mercoledì, gennaio 17, 2007

Capitolo 2 - Flashback n.1 (3)















Oscar scostò l'uscio ed entrò. Si chiuse la porta alle spalle e avanzò nell'entrata, dove la scrivania delle segretaria era ancora vuota: era ancora presto, troppo presto.

«Dottor Paponi?» Oscar chiamò il dottore sbirciando nello studio, dalla fessura della porta socchiusa. Il dottore era in piedi davanti alla finestra, parlottando al cellulare.

«Sì sì, ok Giovanni, lo porterò io poi lì al... scusa un attimo: vieni dentro, Oscar, entra pure» Il dottor Paponi distolse lo sguardo dall'esterno e si voltò verso l'uscio.

«Grazie dottore» Oscar entrò nel salottino del dottor Paponi, un vero e proprio studio di meditazione. Non aveva neppure l'aria di esser un posto dove la gente si guardava dentro: sembrava piuttosto un posto dove chiaccherare del più e del meno, senza sentirsi in dovere di dire qualcosa di profondo.

«Ok Giovanni, ti chiamo dopo, ciao ciao ciao» Paponi pigiò il tasto di spegnimento: il telefono cellulare produsse un suono riconducibile ad un saluto in inglese, e non emise più luce. Il dottore lo chiuse con un rumore sordo e lo buttò sulla scrivania distrattamente.

«Vieni Oscar, accomodati pure» disse indicando il solito divano bianco, morbido tanto quanto il suo materasso di casa. Oscar ne era sicuro, avrebbe potuto anche dormirci lì sopra, se avesse avuto sonno.

Ma il sonno, quando era dal dottor Paponi, gli passava. Si sentiva come se avesse avuto qualcuno dentro, come se a scavargli dentro non ci fosse solo un'immensa tristezza. Ma quell'uomo così giovane per il suo mestiere, con una barba sporcata dai primi peli bianchi, con gli occhiali rotondi come un mappamondo e perennemente vestito di camicia bianca e pantaloni verdi o marroni, non sapeva perchè, in fondo era molto bravo nel suo mestiere. Peccato che volesse capirlo dentro, capire perchè si sentiva meglio solo che in compagnia.

E questo, a Oscar, dava fastidio. Perchè quello che sentiva era qualcosa di suo, di suo e basta.
Nessuno poteva entrarci e per questo tutto ciò gli sembrava uno sforzarsi, un mettersi in gioco in quelle sedute così "psicotiche".

«Allora Oscar, che mi vuoi dire oggi?» Il dottor Paponi si portò sul ciglio del divano, inclinando un pò la testa e guardando Oscar con le pupille che puntavano verso l'alto. Una posizione abituale per cominciare le sedute: l'assumeva sempre.

«Non ho nulla da raccontarle oggi, dottore» Rispose Oscar sorridente.

«Ok, giovanotto» rispose lo psicologo. Detto ciò, Paponi si alzò e si diresse verso il telefono; cominciò a digitare i tasti senza consultare nè guida nè appunti.
«Sto ordinando un caffè, Oscar. Tu vuoi qualcosa?» disse senza guardarlo.

«No, grazie, dottore, ho già fatto colazione» rispose il ragazzo.

«Carlo? Ciao, sono Paponi. Sì, mi mandi su un caffè? Sì grazie ciao, ciao»

Il dottore si tornò a sedere nella medesima posizione di prima e riprese a guardare Oscar nello stesso modo che preannunciava una delle sue
solite domande.

9 commenti:

sonia ha detto...

Credo che Paponi, dovrà "lottare un pochino all'inizio: Oscar si ostina a non volersi aprire, e ne avrebbe bisogno.

Ma sono certa che prima o poi i due diventeranno ottimi amici. Paponi riuscirà a fargli uscire quel dolore che si porta dentro.

Questo racconto, più va avanti e più si fa interessante.

Giulia ha detto...

Coraggio Oscar...
So che soffri,
so che non vuoi farti scavar dentro,
che ti senti di essere violato della tua intimità...
Ma il passato, anche se tremendamente doloroso,
anche se l'hai impacchettato accuratamente
e nascosto nella tua parte più profonda
perchè nessuno più,
nemmeno te stesso,
possa vederlo,
va fatto riemergere.
Per poterlo mettere a posto,
per poterti far capire che non hai colpe,
che è il mondo intorno che ne ha.
Devi far riemergere solo per un attimo tutto,
ed accettarlo come legittimo.
Perchè tutti meritiamo di soffrire,
in fondo, come di esser felici.
Poi credimi, caro Oscar,
poi sarai libero.
Potrai finalmente concederti amore
ed essere in grado di darlo,
potrai avere la facoltà di scegliere della tua vita,
del tuo futuro,
ma come soggetto
e non più come oggetto passivo
e succube dei rapporti e della vita.
Poi potrai riprendere il tuo pennello
e ricominciare a scarabocchiare
la tua vita come TU la vuoi.
Ti sono vicina,
più di quanto immagini.
Piccola Giulia

andrea ha detto...

devo proprio dire che è molto bello leggere questa storia è davvero molto interessnte ... ciao andrea

la rochelle ha detto...

non so se paponi e oscar diventeranno amici.
non so se la spunterà con QUESTO oscar degli ultimi giorni. però la cosa si fa molto curiosa.

sweet angel ha detto...

caro fra mi chiamo guja non potevo non farvi i complimenti a te e al maestro yoda perchè mi avete fatto morire di risate vi seguirò ora che vi ho scoperto anch'io scrivo ma ho sempre la considerazione di non essere così brava!! un 'abbraccio forte!!

Mad Riot ha detto...

Con calma, prometto che inizierò a leggere questa storia dal primo capitolo :-)

margherita ha detto...

e io ti ho mai raccontato di quando avevo un leone ed il mio veterinario dell'epoca era di soigon? ... ;)

Giulia ha detto...

Ma hai visto quanti fan si è fatto Oscar??
Uffi... Sono gelosa :-(
Oscar è solo mio!!! :-(

Un bacio supestite ;-)

Piccola Giulia

Viola ha detto...

Anch'io ho fatto terapia per un pò...capisco Oscar quando dice che il suo mondo è suo e basta...ma il divano del mio psicologo non era affatto comodo...