoltò indifferente quelle due battute, non facendo tanto caso al modo in cui le parole venivano pronunciate, ma al tono.
Una sorta di rabbia giaceva nella seconda che aveva parlato, come se quel “cedere” di cui si diceva fosse frutto di un doloroso percorso di socialità, fra lei e un terzo personaggio non presente.
Oscar si immaginava la fisionomia del soggetto in questione, come se volesse capire chi fosse in realtà e perché avesse opposto un rifiuto alle richieste di quella giovane donna.

Le due ragazze firmarono, lasciando campo libero al giovane.

Oscar appose il proprio nome sul foglio, e si recò alla sua postazione, dopo aver scelto delle cuffie decenti.
Ripose la borsa di fianco al tower del PC, piegando successivamente la giacca su di essa. Accomodatosi sulla sedia, effettuò il log in, collegò le cuffie e avviò l’applicazione per rispondere alle chiamate che sopraggiungevano.

Nell’attesa, ripensò a quelle due ragazze di prima e alla loro storia, appena accennata. Chissà quali risvolti avrebbe potuto prendere, quel “cedere” così convinto; e chissà se sarebbe stata la scelta giusta.

Oscar cercò di immaginare anche una conclusione che potesse rivelarsi sufficientemente adatta a quei personaggi: nel pensarla, continuava ad appuntare, su un foglietto di carta preso dalla borsa, una sorta di scaletta nel tentativo di ricordare ogni minimo particolare di quei momenti così sfuggevoli.

Una chiamata interruppe il suo appuntare.
«Buongiorno, sono Oscar, come posso aiutarla?» L’annotazione doveva attendere.

4 commenti:

SiMO ha detto...

I didn't read your previous "story" - maybe it is a little bit reductive to call it like this - however I will begin to read this new one starting from now.. I'm sure I will like it!!

la rochelle ha detto...

si chiama oskar il nano protagonista del tamburo di latta. un grande libro che ho appena finito.

questo è il mio augurio: che il tuo romanzo possa crescere tanto pur rimanendo piccolo.

Viola ha detto...

Non so perchè ma immaginavo Oscar come commesso in un negozio di giocattoli...

sonia ha detto...

Immaginavo anche io Oscar in un altro ruolo di lavoro...di preciso non so in quale...

Aspetiamo il prossimo racconto!