lunedì, marzo 10, 2008

Mi piacerebbe scrivere d'amore

Io non sono mai riuscito a scrivere d'amore come vorrei. Nel senso, come immagino l'amore, come prende forma. E allora immagino una scena, una scena che ho immaginato tante volte al lavoro.

Qui comincia il mio racconto. Il racconto che vorrei aver visto coi miei occhi.

"Immaginate un ragazzo. Un ragazzo normale, che lavora in un call center. E immaginate che stia lavorando senza guardarsi intorno. Ecco. I computer tutti uguali, e le persone che sono disposte come il domino su una scacchiera. Eed ecco, tutti che lavorano e il ragazzo che lavora. Tutto uguale fino a che.

Entra, dal fondo della sala, il gruppo delle nuove leve di operatori. Sono tanti, tante. La formatrice in cima alla fila, che affibbia agli operatori già seduti aspiranti nuovi impiegati e nuove impiegate per capire come è il lavoro. E il ragazzo di prima, quello che lavorava come sempre, che sa che presto o tardi arriverà una nuova leva a fargli compagnia.

La formatrice si avvicina alla postazione del ragazzo e monta delle cuffie aggiuntive, senza microfono, a un cavo attaccato nel retro del tower. Il computer ora può accogliere due persone.
Una sedia. Due gambe. Il ragazzo che fa finta di niente.
La chiamata finisce.
Il ragazzo si volta e. E.
Lei, i capelli neri, lunghi, un bel viso. Un sorriso. Un viso strano, rassomigliante a qualcuno che il ragazzo non sa identificare. Eppure che sente di aver già visto. Ha le cuffie. Ed è lì per ascoltare le sue chiamate.
«Piacere» dice lui.
«Sara» dice lei.
Le due mani si stringono. Gli sguardi si incrociano. E il ragazzo sente dentro come una spaccatura all'altezza dello sterno, una sensazione di agitazione mista a dolcezza, non saprebbe dire se quella sia una sensazione bella o brutta, sente solo che c'è, che non ci può fare niente. E inizia a parlare, anche se la voce che di solito era serena, la voce che non l'aveva tradito mai, ora trema lievemente, sente infondersi fra le nervature del suo accento che non sa di nessuna regione e nessuna lingua un piccolo senso di insicurezza.
E lei? Chissà se ne è accorta. Il ragazzo ci pensa mentre risponde all'interlocutore al telefono, e non sa se quello servirà a far perdere le tracce di ciò che sta prendendo da quel senso di inquietudine... Ciò che terrà per sè anche quando quella ragazza si alzerà.
«Sei bravissimo.» dice lei, senza sapere forse che quelle parole a lui faranno più male di un pugno dello stomaco perchè dopo, dopo quel momento, rimarrà solo il dolore di un momento che è finito e non torna, che non può tornare.

Passano i minuti e ciò che resta è solo parole. Domande sul lavoro, che nascondo domande su chi si è, su cosa nasconda quella maschera di lavoratore/apprendista. Tutto il resto è convenzionale, ma quella sensazione del ragazzo, quel dolore che non è dolore, che non è dolcezza ma che rimane come un colpo che non si cancella neanche con la morfina.

Fra loro. Fra gli altri. Ma ciò che più che è, è quel senso di inquietudine fra lo sterno e il cuore, quella pesantezza mista a dolcezza, che il ragazzo sente quando la saluta e guarda la ragazza andare via e non girarsi, sapendo che forse oltre quel momento non rimarrà che silenzio e quella strana sensazione. Questo è quello che sa. Quello che non sa è che mentre la ragazza va via, guardando diritto, senza voltarsi, si sta chiedendo se il ragazzo la stia guardando.
".

