martedì, luglio 10, 2007

Capitolo 7 - L'illuminazione (2)

Chiamò BrotherZof appena si conclusero le 4 ore del turno. Era l'ora di pranzo, e anche se il sole splendeva l'aria era già invasa dai primi inserti di brividi e freddo. La risposta di BrotherZof non fu entusiastica, ma alla fine cedette. Oscar ebbe, appena arrivato all'accademia, l'indirizzo mail di Beatrice.

Le scrisse subito una lettera dalla biblioteca, dopo aver detto a Federica che aveva avuto un'idea. La ragazza chiese chiarimenti, ma Oscar non si soffermò ad approfondire i dettagli. Disse solo che le sarebbe piaciuto.

La sala era vuota quando si sedette al primo computer funzionante che trovò. Nessuno lo turbò. Accese il lettore mp3 e si isolò. Il pianoforte di Giovanni Allevi animò le sue dita, sche veloci scorrevano sulla tastiera come se in testa tutto gli fosse chiaro.

In realtà, ciò che venne fu frutto dell'ispirazione.

Gettò nella lettera ciò che aveva maturato nelle settimane che seguirono la serata al Grudge, il suo desiderio di rivederla e la sua voglia di aiutarla, nel parlare di lei al resto del mondo. Cercò le parole più semplici, quelle che mettessero dentro forza e limpidezza, che non potessero suonare come un tentativo di confonderla. Le scrisse con la voglia di chi vuole solamente fare il bene dell'altro, e non si rendeva conto che in quei momenti il ricordo di Bea si mischiava all'immaginarla sua, insieme a lui.

Il silenzio che si era creato intorno non era che un contorno: per lui, Bea non aveva smesso di abbracciarlo come in quel momento in cui la musica scorreva e la sua mente si spegneva, piangendo.

Scrisse di getto, lasciando dietro di sè qualche errore di battitura e qualche frase che forse, avrebbero potuto suonare anche banali nella loro semplicità.

Quando la concluse, la mail risuonava nel complesso una bella lettera. Compose l'indirizzo tremando, quasi tentato di fermarsi e non inviarla nonostante fosse soddisfatto del testo. Eppure, sentì che quella non era che l'unico via per trovare la sua strada. Paponi gli preannunciò che un giorno qualcosa l'avrebbe spinto più in là.

Ricordava ancora quel giorno. Era passato tanto tempo, aveva appena finito la scuola superiore e la terapia continuava. Lo studio, ancora Chopin, ancora il divano e Paponi che ordina un caffè al suo barista di fiducia, come quella prima volta...

Spedì la mail avvolto fra i pensieri che facevano sparire intorno a lui i limiti spaziali. C'era solo la sua voglia di ritrovare la serenità, regalandone un pò a quella ragazza così triste e così vogliosa di vivere, e quegli avvenimenti che l'avevano reso così, determinato e comunque pronto a rendersi conto della propria debolezza. Si rendeva conto che la sua fragilità era anche la sua forza.

Si alzò dalla sedia.

S'era messo a piangere, e neanche se n'era accorto.

Si asciugò gli occhi, e si recò fuori, dove altri compagni erano giunti per la lezione del pomeriggio. Quando tornò a casa, il padre ancora non c'era: accese il computer sperando di trovare la risposta di Bea, ma niente.
Scrisse allora un messaggio a BrotherZof, dove avanzò la proposta di una birra insieme.
L'amico accettò, con appuntamento alle 21.30 di fronte al Grudge.

Oscar si sentì meglio: stare con BrotherZof era un pò come stare vicino a Bea.

6 commenti:

juliette ha detto...

Bene! Finalmente un primo passo!
Ps. bella l'ultima frase...

Morgan ha detto...

Ti chiedo per favore di passare sul mio blog a vedere la nuova iniziativa a favore di Gramos, il bimbo con malattia rara che forse già conosci, grazie mille.
Perdona il disturbo.

la rochelle ha detto...

"l'aria era già invasa dai primi inserti di brividi e freddo" ... un'altra frase strapoetica in un bel post

Faith ha detto...

Che bel post...Il modo in cui tratteggi le sensazioni di Oscar è davvero esemplare.

andrea ha detto...

allora sei andato al concerto dei daft punk...

Davide ha detto...

ti porto i saluti miei e di giulia.continuiamo a seguirvi,te oscar e tutti.a presto amico