martedì, aprile 29, 2008

Una storia alla Standa

Provo a immaginare. Perchè a volte immagino cose più vere di quelle che vivo.

Alla Standa c'è tanta gente. Sono per lo più vecchi che aspettano di pagare nelle tre casse aperte. C'è una signora sulla trentina, affascinante nel suo completo da centro abbigliamento finto elegante. C'è un signore che ha la faccia di chi ha fatto il partigiano, e ce nè uno che ha la faccia di aver fatto parte delle milizie nazifasciste. Probabilmente uno con l'altro si picchierebbero se la Standa fosse parcheggiata da una macchina del tempo con il senso dell'umorismo nella Nichelino del 1944. C'è una signora che è appena arrivata prima alla quarta cassa, che apre di sorpresa, e ha la faccia così felice per questo piccolo primato. Ci sono altri che non sanno di esistere, e guardandoli provo a immaginare io per loro una bella storia.

Fino a che, quando meno che me lo aspetto, mi viene in mente una storia. Diversa da tutte le altre che ho immaginato prima.

Prendi un ragazzo e una ragazza. Lui ha qualche anno più di lei. Lui è più alto di lei. Lei è più intraprendente di lui. Lei fuma e lui no. Lui non ha mai fumato, lei invece non ha mai detto no. Lei ha i capelli lunghi e un profumo che nasce dalla pelle e rimane ovunque passi. Lui non ha profumo, solo odori, che svaniscono quando passa e se ne va. Lei è una che sorride, lui è uno che di solito è triste. Lei ama scrivere ma non scrive. Lui odia scrivere e scrive. Lei non suona e ama ballare, lui ama suonare ma non balla.

Prendi un ragazzo e una ragazza, diversi talmente tanto da non concepirsi neanche.
Prendili e mettili insieme, nel momento meno aspettato.
Falli sedere vicini, falli stare vicini per cinque minuti, senza motivo, falli scambiare per forza qualche parola, poi fai andare via lei perchè è tardi e fai rimanere lui seduto per altre due ore.

Possono succedere due cose. La prima è che nessuno dei due si ricorderà dell'altro, forse si sentiranno infastiditi da quell'incontro e tutto svanirà quando il posto dove si sono seduti sarà rispettivamente lontano 23 km e 12 metri (23 km per lui, 12 metri per lei).

La seconda è che lei si alzi e mentre va via pensi la stessa cosa che pensa lui. E che sentano entrambi di doversi rincontrare, senza perchè.

Questa è la prima parte della storia. Sono alla Standa e penso che un finale bello sarebbe troppo bello. E allora mi viene in mente che le storie così finiscono sempre con l'essere una grande fuga.
Perchè lei o lui sono fidanzati, perchè non si ha il coraggio di tentare a sfidare la diversità, o forse perchè il troppo bello ci fa paura, così tanto da preferire quello a cui si sarebbe rinunciato.

Allora prendo il ragazzo e la ragazza della storia, li metto sulle scale di una birreria, faccio girare lei e le faccio dire una frase tipo "Ora dimmi qualcosa" mentre le faccio avvicinare le labbra a lui. E siccome so che qualcuno deve metterci razionalità e rovina, faccio dire a lui
"Non ora, non ora".

Sono alla Standa e mi viene un crampo allo stomaco. Sento la musica nella testa e il dolore alla tempia. Sento il groppo in gola. Cazzo sta storia, mi dico, questa è una storia ingiusta. Intanto la coda dove sono va avanti, la cassa si avvicina, i freschi che ho in mano mi lasciano un pò fresca la mano, mentre si scaldano. La signora finta elegante se ne sta andando, dopo aver pagato. I due ex nemici anziani parlottano
di come Rutelli è stato sconfitto a Roma.

So che devo finirla, sta storia.

Prendi un ragazzo e una ragazza, dopo due settimane che una sera in birreria hanno parlato tutta la sera e si sono detti che cosa hanno pensato
il giorno in cui li hai fatti sedere vicino. Li penso magari su una panchina di un parco. O al telefono, questo mettetelo voi e pensatela come
vorrete, perchè io non so cosa ci sia di più triste, se la panchina o il telefono.

Fai dire a lui che sa che sta succedendo, fai dire a lei che "Voglio starti lontana".
Fai dire a lui che sa che sarebbe successo, fai dire a lei che "per ora questa è la mia scelta".
Fai dire a lui che non sa come comportarsi, ora, fai rispondere lei che "spero che non sia tu a evitarmi ora".
Fai pensare a lui che tutto ciò che sta succedendo sta nell'ordine delle cose, mentre dice "ok hai ragione".
Fai dire a lei in continuazione "come stai a cosa pensi" mentre pensa che quello che sta facendo è la cosa più giusta.
Fai chiudere la conversazione con un saluto che sa un pò di addio un pò di arrivederci.
Falli riposare, ognuno con il ricordo che meglio preferiscono, al sapore un pò di addio, un pò di arrivederci, con una punta, che si espande a contatto dei primi due, di sano e puro rimorso.

Sono alla Standa e quando arrivo alla cassa ho un pò di lacrime agli occhi. La cassiera mi guarda, quelli dietro di me mi guardano, senza sapere che prima di guardarmi loro e accorgersi di me io ho scritto per loro mille storie.

Tiro fuori il portafoglio, mentre la cassiera, incuriosita, mi dice "Fanno 11 euro".
Io tiro su con il naso e le butto 20 euro sul lettore ottico. Mi dà il resto, lo prendo, metto tutto in una busta ed esco, mentre la gente che mi guarda si chiede se piango perchè ha perso Rutelli a Roma.

E invece no. Piango perchè ho scritto una storia, alla Standa, una mattina di aprile e mi sono reso conto che di tutte le storie che avrei voluto scrivere oggi, questa è la più terribile, anche se per un attimo, mi era sembrata la più incredibile, la più dolce.

5 commenti:

federica ha detto...

Bello, mi è piaciuto questo post!

Colombina ha detto...

Molto bello Fra...

P.S. Forza juve!!

Cico, un bravo ragazzo ha detto...

ti amo

Faith ha detto...

bello, bello, bello.

una svampita ha detto...

Scrivo qui perchè ho letto un po' dappertutto e alla fine mi sono persa, erano troppi i post dove avrei avuto qualcosa da dire. Mi sa che mi toccherà ritornare un po' di volte. ^^

[A dir il vero c'ero già anche ieri e l'altro ieri, ma sono così svampita che quando ti ho scritto non avevo neppure firmato... ]

In genere mentre sopravvivo mi si formano le storie nella testa. Mentre sono sul treno, per esempio. Quando vedo un pescatore o la gente che aspetta l'autobus. Quando vedo qualcuno in bici in una città che non è la mia città, e mi chiedo viverci come sarebbe. E dopo cinque minuti lo so, come sarebbe, perchè me lo sono immaginato. E le mie storie sono sempre così possibili che si materializzano quasi. E sono sempre così coinvolgenti che a turno sono un po' tutti i protagonisti, e chissà che facce mi escono, mentre le sto pensando, di certo mi imbroncio e a volte sorrido anche.

E' bello vedere di non essere l'unica a farlo. :)
E se assumiamo un' aria scema pazienza. Sono convinta che il giorno in cui un autobus ci sembrerà solo un autobus, ed un supermercato sarà solo un supermercato, sarà un giorno davvero triste.

mAry