venerdì, agosto 29, 2008

Usarne uno per disinformarne cento

Non lo farò mai più. Lo giuro. Non parlo di politica sul mio blog, ma oggi è veramente troppo.

Cari democratici, siete inutili. Perchè non posso dirlo io quello che scriverò ora. Dovreste dirlo voi. Siete inutili perchè la gente aspetta che spiegate che cosa succede, ma voi niente. Vi lasciate dire che Amato è come Brusca, per poi andarci a cena insieme.

Questo succede perchè non sapete chi è Brusca, o forse non sapete che cosa vuol dire opposizione o dialogo.

Cliccate sul link così magari vi rispolverate un pò il significato.

Ora, io dico. Escono delle intercettazioni su Prodi, e dove escono? Su Panorama. Che è edito da Mondadori. Mondadori è del Premier.

Ora, le cose sono due. Come mai, quando in agenda del Governo c'è la riforma della giustizia, esce una notizia come questa, su un giornale del Premier? Perchè?
Semplice. Non perchè delegittima un uomo che sulla scena politica non c'è più (Prodi, appunto), bensì per ciò che ne segue. La SOLIDARIETA' espressa dal Premier con un comunicato in cui si legge: «La pubblicazione di intercettazioni telefoniche riguardanti Romano Prodi, a cui va la mia assoluta solidarietà, non è che l'ennesima ripetizione di un copione già visto». Nello stesso comunicato, il Premier sollecita il «Parlamento ad intervenire per evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali».

Che abusi ci sono? La Magistratura indaga, Prodi addirittura chiede di pubblicare le proprie intercettazioni, per non delegittimare la Magistratura ma soprattutto per non togliere uno strumento agli inquirenti indispensabile per fronteggiare TUTTI i crimini (non solo mafia e terrorismo).

Prodi fa questa mossa perchè sa di non aver commesso nulla. E' sereno, non ha paura che gli italiani si facciano i fatti suoi per un pò. Perchè lui, nel frangente interessato, era il Presidente del Consiglio dei Ministri, la Quarta Carica dello Stato. Era rappresentante del popolo, conseguentemente, era pronto a mettersi a nudo di fronte a esso proprio perchè solo così poteva dimostrare il suo disinteresse a fini personali rispetto alla stessa carica che ricopriva.

Una cosa che all'estero è abituale.

Vedi i casi di Musharraf in Pakistan (non gli USA, il Pakistan cazzo, un paese asiatico che produce il PIL del Piemonte, forse), oppure il più vicino a noi Olmert, israeliano, onorato di dimettersi per difendersi dalle accuse di corruzione mossegli dalla magistratura israelita. Senza contare il caso Clinton, quello dell'impeachment per la fellatio nello studio ovale, che per poco gli costava poltrona e galera.

Vogliono far passare le pubblicazioni delle intercettazioni di Prodi come un abuso.
No signori, non è così. E' solo propaganda, perchè alla gente che ha qualcosa da nascondere le intercettazioni bruciano. Danno fastidio. Fanno paura.

Perchè si legge ciò che la gente fa. Che dice, e che pensa.

Ciò che in pubblico non dice e di cui parla solo al telefono perchè crede che non lo senta nessuno.

Una falsa solidarietà all'ex Presidente del Consiglio Romano Prodi, innocuo sotto il profilo politico, è un ottimo viatico verso l'ennesima legge anti legge. Ecco, così dovrebbero chiamarsi leggi per limitare gli strumenti della Magistratura, oggi. Le Leggi antilegge, non le Leggi Vergogna.

Solo che per dire certe cose servirebbe un'opposizione.

DEMOCRATICI, DOVE SIETE?!?!? Ah già, state parlando con Gasparri.

PS: Sento ora in un'intervista rilasciata al TG3 delle ore 19, che il segretario PD Walter Veltroni, parlando delle intercettazioni di cui sopra, parla in questi termini: i pubblicatori delle intercettazioni riguardanti Prodi sono gli stessi giornali che condannano quelli che pubblicano le intercettazioni del Premier. NON SI DOVEVA PUBBLICARE NEANCHE QUELLE. (Da Repubblica: "La dichiarazione di solidarietà del Presidente del Consiglio a Romano Prodi è un esercizio non utile, sarebbe bastato che i giornali di sua proprietà non pubblicassero quelle intercettazioni.").

