lunedì, dicembre 25, 2006

Digressione natalizia

Esco dal mondo intra-diegetico di Oscar ed entro nella nostra realtà in occasione di un Natale particolare.

Sapete, in un anno questo blog è divenuto una fetta importante della mia vita, fra le più importanti.

Non ho mai pensato che un blog mi avrebbe portato a farmi narratore di storie, e, questa è la cosa strana, a farmi leggere.


Foss'anche da una sola persona, quella storia non sarà perduta, e sarà valsa la pena scriverla.

Quindi, a voi cari visitatori del "Diario", vorrei dedicare queste mie parole, affinchè possiate darmi la forza, come sempre, di provare a rincorrere il mio sogno: quello di divenire scrittore.

Grazie a voi ho avuto la voglia e il coraggio di provare a entrare in quella che è la mia
scuola, riuscendo a trovare le parole giuste durante l'immancabile selezione e i punti della commissione su cui fare leva.

Perchè è stato anche pensando a questo blog, a chi lo leggeva (Pietro in primis, ma non solo... anzi!) che mi son detto: «Ehi, in fondo non sei mica tanto male!».

E loro - i prof che hanno composto la commissione - lo hanno pensato come me, presumo.
Chissà se un giro nel "diario" se lo sono fatto.

A leggere alcuni commenti, avrei senz'altro fatto una buona figura.


Quindi, amici miei, vi auguro un felice Natale e un buon 2007 carico di soddisfazioni.
Sogni e realtà non sono la stessa cosa, ma a volte si possono incrociare: aspiriamo a vivere con questa consapevolezza anche l'anno venturo.


A presto,

Fra

ps: in anticipo sul capodanno, traccio un bilancio di cosa è stato questo 2006... perchè non provate anche voi a fare lo stesso?

Il 2006 di Fra, cronistoria semiseria dei momenti salienti:

2 Gennaio: parte il contratto a progetto con l'editrice La Stampa

6 Febbraio: comincia la storia di Joshua e Siebel_boy

10 Febbraio: cominciano le Olimpiadi invernali di Torino

26 Febbraio: si concludono le Olimpiadi invernali di Torino

28 Febbraio: si conclude il contratto a progetto per l'editrice La Stampa, comincia il periodo di disoccupazione

29 Aprile: nasce Carolina, mia sorella

4 Maggio: parte il contratto con l'Armando Testa, agenzia pubblicitaria

29 Maggio: la Juventus vince il 29° scudetto

9 Giugno: cominciano i mondiali di calcio

1 Luglio: muore nonna Caterina. Ciao nonna, auguri a te e a nonno.

4 Luglio: l'Italia batte la Germania in una delle partite più belle della storia del calcio

9 Luglio: l'Italia batte la Francia ai rigori nella finale di Berlino e si laurea campione del mondo

13 Luglio: selezione alla scuola Holden. Dei 5 che eravamo il mio giorno reincontrerò a scuola solo Carlitos. Anche agli altri buon Natale.

25 Luglio: Juventus retrocessa in serie B. Tutto il resto è fuffa. Auguri anche a Moggi e Giraudo, ma non a Galliani e Lotito.

10 Agosto: comincia la vacanza in Croazia. La compagnia si sfalda.

2 Settembre: comincio un nuovo contratto all'Armando Testa come account.

28 Settembre: comunicati i risultati della scuola Holden, selezione dall'esito positivo.

7 Ottobre: lascio l'Armando Testa, parte il contratto serale in call center di mia competenza.

18 Ottobre: lezione inaugurale del Master Holden, prime due ore con Alessandro Baricco. Si conclude la storia di Joshua e Siebel_boy.

27 Ottobre: comincia la storia di Oscar.

2 Dicembre: rientro dopo oltre un anno di inattività in campo con la maglia del Lingotto.
Segno il 3 a zero e godo come un'anguilla.

25 Dicembre: traccio un bilancio e festeggio il Natale

27: compio 25 anni.

E la vita continua...

sabato, dicembre 16, 2006

Capitolo 1 - L'espressione (6)

«Ehilà, Oscar».

Il saluto unanime dei compagni lo abbracciò appena la distanza fra loro e lui si fece minore di due metri.

«Ciao ragaz!» rispose Oscar, nell'abituale gergo restrittivo.