Ok, è una microcazzata e voi non vi ci rispecchiate un cazzo. Però io vi dico, lavoro all'89.24.24 da due anni quasi, e fra quei computer, fra quella gente, penso che il tempo di chiedersi chi ci sia dietro una risposta, verso frasi preconfezionate, dietro le solite frasi fatte che servono per parlare ai clienti come si conviene, beh, dietro di loro ci siano milioni di storie sepolte che aspettano di essere raccontate. Così come nella vita di tutti i giorni, nel pullman, per strada. Questo è ciò che credo sia la mia vera vocazione di narratore: raccontare le storie sepolte dietro la normalità di una mano stretta per caso, dietro la domanda "Chesuccederebbeseprendessilasceltadiversa". Che può essere andare dietro una ragazza che si alza, o seguire un istinto, o ascoltare una voce che ti chiama e ti dice "E' quello il tuo sentiero" e camminare là dove non avresti mai pensato. O magari amare chi ti dice che non è fatto per te e invece lo è. O al contrario, che deve esser lasciato là dove è, senza del tuo amore, della tua vicinanza, perchè ormai è tardi, il treno è passato e non è più cosa.


Mi piacerebbe scrivere d'amore perchè, a 26 anni, sono convinto che tutti i bivi partano e di riconducano alla scelta che uno dà all'interpretazione dell'amore. Amare vuol dire vivere, e mi piacerebbe scrivere d'amore quanto penso all'amore come unica via per capire il proprio passo. Come il ragazzo di quella storia che ho scritto sopra, che alla fine sceglie di guardare Sara andare via. E di non chiederle che cosa sarebbe successo se avesse deciso di seguirla. Non è il più grande mistero del mondo, dopo quello della Fede?

A presto.

Fra

ps: ciò che ho scritto non si è verificato sul serio. Questo lo scrivo per chi so io :)

9 commenti:

la rochelle ha detto...

NON CAPISCO IL TUO PESSIMISMO FRA!
io mi ci rispecchio fin troppo in questo pezzo, che - sono supersincero - mi piace moltissimo. sei pronto per scrivere d'amore: vai! (basta tentennamenti) inondaci di emozioni, commuovici

krepa ha detto...

il pessimismo spesso crea ispirazioni e fornisce spunti...ma tu mio caro scriveresti d'amore anche nella lista della spesa tanto sei bravo...

Colombina ha detto...

E tu dici di non saper scrivere d'amore???

nonhodormitomai ha detto...

Ho girato e condiviso nel blog il cortometraggio "Non ho dormito mai", se ti va e sei curioso o se hai 5.03 minuti in cui non sai che fare, vieni a dare una piccola occhiata. Ciao e grazie, scusa l'eventuale disturbo.

M0rg4n4 ha detto...

e per fortuna non eri capace a scrivere d'Amore.. sti cazz'

Stupendo complimenti

Saluti, M0rg4n4

M0rg4n4 ha detto...

ho lavorato anch'io in un call center e mi é successa una cosa similare, solo che poi il treno chissá perché un giorno qualsiasi tornó a passare e senza accorgemene si era fermato questa volta facendomi salire... solo che un'altra volta chissá perché, un giorno qualsiasi mi fece scendere senza dare spiegazioni e senza arrivare da nessuna parte, solo parole, belle parole ma nessun contatto... e quindi penso che se é destino, andrá sempre in un modo ed é inutile forzarlo...


ora la domanda nasce spontanea.. chi lavora al 892424?? tu o chi sai tu? eh eh

Ciao Fra peccato che non vieni al raduno...tante mani da stringere.. non si sa mai eh eh scherzo

Faith ha detto...

Invece non è affatto una microcazzata! E' un pezzetto di vita che sarebbe potuto succedere a chiunque, sono le piccole situazioni che rendono dolce la vita. E tu le sai raccontare benissimo.
Quel tuo voler raccontare i "cosa arebbe successo se", beh, io lo trovo interessante.

Ti abbraccio

Cico, un bravo ragazzo ha detto...

fantastico il racconto, complimenti Fra, sai sempre cogliere la sfumatura giusta, tu SAI scrivere l'amore, fidati

Sara ha detto...

sai che c'è? c'è che bastano attimi come quelli per sconvolgere il proprio mondo.
Perdersi in un gesto, un sorriso, una smorfia.. Uno sguardo che fa tremare le ginocchia e perdere totalmente la ratio.
Che dire.. da omonima mi piace. eccome.

Soprattutto mi ha colpito piacevolmente la foto di Doisneau. La adoro.