venerdì, giugno 27, 2008

Eternal sunshine of the spotless mind

Che forma ha la mente?
Dov'è che raggiunge il massimo della sua essenza?

Alexander Pope la mette così:

How happy is the blameless vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray'r accepted, and each wish resign'd.(Dall'opera "Eloisa to Abelard", 1717).

Lo ammetto, tutto questo lo posso citare perchè l'ho visto in un film.

Un film che mi sarebbe piaciuto scrivere. L'autore merita rispetto, certo, ma non credo di insultarlo dicendo questo.

Sono rimasto affascinato da questo titolo, da questo verso, ne sono sempre stato affascinato fin dal giorno in cui l'ho sentito.

Perchè la mente candida è un concetto che mi avvicina alla forma di purezza più vera che auspico per l'esistenza. C'è in fondo un altro modo di concepire la pace, se non la pulizia che solo uno sguardo, una movenza, una voce, possono assumere se guidate da una mente ripulita da ogni zozzura?

In effetti è quello che mi affossa di più, il sapere che non potrò mai essere così puro, così semplice. Perchè credo che la purezza, la via di ciò che è più candido, non sia che un'ennesima declinazione di ciò che è considerato semplice, della semplicità stessa, in effetti.

E io mi sento così complesso, così intricato. Come tutti probabilmente.

Anche se tutto si riduce a problemi sostanzialmente semplici. Inversamente proporzionali, in effetti, alle soluzioni, che risultano essere complesse.

Nel post precedente parlavo di attesa, parlavo di aspettare. Cosa che a me risulta essere contemporaneamente piacevole e difficoltosa.

Mi sono interrogato su questo, e sapete perchè credo che risulti essere questa la sensazione più vera? Perchè il quel frangente si diventa sognatori, si sogna. E quando si sogna si torna inevitabilmente a riassaporare le sensazioni che più ci rendono veri, quelle pulsioni che determinano di fondo una magica realtà: che comunque, sempre, si vive.

E una cosa tanto vera non può non essere pura, a prescindere. C'è poi chi si lascia andare e dimentica quest'essenza di fatto sfigurandola innaturalmente. Penso al tradimento, di cui scrissi anche un'ode, molto tempo addietro. Certo, era tutta una scusa per parlare di quanto sarebbe bello se tutto si riducesse a un'insieme di sensazioni momentanee. Sarà perchè non avevo ancora visto il film, pensandolo come era stata presentato, a partire dal titolo, simile più a una commedia americana (così recita la voce di wikipedia).

Vorrei avere una mente candida. E' questo il senso. Come lo sguardo della ragazza nella foto, forse una delle persone più candide che conosca.

venerdì, giugno 20, 2008

Attesa, attendere

L'attesa a volte è più intensa del momento in cui si spicca il volo. Godi di più ad aspettare un momento che non a viverlo sul serio. Godi di più a pregustare un'emozione che non a ricordarla.

Siamo sempre in attesa. Sempre, quando arriviamo a un punto vuol dire che ci poniamo il prossimo obiettivo: così, fino a che gli obiettivi finiscono e di noi rimane che il ricordo.

Siamo sempre in attesa, quell'attesa che pregusta la vittoria anche quando la vittoria non arriva, anche quando la sconfitta è sintomo, anzi sinonimo, di ripartenza.

Oscar vive felice nella mia mente, pensate che ieri pensavo persino di ricominciare a scrivere la sua storia, qui.

Poi ho pensato che ora come ora sono in attesa. Devo capire fino in fondo come è superare l'empasse che mi condiziona, ora come ora non so dove voglio andare.

Un mio professore, lo stimato Silvio Bernelli (qui il myspace del suo gruppo), mi ha detto che dovrei fare il giornalista. Qualche amico mi continua a indirizzare sulla narrativa. Altri, mi dicono proprio di lasciare perdere. Altri ancora non dicono nulla.

La prima risposta che darete è: fai ciò che ti senti.

Io sono in attesa. In attesa perchè credo che sarà la mia scrittura a trascinarmi là dove dovrò andare. Sono consapevole solo che in questi due anni ho odiato talmente tanto tutto questo che molte volte mi sono detto: "Sarebbe stato meglio nascere inconsapevole".

