venerdì, gennaio 12, 2007

Capitolo 2 - Flashback n.1 (2)

«Dottor Paponi.. eccolo qui»

Oscar era giunto di fronte alla porta del lettore psicanalitico del cervello, non solo in senso lato ma anche di anima, di pensiero interiore, di quello che c'era sotto la dura scorza di giovane studente delle superiori, con tutti i pro e i contro.

Già, le superiori, quell'accozzaglia di facce e di amici/nemici, che non capiscono che tu sei lì anche per imparare, per amare ciò che ti può dare un libro e non solo morire dietro a una delle tante e a farti delle cippe di fumo e frumento per sballarti alla faccia di bidelli e insegnanti.

Oscar sentiva su di sè il peso di un liceo che non gli piaceva, dal figlio di papà che non aveva problemi a rinfacciargli che lui i soldi dell'ultimo modello di Energie non li aveva al tarro che veniva dalla periferia a spacciare davanti ai cancelli, fino al punk che non sapeva che rovinare i muri scrivendo "Sid Vicious ti amo" o "Stato di anarchia, odio la polizia, stato di anarchia, a morte la gerarchia". Quante stronzate. Una via di mezzo. Una sola da tutta quella merda.

Oscar era obbligato ad andare dallo psicologo da quella stessa scuola. Era stato accusato di aver picchiato un compagno senza motivo, la settimana che sua madre aveva deciso di passare alla casa del Padre Eterno (qualunque esso sia, per te che leggi e ti senti offeso se si parla di Dio nda) e il preside aveva giudicato quel gesto come frutto di un disagio troppo forte per il sistema di Oscar. «Gli sta venendo un forte esaurimento nervoso, è necessario una pressante cura a base di anti depressivi e calmanti alternati - si era detto in sede di analisi, nel conclave riguardante la vita di Oscar cui presenziarono il padre, il preside, il docente di italiano e lo strizzacervelli scolastico - la sua violenza è stata una risposta troppo forte ad un'offesa comunque venuta in un contesto giocoso».

Il padre aveva ribattuto forte: «Mi scusi, signor psicologo, ma a mio figlio è stata insultata la madre scomparsa da poche ore, non crede che sia troppo, anche se l'autore dell'insulto è il figlio del vicesindaco?»
«Tirando fuori la carica del padre del giovane aggredito da suo figlio, lei dimostra di non considerarmi all'altezza del caso. Rimetto quindi tutto in mano alla responsabilità oggettiva del preside».

Lo psicologo se ne lavava le mani. Brutta cosa la politica, soprattutto se tuo fratello è vicesindaco e il giovane aggredito è tuo figlio.

Tutto questo Oscar non lo seppe mai. Sapeva solo che quelle sedute gli erano state prescritte per risolvere gli scatti d'ira di cui era stato vittima. Non sapeva Oscar che la presidenza aveva deciso di applicare una mediazione fra il medico fratello del vicesindaco e il padre di Oscar, sentenziando visite settimanali dal dottor Paponi senza l'ausilio di una cura farmacologica di natura psico.

Oscar osservò il grosso portone fatto di metallo tutto intrecciato, a formare un arco alto quasi 2 volte un uomo. Era probabilmente una lega a base d'ottone, pensò. Il vetro faceva intravedere il cortile interno dello stabile, fatto tutto di rosoni composti da mattoni autobloccanti di colori spenti.

Un cortile che a Oscar era piaciuto particolarmente dalla prima seduta, tanto a guardarlo sempre senza gli occhiali da sole, perennemente davanti agli occhi al primo raggio di luce anomalo sia in autunno, che in inverno.

Una pregevole porta, di un pregevole palazzo ai cigli della città, i cui portici erano abitati solo dai clienti del bar all'angolo, l'unico che vantava tanti commessi viaggiatori di passaggio quanti bicchieri sul bancone, e dal padrone dell'edicola a cui mancava puntualmente il giornale alle 11, perchè il corriere ne portava pochi.

«Che tristezza» si disse Oscar, guardandosi intorno. Portò la mano sulla pulsantiera del citofono, pigiò al tasto corrispondente il primo piano e attese.

Uno scatto elettrico e la porta si aprì. Oscar entrò nell'atrio, salì le scale fino ad arrivare alla porta del dottor Paponi. L'uscio era accostato: era evidente che l'autore di sedute psicotiche attendeva solo lui.

7 commenti:

Giulia ha detto...

E io ne so qualcosa...
Forza Oscar, è dura..
è doloroso, lo so..
ma è l'unico modo che hai
per prendere in mano la tua vita
e per tornare a scarabocchiarla
come meglio credi.
Ti sono vicina,
Piccola Giulia

Alessandro Guadagno ha detto...

Vai Oscar!fallo nero!!
non farti frullare il cervello!!

sonia ha detto...

Bellissimo questo capitolo!!
Me lo sono divorata in un attimo, senza togliere gli occhi dallo schermo.

È un grande Oscar! Comincio seriamente ad affezzionarmici, e da questo capitolo ancora di più.

notedibordo ha detto...

Osservo incuriosita il tuo modo descrivere... molto descrittivo, analitico... Ti seguo.

la rochelle ha detto...

nella realtà esiste un altro paponi: è un giovane e promettente attaccante che gioca in serie a nel parma. questo cognome porta bene:
attacca e promette.

Viola ha detto...

Ormai appena vedo un nuovo capitolo leggo avidamente...voglio sapere subito il resto della storia!!
Baci Fra

PIDEYE ha detto...

Mi sono rivista nel giovane studente che guarda i suoi compagni e li vede troppo estremi e stupidi...ghettizzati e superficiali. forza Oscar..che sei il migliore