venerdì, luglio 06, 2007

Capitolo 7 - L'illuminazione

Quella mattina, Oscar rispondeva con la stessa carica alle ripetute domande dei clienti tutti uguali che chiamavano al call center.

Aveva appuntato sulla sua agendina il dolore di una signora nel richiedere un pronto soccorso e il gelo di un sostenuto farabutto di Milano, che ripetutamente aveva chiesto un ristorante nei pressi di Porta Ticinese fino a chiudere la chiamata senza che riuscisse a restituirgli la risposta.

Erano passati diversi giorni dalla cena con Federica, e nonostante Bomber continuasse a lavorare per far andare male il progetto, mancano ripetutamente agli incontri che si fissavano, l'idea era stata isolata e scremata. La storia avrebbe avuto personaggio una ragazza in tutto e per tutto simile a Bea.

Beatrice, però, era silenziosa. Neanche BrotherZof era riuscita a contattarla, dopo che era tornata a Firenze, e nessuno sapeva dove fosse finita. Oscar continuava a pensare a lei, perchè ora era con lei che doveva parlare per capire quanto nella sua storia poteva entrarci.

Aveva chiesto ripetutamente a BrotherZof il numero di telefono o la casella mail, ma lui aveva sempre nicchiato, quasi avesse paura della richiesta di Oscar.

Federica, in questo senso, aveva già mostrato palesi segni di disinteresse. Per lei, Bea o qualsiasi altra ragazza valeva lo stesso: la forza era nel progetto, non da chi questo era stato ricavato.

Oscar però a ogni sollecito di Federica, aveva risposto con una ferma opposizione. In un modo o nell'altro, Bea sarebbe rientrata in gioco, perchè quella era la sua storia.

Bea non era però l'unico problema: rimaneva in che mondo ambientare la storia, i personaggi da fargli ruotare intorno, come metaforizzare quella sofferenza.

Oscar continuava a pensarci, rimanendo come quando in un sogno cerchi di scappare e ti vedi sempre più lento. Una sensazione che odiava, tanto da allontanarlo dalla risoluzione del problema, invece di spingerlo a trovare una soluzione.

Fu a questo che stava pensando quando, a metà mattinata, l'ennesima chiamata attirò la sua attenzione tanto da risultare rivoluzionaria.

«Buongiorno, sono Oscar, come posso aiutarla?»

«Buongiorno Oscar, sono Joshua

«Prego, signore, mi dica.»

«Ecco, vorrei che mi cercasse un albergo a Roma.»

«Certo signore. Di che categoria?»

«Un 4 stelle: è il mio anniversario.»

«Ah, complimenti!»

«Eh eh, sa, sono fidanzato da poco... mi scusi un secondo... Klà - urlò - un 4 stelle è apposto?»

Oscar sentì un "sì" urlato distante dalla cornetta, dal tono smaccatamente femminile.

«Sai, Oscar, le donne comandano..»

Oscar sorrise: «Ne so qualcosa, signore.»

La ricerca si concluse con la prenotazione di una camera matrimoniale per qualche settimana seguente, nel primo week end di dicembre.

Ma non fu quello che rimase a Oscar di quella telefonata. Continuava a circolargli in testa il nome del chiamante, Joshua, un nome che aveva una musicalità tutta sua e sembrava piacergli più degli altri che aveva pensato per una possibile parte maschile della storia.

Prese l'agendina e scrisse a grosse lettere "JOSHUA" su una pagina bianca. Poi disegnò una ragazza stilizzata, sotto un sole rotondo con tutti i raggi di sole che si dipanavano verso l'esterno. Nel sole, due occhi e un sorriso. Le altre chiamate non lo riguardavano più, rispondeva meccanicamente attendendo la fine del turno. Oscar doveva assolutamente parlare con Federica. E rintracciare Bea.

5 commenti:

PIDEYE ha detto...

Sei un genio:=)(del male)ihhihihi ;)

la rochelle ha detto...

già, l'idea di incrociare i due romanzi è geniale. bella intuizione, fra, aspetto di vedere cosa verrà fuori da questo incrocio. curioso all'ennesima potenza!

Paolo ha detto...

Azzo, ecco il cammeo!

Faith ha detto...

Fantastico!! Non ho altro da dire!!

Davide ha detto...

ah,mi devo leggere il romanzo di prima!ciao frax,so' vivo più o meno