venerdì, giugno 20, 2008

Attesa, attendere

L'attesa a volte è più intensa del momento in cui si spicca il volo. Godi di più ad aspettare un momento che non a viverlo sul serio. Godi di più a pregustare un'emozione che non a ricordarla.

Siamo sempre in attesa. Sempre, quando arriviamo a un punto vuol dire che ci poniamo il prossimo obiettivo: così, fino a che gli obiettivi finiscono e di noi rimane che il ricordo.

Siamo sempre in attesa, quell'attesa che pregusta la vittoria anche quando la vittoria non arriva, anche quando la sconfitta è sintomo, anzi sinonimo, di ripartenza.

Oscar vive felice nella mia mente, pensate che ieri pensavo persino di ricominciare a scrivere la sua storia, qui.

Poi ho pensato che ora come ora sono in attesa. Devo capire fino in fondo come è superare l'empasse che mi condiziona, ora come ora non so dove voglio andare.

Un mio professore, lo stimato Silvio Bernelli (qui il myspace del suo gruppo), mi ha detto che dovrei fare il giornalista. Qualche amico mi continua a indirizzare sulla narrativa. Altri, mi dicono proprio di lasciare perdere. Altri ancora non dicono nulla.

La prima risposta che darete è: fai ciò che ti senti.

Io sono in attesa. In attesa perchè credo che sarà la mia scrittura a trascinarmi là dove dovrò andare. Sono consapevole solo che in questi due anni ho odiato talmente tanto tutto questo che molte volte mi sono detto: "Sarebbe stato meglio nascere inconsapevole".

Ma l'inconsapevolezza di quello che si sente non è altro che una lunga attesa, interminabile. Ho un amico che continua a dire, a 27 anni: "Un giorno o l'altro tutto questo cambierà". Peccato che abbia 27 anni e da 27 anni è sempre uguale.
E' inconsapevole, e in attesa.

Io sono in attesa e consapevole, odio la mia scrittura, è la mia condanna, perchè mi chiama sempre quando meno me lo aspetto e mi fa sempre sperare, come la mia rivalsa mi spinge a cercare di uscire.

Ma la amo, perchè senza di lei sarei perduto, sarei non solo in attesa, ma spento e fuori da ogni corrente, concretamente senza alcun vincolo con la realtà, sperso nell'inconsistenza.

Attendere è assaporare, prima di mordere e gustare, imparando anche a non rimanere delusi se le aspettative non sono state rispettate. E la scrittura, talvolta, allieva la delusione.

Attendo risposte, non solo da voi, ovvio.

A presto,
Fra

4 commenti:

massimo ha detto...

lo so che abiti a torino...vale per la cena...la scrittura trascina sempre quando vuole lei, è solo questione di assecondarla o di mandarla a fan culo

Bleek ha detto...

Un saluto veloce da chi inizia a capire il vero significato di "attesa"...

gnugnu ha detto...

L'importante è capire il perchè si attende.
C'è l'attendere positivo che chiarisce le idee e impedisce di fare cazzate sull'onda dell'impulsività.
E l'attendere negativo di quando sotto sotto si sa cosa si vorrebbe/dovrebbe fare, ma per timore si tergiversa.

La tua attesa consapevole direi che è cosa buona! :)

mAry

federica ha detto...

Io ci sono, eh :-)

L'attesa vera, difficile e bella è fatta di istanti coscienti, alla ricerca della propria strada. E mi sembra il tuo caso!

Buon cammino, ciao Fra