Lascio a voi ogni commento, segnalando che Veltroni parlava dalla convention dei Democratici americani. Fa ridere, io credo.
O meglio, come direbbe l'anglosassone (!?) Walter: He makes to laugh, I believe.

lunedì, agosto 18, 2008

Estate 2008, non mi mancherai

Ormai scrivo solo per me. Quando scrivo. Perchè scrivo solo qui, in forma di elenco e senza capo ne coda.

L'estate 2008 la ricorderò per il diploma alla Holden, per l'illusione che le cose cambiassero, per l'idea che forse era tutto in mano mia. La ricorderò per l'attesa infinita di un lavoro che pare non arrivare mai. La ricorderò per la seconda volta che il mare è ciò che mi sogno. La ricorderò per la lettera di mio padre, l'ennesima lettera di mio padre, e tutto ciò che ne conseguirà.

L'altro giorno ho provato a scrivere qualcosa, ecco ciò che ne è venuto fuori.

"Hai occhi verdi, grandi e profondi come se guardassi nella più profonda foresta. Quelle che si estendono per miglia, fra le colline attraversate da lunghi rettilinei e curve insidiose, che sembrano non avere fine. I capelli li porti disordinati, anche se in quel caos intravedo un ordine. Un ordine che nel suo essere incomprensibile trova la strada di ciò che vorrei vedere, come quella strada che percorro nei tuoi occhi. Chiudono il tuo viso meglio di quello che farebbe una cornice, meglio dei vestiti che porti con leggerezza, quasi a dire che tu puoi esser contenuta in te stessa e nient'altro. Ti conobbi un pomeriggio come tanti altri, al lavoro. Ti conobbi dopo mesi che ti guardavo da lontano e mi dicevo, ogni volta, che quello era il giorno giusto. Ti conobbi con la scusa che si da per fare qualcosa di meschino ma anche qualcosa di superlativo, meschino perchè non potevo arrivare da te con l'aria di quello che sa, di superlativo perchè era l'unica cosa che volevo fare e si sarebbe rivelato il gesto più bello che potessi compiere. Era estate, un'estate che a tratti sembrava volesse passare sotto i colpi del cielo che da chiaro e sereno diventava cielo di monsone, pioggia torrenziale che impazzava per attimi, proprio mentre correvi per le strade di Torino con la tua bici e al contempo di chiedevi se mai sarebbe spiovuto. Capii in seguito che ti piaceva pensare che alla pioggia segue sempre il sereno solo perchè amavi alla follia “Il Corvo”, e quella frase che mi hai ripetuto all'infinito, “Non può piovere per sempre”. Non te l'ho mai detto, ma io quella frase l'ho scritta in tutte le pagine del mio diario, per anni. Era forse un segno del destino che ti abbia conosciuto quando pensavo che invece, la pioggia di quell'estate sarebbe stata eterna. Chissà se forse è stato proprio così, quell'anno. I ricordi si sbiadiscono sotto coltre di sms inviati a sproposito, fatti lasciati a metà, poche parole e molte, forse troppe, frecciate. Che non ti sono mai piaciute e che forse, solo in me hai visto potevano avere un seguito opportuno.

Eppure.

La storia comincia così, mi pare. Comincia un pomeriggio, dopo mesi in cui ti rincorrevo senza sapere che tu ami alla follia farti rincorrere. Facevi finta di non guardarmi, quando in ufficio stavamo davanti, una scrivania di distanza, tu giovane stagista neolaureata, io affermato lavoratore a progetto già da tre anni. Eri arrivata e subito mi ero detto che, volente o nolente, io con te ci sarei uscito.

Non ne avevo parlato con nessuno, anche quando vedevo che a farti il filo erano in molti. Neanche quando si disse che avevi accettato un invito di Corrado, una sera che poi non capii mai come era finita. Ti avevo guardato da lontano, capendo che quando ti lasciavi guardare era solo perché percepivi fiducia. Hai raccontato in seguito quella sera Corrado ci era rimasto male che tu l'avevi liquidato con la battuta “Non mi hai guardato abbastanza”. Era arrivato al lavoro e in pausa lo aveva detto a me e Luca: “Si sente come una diva”. Luca ci aveva creduto, io no.