Davanti a lui Eugenio detto Gene di Gallipoli, Marco di Genova, Riccardo detto Bomber da Piacenza e Sara da Roma. Quattro di venti compagni che la sorte gli aveva affidato per affrontare quel ciclo scolastico.

E Oscar, come al solito, aveva risposto in quei primi giorni di corso con il consueto modus operandi sociale, mostrandosi poco al pubblico ed evitando le serate troppo mondane.

«Mitico, belìn, hai lavorato stamane?» chiese Marco con forte accento genovese.

«A sufficienza, le solite cinque telefonate del cazzo, poi dalle 11 tutto più tranquillo»

«Oh, me lo porti er curriculum pure a me?» si intromise Sara.

«Per lavorare lì?»

«Eggià, sennò me tocca tonnà a casa a chiedde sordi» le evidenti origine del quartiere Testaccio, pensò Oscar, si evidenziavano tutte in quella frase.
E non erano affatto brutte da intuire, anzi.

«Ma oggi vi dobbiamo beccare tutta la manfrina su Eisenstein? Io non c'ho proprio voglia di subire tutto lo spiegone su "La corazzata Potemkin", becca stramale!»

«Dai, non rompere i coglioni, Bomber, che tanto poi lo sai che Manu ne tirerà fuori una delle sue!»
Risata generale.
«Oh dai, è ora de salì» disse Sara.

«Minchia, manco la siga riesco a finire» disse Bomber con fare sprezzante.

Altra risata generale.

I giovani aspiranti registi suonarono il citofono per entrare a frequentare la lezione di linguaggio cinematografico, ognuno con aspettative totalmente diverse.
Di uguale, solo un unico grande sogno: quello di fare cinema.

giovedì, dicembre 07, 2006

Capitolo 1 - L'espressione (5)

Con passo svelto, Oscar si incamminò verso l'uscita dell'edificio.

Voci e musica creavano un unico caos al di fuori del suo auricolare. Dentro, solo il pianoforte di Giovanni Allevi e una rilassante melodia. Le porte automatiche segnavano il confine fra quel frastuono e il rumore della città. Oscar lo oltrepassò frettoloso, intenzionato a godersi uno dei suoi artisti preferiti in compagnia solo dell'aria fresca e non di annunci di sconti trasmessi via altoparlante e di urla di signore ingioiellate.

All'esterno, un sole intenso di fine estate smontava tutte le convinzioni che si fosse prossimi alla metà dell'autunno. Una calda luce esaltava le tonalità azzurre del cielo facendo pentire Oscar di aver scelto un piumino smanicato come riparo dal freddo mattutino, visto il piacevole tepore areato, nè troppo caldo nè troppo freddo.

Era ora di pranzo, ma Oscar non sentiva fame. Appoggiò la borsa sul ventre, mentre una mano prese da una tasca laterale un pacchetto di sigarette. Accendino, fuoco. Un lieve rigolo di fumo. A Oscar sarebbe bastata una sigaretta.

Cominciò a camminare verso la scuola, quella scuola che tanto aveva desiderato e che lo stava coinvolgendo sempre più, fino a fargli ritagliare tutta la sua vita su misura. Il call center lo aveva raggiunto nel momento in cui gli fu comunicato che la selezione era andata a buon fine, e la retta da pagare sarebbe stata un appuntamento fisso. Oscar si era adattato a quella vita fatta di orari flessibili e contratti di 5 mesi, a qualche centinaio di euro depositati il 27 di ogni mese e automaticamente reinvestiti per finanziarsi la tassa semestrale.

Il fatto che poi questo impegno fosse divenuto fonte di riflessione.. beh, questo era un altro discorso. E Oscar non era affatto infastidito dall'appuntarsi le storie immaginarie che potevano celarsi dietro le chiamate al suo centralino, anzi: tutto questo, si ripeteva ogni volta, non è che un piacevole risvolto della mia vita.

La sua passeggiata era quasi giunta al termine. Pensando a tempo di musica, il corso dove si trovava la sua meta era di fronte a lui. Di fatto, solo 2 km separavano l'ufficio e la scuola.
Poco meno di 40 minuti a piedi, ma 2 mondi completamente staccati fra loro, lontani anni luce...

All'orizzonte, un gruppetto di persone dialogava fra loro, ridendo rumorosamente.
Oscar riconobbe i suoi nuovi compagni di avventura alla scuola di cinema e regia.