domenica, maggio 18, 2008

Il male di vivere e una locandina

Tutto è perfetto. A volte, ti guardi intorno e scopri che tutto è perfetto, che è come qualche mese fa lo pensavi proprio come è ora, il concetto di perfetto.

Poi guardi il concetto di perfetto che tu stesso ti sei costruito per dire dove volessi andare e ti dici che il perfetto non è così perfetto come lo consideravi. Il perfetto è inperfetto, come quando eri in una situazione inperfetta e speravi che un giorno il perfetto sarebbe arrivato anche per te.

E' il male di vivere che si insinua nel perfetto e ci tasta fino a farci diventare incontentabili. E' il sapere che un giorno il tuo perfetto diverrà troppo stretto anche se quello che sognavi per te era quella forma, quella sostanza.

Che cos'è la libertà? Fare quello che si vuole, o fare quello che si vuole sapendo che non ti sentirai mai chiuso in tutto ciò che puoi fare?

Perchè se si è uccellini, passerotti tanto per dire una specie, e si esce da una gabbia ci si troverà nel cielo infinito, che comunque per quanto possa essere grande, non sarà altro che una gabbia più grande.

Ci si sente sempre in gabbia anche quando le cose sembrano pendere dalle tue mani e sei tu a scegliere se buttarle lontano, o tenerle per te e preservarle.

Era tutto come lo volevo, fino a che è spuntato il male di vivere, quel senso di malinconia che striscia fino a farti sentire inpossibile da soddisfare. Non è essere incontentabili, è cercare all'infinito una formula che ti possa far fermare, dicendo: «Sono arrivato, mi fermo qui.».

Fermarsi là dove sai che non vorrai più muoverti.

Ho ricominciato a fumare, picio che sono.
Era troppo bello rimanere senza spendere soldi per cose che ti fanno male e che se ne abusi non ti piacciono neppure. Tutto perchè? perchè ho il male di vivere, ecco perchè.

E non so spiegarmi da dove esca tutta sta voglia di farsi del male.

Credo che l'uomo provi un'irrefrenabile attrazione verso il dolore. Verso il sapere che si sta male anche quando i motivi sono veramente inutili. Eppure c'è qualche cosa che fa, in noi, da spartiacque fra la logica rinuncia al dolore e l'incredibile attrazione verso di lui.

Penso alla notte che ascoltai Adore, una notte che ricordo legata a una persona speciale, tanti tanti anni fa, e penso che ascoltarlo ora mi fa lo stesso effetto, come se quella musica fosse rimasta congelata là e non si fosse mai smossa.

La casa in cui quella notte ero non c'è più, non è più casa mia.
Quella persona non la vedo da anni.
Io sono cambiato. Gli Smashing Pumpkins si sono sciolti e già rimessi insieme.

Eppure, ecco che quel gelo fra me e Adore non si è mai sciolto, sono rimasto là, a quella notte, e quando ascolto Adore riemerge il male per non poter ritornare ad allora e cambiare qualcosa affinchè rimanga altro che cumuli di ricordi. Questo è il male che oggi guardo e credo esser più simile al mio male di vivere.

Credo che ognuno di noi ami soffrire proprio perchè nella sofferenza guarda meglio sè stesso, trova stimoli a fare meglio. Anche se, devo ammetterlo, non c'è giorno dove dentro senta che soffrire sia l'unico modo per poter immaginare ciò che vorrei scrivere... salvo poi odiare il fatto che non saprò farlo bene come l'avevo pensato.

Quando vivo così, amo pensare che la mia vita sia un film e quel momento sarebbe la foto ideale per un'ipotetica locandina di quella pellicola: che in alto ci starebbe bene Warner Bros presenta e che il titolo capeggi sulla mia testa, tanto bello da attirare tanti spettatori al cinema che, uscendo, ripenseranno alla mia vita come la storia più bella.

Tutte le vite sono la storia più bella: ci sono i pro e i contro, i momenti in cui fai l'eroe e i momenti che ti vedono da solo, su un balcone, guardando fuori aspettando che il giorno venga fuori con un'altra incredibile avventura.

Poi aspiri dalla tua Pall Mall, senti il fumo dentro di te e senti dolore ai polmoni e capisci che il tuo film aspetta che prima ti passi il male di vivere, che si ferma ai confini di una foto immaginaria, quella di un film che vorresti essere vero ma che rimane nella tua testa.

Non so se ne vale la pena, so che però tutto questo è vero.

Rimangono solo le parole di Borges:
«Finché dura il rimorso dura la colpa».

2 commenti:

Mark ha detto...

ciao,ho creato un nuovo sito e vorrei chiederti se ti va uno scambio link con quest’ultimo…fammi sapere
www.nonsolomusic.com

altraepoca ha detto...

Il male di vivere è uno splendido post, mi sono riconosciuta nella malinconia che a volte ci accompagna e nella sensazione che ci manca sempre qualcosa...si sente una canzone e ad essa sono legate emzioni che sembra di viverle nel momento stesso in cui la si ascolta...è il male di vivere o è un vissuto? qualunque cosa sia credo che poi si trasformi..prima o poi ...bravo davvero,complimenti.