domenica, marzo 30, 2008

La storia di Oscar, il mio argento vivo

Qui è comparso per l'ultima volta. Autentico, sincero, in linea con ciò che è stato. Fino a quando un mattino mi sono svegliato e ho deciso che Oscar era stato sorpassato, dalla voglia di scrivere alla voglia di dire la mia a prescindere da una storia, sia essa bella o brutta.

Le storie vivono grazie agli uomini e viceversa, a seconda dei punti di vista. Certo è che a scuola le storie vengono poste al centro di ogni percorso, perchè, come tutti ripetono lì, tutti hanno storie da raccontare: anche chi, questo credo a scuola non sentirete mai dirlo, di scrivere non ci pensa proprio.

Oscar nasceva da un'esigenza, dal fatto che il mio, il nostro narrare, talvolta debba essere raccolto in un unica grande storia che riassuma tutte le sensazioni e le contestualizzi in un'unica grande realtà condivisa. La città di Oscar è la mia Torino. La scuola di Oscar è la mia scuola. I sogni di Oscar sono (erano?) i miei sogni. Il direttore che appoggia Oscar è il mio (ex) direttore. E Federica è tale e quale a una Federica che si è diplomata l'anno scorso. I compagni - macchietta che Pietro mi ha contestato in alcune occasioni (qui si scusava) esistono, ci sono. E Bea, mah. In effetti non era che una proiezione. Molto ben riuscita.

Ah beh, ovvio, Oscar ero io.

Il fatto è, cari miei, che io Oscar lo vedo lontano. Si dice che non siano gli scrittori a scegliere i propri personaggi ma il contrario. E in effetti, non poteva che essere così, che arrivasse il mio altro me, che nel 2006 mi sembrava pronto per esser proiettato nella scrittura, e mi fingesse interesse tanto da provocarmi uno scatto: scriverò una storia di come arriverò al mio obiettivo, prima che l'obiettivo in questione fosse stato messo nel mirino.
Perchè Oscar vuole arrivare da qualche parte, lui. Io, non so.

Chi sa, in fondo?

Tutto questo perchè io di Oscar non mi sono mai dimenticato. Nel senso, capisco voi, che non ci pensiate. Ma io scrivo innanzitutto per poter esprimere ciò che fantastico (pensavate che dicessi frasi del cazzo come "Esprimere ciò che penso"? No, assolutamente, quello lo lascio ai signori candidati nelle liste - bloccate -). Io fantastico, volevo fare il narratore, ora non so più se la narrazione vuole farsi fare da me. Perchè mi sono reso conto che l'argento vivo che Oscar mi aveva messo era soltanto il sale che muoveva i miei sogni, ciò che mi ha spinto a recarmi, il 13 luglio del 2006, a scuola a sostenere il test e che durante i mesi è scemato a favore di una più frivola voglia di realismo.

Io voglio vivere, capite? Vivere è ascoltare Giovanni Allevi mentre guardi fuori dalla finestra, fuori piove e dentro fa caldo. Vivere è guidare mentre vai ad Alba con la tua ragazza. Vivere è giocare con il cane del tuo amico. Vivere è scrivere a prescindere da cosa diranno gli altri. Vivere è anche soffrire, quindi magari dover rinunciare perchè non hai abbastanza soldi. Vivere è conoscere i propri limiti e volergli bene perchè grazie a loro tu sei un umano. Vivere è fare elenchi senza sapere che da parte finirai.
Non voglio morire, l'altra sera pensavo che in fondo prima o poi tocca a tutti. E non volendo morire non penso che riuscirei ad uccidere, anche se con il mio silenzio di fatto Oscar un pò morto lo è già.

Ho deciso di regalarvi Oscar sotto forma di file audio. Leggerò il soggetto che ho scritto per la scuola che narra la storia e lo metterò qui, a vostra disposizione. E considererò Oscar libero, finalmente. E anche io, un pò di più.

A presto,
Fra

2 commenti:

la rochelle ha detto...

di fronte a queste tue parole trattengo la mia FRIVOLA VOGLIA DI REALISMO perché tornare a sognare è così invitante... il fatto che il tuo diario abbia smesso di gettare benzina sui sogni è stato per me un brutto colpo, lo ammetto. io non vedo l'ora che si torni a parlare di oscar. e questa volta sarà proprio oscar che parlerà con la sua voce!

Colombina ha detto...

Oscar!!! è tornato???