Quell'estate c'era tanta gente, in ufficio. Io ero tornato da dieci giorni a casa, non in ferie, a casa. E tu eri rimasta al lavoro. Non ci eravamo mai parlati prima del mio ultimo giorno di lavoro, mi avevi augurato buone vacanze e io mi ero ripromesso, tacitamente, che non ti avrei lasciata scappare. E così fu, a pensarci bene.

Tornai e notai che la mia scrivania era stata occupata. Il responsabile mi disse che serviva un applicativo del mio pc al collega che ora la occupava. E disse che potevo mettermi dove volevo.

Risi fra me osservando con lui “Mario, mi metto vicino a Sara?”.

Lui mi guardò facendo sorridere barba e baffi, facendomi solo un gesto con il mento, come a dire “Vai pure, picio”.

In effetti, un po' picio mi sono sentito. Ma tant'è."

Ora capisco perchè non sono fatto per questo mondo.

venerdì, agosto 01, 2008

Diano Marina, Juventus, e quello che non cambia












Di solito sono metaforico, scrivo storie per raccontare di me.


Questa volta è diverso: questa volta è una di quelle volte in cui ci sono cose che non possono che essere chiamate con il loro nome.


Dieci anni fa. Era l'estate del 1998.

Una sera, c'era anche una ragazza di nome Lorena, alla Beamish, decidemmo di andare a casa di Marco,
a Diano Marina. Credevamo di partire il 25 agosto, e cantammo per decine di notti "Alla fine di agosto tutti a casa di Spysso". Spysso è un mio copyright.

Posso dirlo con orgoglio.
Eravamo noi, oltre al padrone di casa.

Si aggiunse anche Daniele, un giorno prima di partire.

Fu una vacanza che ognuno di noi, ognuno per
i propri motivi, non riuscirà mai a dimenticare.
E incredibilmente, partimmo l'8. Invece che il 25. Che roba.
L'8 agosto saranno 10 anni.

Cazzo, quanto tempo.

Domani è il 2 agosto, e Fabrizio, tu partirai per Londra. Ci sarà Simo ad attenderti e andrete a vedere Arsenal - Juventus.

C'è sempre stato qualcosa ad unirci, e la Juventus è una di quelle cose che ci ha unito nel corso degli anni. Quando litigavamo c'era
sempre una partita da vedere insieme, come scusa per riappacificarci. C'era sempre un modo come un altro per parlare di Del Piero e ricordarci che l'amicizia non passa.

Domani Simo, aspetterai Fabrizio e gli darai il biglietto per lo stadio, e probabilmente, insieme, farete caso che io non ci sarò, per
vari motivi.

E' una cazzata, però è curioso che a dieci anni di distanza, di nuovo, ci potesse essere l'occasione per andare via, insieme. Simo in questi anni ha preso altre strade, ma alla fine c'era sempre, e io e Fabri, beh, ci siamo sempre stati.

Domani vi incontrerete, e io da qui vi penserò, farò finta di esserci anche io con voi, perchè in fondo è come se ci fossi.
E quando ci sarà la prossima volta, allora costi quel che costi ci sarò. Perchè fra noi tre c'è sempre stata "una prossima volta", sia quando uno decideva che non era il caso, sia quando l'altro diceva che non poteva.

Ci sarà anche per una partita all'Emirate una prossima volta, perchè non è solo la Juve.

Ci sono cose che vanno al di là dell'apparenza,
c'è qualcosa che va anche oltre la comprensione e si riduce a un coro. Come l'anno scorso, tornando da Andora, cantando come cretini una canzone di Daniele Silvestri e tutti ci sentivamo arrivati e in partenza.

Le strade si dividono, i kilometri di distanza aumentano (cazzo quanto è lontana Nottingham Simo, era più semplice venire a chiamarti in via San Vincenzo) aumentano le difficoltà, aumenta il dolore di sentire passare il tempo.

Ma aumenta l'orgoglio di dire: sono passati solo 10 anni da Diano Marina. E a parte che sono più grasso, che voi due avete pochi capelli,
che ci siamo lasciati e ripresi, che ci hanno lasciato (le donne, le donne) e ci hanno ripreso, che viviamo in mondi differenti e a prima vista lontanissimi, in realtà non è cambiato nulla.

Si chiama amicizia, credo.

Divertitevi ragazzi, tanto lo so che vi mancherò: senza di me non fate casino allo stadio.
E poi la Juve gioca sempre una prossima volta.