Ma l'inconsapevolezza di quello che si sente non è altro che una lunga attesa, interminabile. Ho un amico che continua a dire, a 27 anni: "Un giorno o l'altro tutto questo cambierà". Peccato che abbia 27 anni e da 27 anni è sempre uguale.
E' inconsapevole, e in attesa.

Io sono in attesa e consapevole, odio la mia scrittura, è la mia condanna, perchè mi chiama sempre quando meno me lo aspetto e mi fa sempre sperare, come la mia rivalsa mi spinge a cercare di uscire.

Ma la amo, perchè senza di lei sarei perduto, sarei non solo in attesa, ma spento e fuori da ogni corrente, concretamente senza alcun vincolo con la realtà, sperso nell'inconsistenza.

Attendere è assaporare, prima di mordere e gustare, imparando anche a non rimanere delusi se le aspettative non sono state rispettate. E la scrittura, talvolta, allieva la delusione.

Attendo risposte, non solo da voi, ovvio.

A presto,
Fra

giovedì, giugno 05, 2008

Rimane la rivalsa

Quando decisi di entrare a scuola era il 2006, avevo 24 anni, scrivevo di Ibrid e Joshua (leggere capitali precedenti datati 2006), ero forse più stupido, sapevo scrivere peggio, ero incazzato uguale, nonna era viva, vivevo con mamma, avevo sempre Fortunella, lavoravo all'incirca quindici ore al giorno, pensavo che scrivere fosse una via diversa, pensavo che avrei scritto tanto e bene, pensavo che se entravo la mia vita cambiava.
E' finita. La Holden è finita.
E ora è come stare fuori da un cazzo di centro commerciale, aspettando solo di scegliere la via che devi prendere.
Mi guardo intorno. Ho 26 anni, vivo da solo. Lavoro in un posto particolare, purtroppo non più Testawebedv. Qui, sul diario, ho smesso di scrivere racconti e romanzi, scrivo pensieri, parole, opere e anche omissioni, piccola bibbia del creato mondo Francesco.
E' cambiato tutto. O forse si è solo ribaltato il segno e sono diventato la mia immagine speculare.
Scrivo di me e mi rendo conto che davanti c'è sempre il resto della mia vita. E chi mi ha detto che faccio male a mettere due parole in croce su di me, qui, beh, caro signor Tu, anzi, signora Tu, ti dico che tanto qui ci capito solo io e che posso scrivere quanto voglio perchè tanto al resto del mondo non importa una cippa che davanti a lui ci sia la mia vita.
E pazienza se tanto mi dà tanto e quanto dico rimane come aria fritta in salotto appiccicato a cucinino. Pazienza se tanto in questi anni ho faticato, ho morso il sangue di doversi misurare con quattro grulli convinti di essere al di là di ogni regola e che ti sbattevano in faccia la loro presunta superiorità. Sto cazzo, ora lo grido, sto cazzo.
Sto cazzo siete superiori. Di fronte a me ci sono parole, ci sono strade diverse impossibili da prevedere, spero che siano come le voglio io, ora che scrivo che la scuola è finita e di nuovo mi trovo di fronte all'età adulta.
Scrivo ancora, non mi avete abbattuto fatiche per tirar su questi due anni, scrivo di me e scrivo di cosa vedo, cosa sento. Come quando davo a ogni respiro un nome diverso, e mi sentivo leggero, pronto solo a mettersi al tavolo e tirar giù due righe dove alla fine, tolte le parole, rimanevamo io e il mio dolore che non passa.
Ora che so, ora che mi rendo conto, non posso non dire: questo è il mio momento, è ora di uscirne. E a chi pensa che uscirne sia solo scappare, dico: non scappo, vivo. E cazzo, quanto voglio vivere ora.
A dispetto di quelli che non ci hanno creduto. A dispetto di quanti hanno detto sì, poi no. A dispetto di quanti mi hanno lasciato a piedi, mi hanno abbandonato quando avevo bisogno.
E' il senso di rivalsa che ci spinge, a volte. Il mio è lungo 2 anni e non mi lascerà.