sabato, marzo 03, 2007

Capitolo 3 - Sviluppo (6)

Oscar aveva disposto sul tavolo bottiglie, posate, tovaglioli, piatti, due sottopentola, la ciotola con l'insalata, il portaolio, un filoncino di pane rustico, la grattuggia con un bel pezzo di parmigiano reggiano.

Il padre osservò dal corridoio come Oscar aveva disposto ogni cosa al suo posto, secondo la consuetudine di ogni sera che lo vedeva seduto nel punto più lontano dalla tv.

I posti erano quelli di sempre, eppure ogni cena si rivelava come se fosse la prima senza la madre di Oscar. Già, perchè seppur fossero passati già 8 anni, ogni sera quando c'era da mettere i piatti e la fase di preparazione del desco toccava a Oscar, il padre trovava sempre al posto vicino alla porta della cucina un piatto in più.

Oscar lo metteva senza rendersene conto, anche perchè vicino al piatto le posate non c'erano mai. Il padre lo toglieva di nascosto, senza farsi notare dal giovane: lo fece per qualche tempo, prima di parlarne al dottor Paponi, preoccupato che le sedute psicologiche non servissero.

«Non si preoccupi, il ragazzo è giovane e deve ancora somatizzare» gli disse il professore, qualche anno prima. C'era però un periodo in cui quel sintomo di nostalgia tornava a materializzarsi, magari per una volta sola, talvolta per qualche giorno di fila. Quella sera, dopo diversi mesi, quel terzo piatto era tornato a comparire sulla tavola serale.

«Oscar! Vieni un attimo a prendere una maglia a questo povero vecchio!»

«Arrivo papà!»

Il padre amava creare dei diversivi in modo da non far notare quella sparizione inopportuna per il figlio. Aveva quindi inventato delle scuse per far andare il figlio nell'altra stanza per liberare la cucina e compiere il "furto" dalla tavola imbandita.

Oscar uscì dalla cucina e si diresse nella camera da letto del padre.

«Eccomi papà, cosa devo...»

«Già fatto figliolo!» Il padre scattò di sorpresa verso la cucina, superando Oscar di lato e lanciandosi in una corsa domestica nel corridoio.

«Ancora, papà, ma sei grande per fare sti scherzi!» Oscar ridacchiò dietro al papà, non provando neanche a rincorrerlo e rimanendo volutamente indietro, come ad assumere il tono di uomo maturo verso il giovincello irresponsabile.

Il padre raggiunse il soggiorno, con gesto fulmineo prese il piatto ed entrò in cucina. Posò il pezzo nello scolino posto sul lavabo, chiuse l'antina e prese un sacchetto di patatine iniziato sul frigo.

«Me lo sono meritato un premio, no?!» disse, uscendo dallo stanzino.

«Papà, fai le corse per i sacchi di patatine, ora?!» rispose Oscar sorridendo.

«Ne vuoi una?»

«Vado a girare la pasta, che è meglio» Le risate avvolsero la stanza come l'odore del sugo di ragù.

I due consumarono la cena dialogando del più e del meno sull'attività svolta a scuola e al lavoro quel giorno. Oscar raccontò delle telefonate al lavoro e dei film visti durante la lezione di cinematografia, mentre il padre illustrò la prossima tranche di investimenti previsti per il successivo trimestre dalla sua società finanziaria. Fu un discorso rilassato e divertente, come d'abitudine dei loro pasti per soli uomini. Durante il momento della frutta, il padre pose a Oscar una domanda.

«Hai deciso quando tornare dal dottor Paponi?»

Oscar si incupì: «No»

«Perchè?»

«Non ne ho più bisogno, papà»

«Quanto tempo è che non ci vai? Nove mesi, ormai?»

«Già, più o meno sì.»

«Avevi detto che almeno un salto ogni tanto lo avresti fatto»

«Tanto significa tutto e significa niente»

«Oscar, prendi appuntamento per la prossima settimana»

«No»

«Fà come credi, allora»

Il ragazzo si alzò e cominciò a sparecchiare.
Lo innervosiva pensare che tutto il tempo che aveva passato in cura non era servito a niente. Perchè tornare da Paponi, per quanto gli facesse piacere per il rapporto umano instauratosi, lo metteva di fronte alle sue difficoltà nell'accettare la realtà, di fronte a quegli anni delle superiori in cui tutto gli sembrava essere macchiato di presunzione e di falsità.
Il padre lo osservava come lo guardava durante le volte che Oscar era impegnato a fare qualcosa: lo sentiva sempre inquieto e in perenne ricerca di qualcosa che lo facesse sentire finalmente sereno. Senza accorgersene, i suoi occhi si riempirono di lacrime: si sentì in colpa per averlo sforzato, quella sera che per Oscar probabilmente si prospettava senza pensieri.

