giovedì, dicembre 07, 2006

Capitolo 1 - L'espressione (5)

Con passo svelto, Oscar si incamminò verso l'uscita dell'edificio.

Voci e musica creavano un unico caos al di fuori del suo auricolare. Dentro, solo il pianoforte di Giovanni Allevi e una rilassante melodia. Le porte automatiche segnavano il confine fra quel frastuono e il rumore della città. Oscar lo oltrepassò frettoloso, intenzionato a godersi uno dei suoi artisti preferiti in compagnia solo dell'aria fresca e non di annunci di sconti trasmessi via altoparlante e di urla di signore ingioiellate.

All'esterno, un sole intenso di fine estate smontava tutte le convinzioni che si fosse prossimi alla metà dell'autunno. Una calda luce esaltava le tonalità azzurre del cielo facendo pentire Oscar di aver scelto un piumino smanicato come riparo dal freddo mattutino, visto il piacevole tepore areato, nè troppo caldo nè troppo freddo.

Era ora di pranzo, ma Oscar non sentiva fame. Appoggiò la borsa sul ventre, mentre una mano prese da una tasca laterale un pacchetto di sigarette. Accendino, fuoco. Un lieve rigolo di fumo. A Oscar sarebbe bastata una sigaretta.

Cominciò a camminare verso la scuola, quella scuola che tanto aveva desiderato e che lo stava coinvolgendo sempre più, fino a fargli ritagliare tutta la sua vita su misura. Il call center lo aveva raggiunto nel momento in cui gli fu comunicato che la selezione era andata a buon fine, e la retta da pagare sarebbe stata un appuntamento fisso. Oscar si era adattato a quella vita fatta di orari flessibili e contratti di 5 mesi, a qualche centinaio di euro depositati il 27 di ogni mese e automaticamente reinvestiti per finanziarsi la tassa semestrale.

Il fatto che poi questo impegno fosse divenuto fonte di riflessione.. beh, questo era un altro discorso. E Oscar non era affatto infastidito dall'appuntarsi le storie immaginarie che potevano celarsi dietro le chiamate al suo centralino, anzi: tutto questo, si ripeteva ogni volta, non è che un piacevole risvolto della mia vita.

La sua passeggiata era quasi giunta al termine. Pensando a tempo di musica, il corso dove si trovava la sua meta era di fronte a lui. Di fatto, solo 2 km separavano l'ufficio e la scuola.
Poco meno di 40 minuti a piedi, ma 2 mondi completamente staccati fra loro, lontani anni luce...

All'orizzonte, un gruppetto di persone dialogava fra loro, ridendo rumorosamente.
Oscar riconobbe i suoi nuovi compagni di avventura alla scuola di cinema e regia.

5 commenti:

la rochelle ha detto...

quante volte ho percorso velocemente e realmente quel tratto di strada...
ora lo ritrovo declinato in una tua foto, pavimento narrativo sotto i piedi del tuo oscar.
occhio alle auto (lo sai): da quelle parti sfrecciano veloci.

andrea ha detto...

mi fa piacere che ti siano piaciute le parole del mio post, venivano dal profondo del mio cuoricino amoroso, du du da da da, no, no, ma che dico, quello era il trottolino amoroso, va be dai è la stessa cosa ... ciao.

p.s. oscar segui il consiglio di la rochelle, attento alle macchine soprattutto ad una matiz bianca, targata BA ......

sonia ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
sonia ha detto...

Ma quindi Oscar lavora al Call Center,per mantenersi la scuola di cinema e recitazione...

Sempre più interessante e appassionante è questa storia.

Secondo me farà carriera nel cinema...:o)

ps: commento sopra cancellato io per via di un errore d'inglese! ;o)

Viola ha detto...

Eccolo il nostro Oscar...eccolo nel mondo che gli appartiene davvero...ed è molto più bello...