mercoledì, maggio 23, 2007

Capitolo 5 - Creatività (2)

«Quant'è vero che mi chiamo Roberto Demetri, detto il patriarca dei registi, questo sarà il primo vero impegno che affronterete quest'anno.»

Il direttore amava darsi a ogni discorso un nomignolo diverso. A ogni aggettivo o sostantivo che lo identificava, partivano le risate per la demenza con cui li proponeva... anche perchè lui ci credeva.

«Se siete qui, miei cari fringuelli, è perchè credete di poter creare arte partendo dalle vostre idee..»

Un urlo dal fondo dell'aula interruppe il discorso.

«E' un gentilissimo direttore!!!»
Scattarono gli applausi. Il clima era festante, dato che li si cominciava a impostare l'attività da operatori del cinema veri e propri.

«Beata gioventù, voi non siete Fantozzi e io non sono il mega direttore!»
Ancora risate. Sembrava più un ritrovo di amici che non una riunione didattica.

«Ascoltate, giovini amanti dell'arte cinematografica. Quest'anno l'accademia propone di lavorare su una tematica alquanto libera. Potete lavorare come preferite, senza limiti di genere nè di durata. Potete fare anche solo uno spot, l'importante è che il tema possa emergere chiaramente nello svolgimento della trama.»

I ragazzi ascoltavano, chi prendendo appunti chi calato in un silenzio concentrato. Il progetto sarebbe stato realizzato durante lo scorrere dell'anno, intervallando i corsi teorici e con traguardi periodici da tagliare. La valutazione finale sarebbe stata attribuita da una commissione composta da alcuni professori che tenevano i corsi all'accademia: i più belli, tradizionalmente, venivano anche inseriti nei rispettivi circuiti di diffusione affinchè gli autori venissero introdotti nel mondo del lavoro.
Un buon motivo per dedicarcisi anima e corpo: era questo il pensiero principale di ogni studente presente.

«Data anche l'eterogenea presenza di talenti, aspiranti sceneggiatori e registi, i gruppi saranno strutturati con questo criterio: alle mie spalle - disse Roberto indicando quattro scatoline sulla scrivania alle sue spalle - potete vedere i contenitori da cui, democraticamente, verranno estratti i nomi dei componenti di ogni gruppo.»

Sguardi interrogati si incrociarono nell'assemblea.

«Le vostre facce denotano poca chiarezza nella comprensione del processo d'estrazione. Eppure è così semplice - rise Roberto - Ognuno di voi dovrà mettere nella scatola dei compiti il proprio nome. Ogni scatola corrisponde a un compito da assolvere durante la progettazione e realizzazione del lavoro. Avete quattro possibilità: regista, sceneggiatore, responsabile di produzione, direttore della fotografia e della scenografia. Ognuno sceglierà in base al suo gusto e alle sue aspirazioni: da ogni scatola verrano estratti quattro nomi, e quei quattro lavoreranno insieme.»

Fra i ragazzi aumentò il brusio.

«Scusate, ragazzi, un attimo!» Roberto richiamò l'ordine, ma il brusio continuò.

«Direttore, scusa - richiamò l'attenzione dal fondo dell'aula Dario, uno dei compagni di Oscar più preparati sulla storia del cinema - ma se io preferisco lavorare con alcuni è anche perchè credo che potrò rendere di più, o no?»

Rispose Roberto: «E' vero, Dario, però nel mondo del lavoro i colleghi non si scelgono. Dovrai adattarti.»
«Direttò, però non è che ce puoi obbligà, eddai!» esortò Sara la romana.

«Io? Io posso tutto, io sono come Rossella Sensi per Francesco Totti, Sara.»

Altre risate sovrastarono il persistente brusio di disapprovazione: era evidente che in molti non approvavano la scelta della direzione didattica dell'accademia.

«Allora, avete un'ora di tempo per riflettere. Fra un'ora lascerete i vostri nomi nella scatola che avete scelto, poi si procederà alla formazione dei gruppi in conclave aperto a tutti i presenti.»

«Direttore, ma non siamo a sufficienza per formare gruppi di quattro: ne rimarranno fuori 3, di persone, e quelle che fanno?» chiese Marco da Genova.

«Per quei tre ci sarà l'aiuto complementare della direzione. I gruppi non potranno esser da cinque, ma da quattro al massimo. La direzione aiuterà quelli che rimarranno fuori da quest'estrazione.»

Il brusio salì. Dal fondo dell'aula si alzò una mano.

Federica, una delle ragazze con cui Oscar aveva legato di meno.

«Un attimo ragazzi - richiamò nuovamente il direttore - Federica, dimmi, che c'è?»

«Roberto, ci dici almeno qual'è il tema del progetto?»

9 commenti:

Paolo ha detto...

Caro Fantocci...
Secondo me con la sfiga che ha Oscar si becca la romana scassamaroni...

Giulia ha detto...

Avevo perso il capitolo precedente.
Ora li ho recuperati entrambi.
Mi spiace un po' aver lasciato,
seppur temporaneamente, la situazione di Bea.
Chissà come sta, nel frattempo.
Aspetto con ansia il seguito per ritrovarla.

Mad Riot ha detto...

Che fortuna, potrà lavorare con una romana, e daje!

la rochelle ha detto...

brother caro, una cosa non mi torna: ma se, per esempio, tutti vogliono fare il regista, le altre scatole a che servono?

Viola ha detto...

Son curiosa....de tema e dei gruppi---

perlinavichinga ha detto...

uhh, curiosissima!

Davide ha detto...

su su, va avanti

notedibordo ha detto...

C'è anche una ragazza che si chiama come me :-)

PIDEYE ha detto...

ho finalmente recuperato...leggo..avida;) Dolores