Si asciugò gli occhi con il polso, mentre alzandosi e correggendo il tiro della voce chiese: «Vuoi una mano, giovine?»

Oscar mise fuori la testa dalla cucina e, sfoderando un sorriso beffardo con tono da checca isterica, rispose: «Come vuoi tu, bell'omone.»
Il padre rise. Percepiva in suo figlio la forza, e anche se quella voglia di serenità lo accompagnava giorno dopo giorno, Oscar gli appariva in grado di uscire da ogni situazione con semplicità e voglia di vivere.

La discussione era stata messa da parte: sparecchiarono la tavola e si prepararono ad affrontare le reciproche serate, diverse in tutto per tutto: l'uno a guardare la televisione, l'altro a cantare e ballare a un concerto hip hop con un amico in cerca di ragazze.

17 commenti:

Morgan ha detto...

Ciao,

c'è bisogno di dare voce ad un'iniziativa importante che trovi sul mio blog a favore di un senzatetto, se puoi e vuoi, ti pregherei di darne notizia e farlo sapere ai tuoi contatti.
Un grandissimo grazie.

Morgan

Davide ha detto...

Finalmente riesco a farti personalmente i miei complimenti. Infatti, nonostante io lavori molto con il computer, il mondo blog per me è ancora poco conosciuto. Spesso ho detto a Giulia di salutarti, ma ora che ho trovato un attimo di tempo tango a farlo personalmente. Continua a vedere la vita come un'opera d'arte. Complimenti davvero e grazie per la professionalità. Davide.

Mad Riot ha detto...

Che padre...tutto quel casino per un po' patatine :-)

Giulia ha detto...

Dopo l'intervento di Davide,
oltre che confermare la sua opinione,
riguardo la tua capacità di scrittura
e la tua sensibilità artistica,
non posso che continuare
a fare il tifo per Oscar,
perchè nelle sue parole
ritrovo sempre un po' di me.
Facciamoci coraggio e...
Prendiamo quell'appuntamento...
Ci tocca, oggi
per essere sereni, domani.

sonia ha detto...

Passo stasera a recuparare gli ultimi tre post...nel frattempo un abbraccione.

Davide ha detto...

Mi sono soffermato in un attimo di tempo a leggere alcune cose indietro. Ecco la cosa più bella: "Vi basti sapere che sono uno che vorrebbe portare a voi l'emozione di vedere, come capita a me, anche nel più inutile dei batuffoli di polvere un goccio di vita." Questo forse ci accomuna. Ciao.

PIDEYE ha detto...

letto! ;P

Fra ha detto...

Dunque, rispondiamo un pò:

Morgan: fatto.

davide: benvenuto e grazie x la tua disponibilità a farmi utilizzare le tue foto.

giulia: sei la prima tifosa del mio protagonista... mi ha detto di ringraziarti personalmente.

mad riot: già, che snaturato, eh?!

pideye: così lungo sto commento, non credi di esagerare, Dolores?!? ^__^

Fra ha detto...

Dimenticavo..

Sonia: un abbraccio anche a te.

la rochelle ha detto...

ecco svelata l'identità del fotografo segreto... visto che i complimenti li faccio sempre a fra, per una volta li faccio anche a te: sono scatti stupendi!

Paolo ha detto...

Ohh... abbiamo aggiustato un po il tiro eh? bene bene, questo post mi è davvero piaciuto... Bravo Frecchia!

notedibordo ha detto...

Che omino di casa, Oscar! :-)

giangina ha detto...

è bello come descrivi questo rapporto tra padre e figlio ... ha un nonsoché di romantico

giangina ha detto...

tra l'altro... che voglia di patatine... :P

Davide ha detto...

Com'è che io non lo sapevo di avere un segreto, la rochelle? Comunque grazie a te e a Fra. A presto! Davide.

PAPARAZZA ha detto...

aaaa...anche oggi Oscar colpisce ancora...bravo Fra...ma tutto stò caos solo per....alla faccia del papinoooooooo...
buona giornata

giulia ha detto...

Io da tre anni, metto sempre un piatto in più a tavola per "Zaira" ma questa é un'altra storia, il piatto lo lascio vuoto ... perché le mie schifezze Zaira non le mangerebbe neanche se fosse viva! Ragazzo, non badare al mio sarcasmo. Questa puntata e questo gesto mi hanno commossa. Giulia Grande.