domenica, gennaio 20, 2008

Un bell'uomo, i suoi commenti

Qui l'aveva fatto lui. Il suo spazio, quindi, aveva già accolto con piacere (spero) il dolce sapore del ringraziamento.

Ora tocca a me, a quasi due anni e mezzo da quel momento che esaltava il mio passaggio dal mondo lavorativo al mondo della scuola.
E dire che oggi come oggi il Diario non sarebbe il Diario se Pietro non avesse messo il becco e ispirazione in ogni gesto che qui ho compiuto. E dire che io non avrei la forza che millanto quando elenco le prove cui sono sopravvissuto, come recita in cima alla mia pagina una frase di Nietzsche, e sogno quelle cui sopravviverò.

Non ho parole per esprimere cosa si prova, come quando parlo del ricordo e provo a raccontarlo, a dire cosa sia un'amicizia.
Posso solo dire che è una cosa molto dolorosa, talvolta, ma anche affascinante nella complessità. E' dolorosa perchè sai che ci sono gradi di separazione che ti portano a essere diversi, profondamente vicini anche quando fra te e lui (o lei, l'amicizia a volte è donna) c'è un deserto grande quanto il lago di Aral, il nostro amato deserto salino incastrato nel sud ovest asiativo.


E scusami se a volte non ti commento, come non commento i post dei blogger che mi leggono e mi apprezzano. Sono solo un pò svagato e non so mai dirvi che mi piace ciò che dite, mi piace ciò che condividete, e spero per voi ciò che voi vorrete ottenere.
E' solo un modo per far proprio il silenzio, che a volte è l'unica via di rincociliazione con la propria peculiarità.

Caro Pietro, ti scrivo così mi distraggo un pò, nei giorni che ti hanno visto partire e tornare da un viaggio di lavoro. Chissà che i nostri blog parlino ancora come hanno fatto negli anni passati.
Di certo, parleremo io e te.

A presto,
Fra

lunedì, gennaio 07, 2008

Il mio prof di religione

Stamattina è ripresa la scuola, e preso com'ero dalla voglia di ripensare ai miei casini, ho cominciato a pensare a un periodo in cui giorni come questo sarebbero risultati anche alquanto piacevoli.
Erano i giorni del Plana, la mia scuola superiore. Zainetto scritto con il bianchetto, scarpe da ginnastica e jeans scelti a occhi chiusi, maglia della tuta come giacca da gala e capelli mezzi lunghi, peso specifico di 56 kili bagnato e altre amenità dei miei 14/18 anni.

In mattinate come queste probabilmente avrei avuto religione. Religione, al Plana, si fa nell'aula 18, l'aula del professor Beppe Grinza, Beppe per gli amici, quando aveva i capelli lunghi si faceva chiamare Vasco ed era quello delle gite, per le gite. Faceva religione facendoci parlare di film che ci faceva vedere in aula come, nell'ordine, Ultras, Teste rasate, Amistad, e altri ancora che non ricordo.
Raccontava come si sarebbe voluto far seppellire : "Con la maglietta di CheGuevara e in un letto di fiori, perchè da vivo ero allergico", oppure di come secondo lui fra 10000 miliardi e 100 miliardi di lire non ci fosse differenza (facemmo una lunga discussione perchè io sostenevo che la prima era una cifra più appettibile, commentavamo la prima vincita storica del Superenalotto).

Beppe Grinza non lo vedo dal 2000. Lui sicuramente non si ricorderà di me. E forse è normale, dato che lui alla fine, rimane un professore con circa 10 classi all'anno e qualcosa come 300 alunni. Però oggi lo ricordo con affetto, forse perchè la lezione non è stata granchè coinvolgente e personalmente vivo una di quelle fasi in cui rimpiangi le cose che hai sbagliato e ti godi le cose buone che hai fatto. Il ricordo, il ricordo, chissà come è descrivere un ricordo. Io in effetti non ci riuscirò, probabilmente mai. Però si potrebbe dire che nessuno riuscirebbe mai a parlare, a descrivere, con sagacia e forza, con efficacia e quel pizzico di impudenza che ci va per fare cose impossibili, di cosa significa pensare e godersi un ricordo.

E' come stare in una stanza e sentire un odore che non riesci a ricordare dove l'hai sentito, sai solo che quell'odore è vecchio di anni e che assaporarlo ti fa fare un salto all'indietro che ti fa sbalzare dalla realtà per qualche attimo: ecco, chi può dire di esser riuscito a raccontare con la stessa forza cosa ha provato?
Ho provato a parlare di Beppe Grinza perchè pensare alle mattine di corso con lui mi riporta a epoche lontane, così distanti a ciò che oggi significano i punti fermi che avevo allora. Ma tanto non sono riuscito a dirvi che cosa ha significato quel professore di religione, e che cosa mi fa provare il ripensare a quando davanti a lui c'ero un altro io.

A presto,
Fra

ps: la foto non centra un cazzo lo so, solo che è uscita da google quando ho digitato il termine "prof di religione". Lui, il mio prof di religione, direbbe guardandola "Maschietti, su le mani". Essì, aveva proprio un grande senso dell'umorismo.