domenica, ottobre 12, 2008

Io, Madeleine e un pò di sigaretta



















foto di Pietro. Grande Piè.


Ciò che m'impegnava di più, quella sera, era prospettare come sarebbe stato, il giorno dopo, incontrare Madeleine. La mente non m si riusciva a svuotare se non quando, ripresentandosi oltre la pagina web che la vedeva ritratta in una foto sensuale, mi fermavo a guardarla in tutta la sua superba bellezza.

La guardavo con lo sguardo di chi osserva avido un quadro di Monet, preso come dal raptus di voler catturare, come impressionista affamato, quell'attimo. La guardavo seguendone le forme, il disegno del viso, l'apparente semplicità che si scioglieva in realtà, in un'austera unicità.

Seguitavo a guardarlo ripercorrendo pian piano tutte le strade che mi avevano fatto incrociare quel viso. E mi convincevo che anche il suo profumo, che altri avrebbero descritto come inebriante, ma che io definivo semplicemente meraviglioso, fosse l'aroma che mancava a capire cosa fosse l'olfatto. Una sorta di strada ne determinava il contorno, come tratto di mina su foglio ruvido, quasi a descrivere con polvere di carbone la difficile conservazione dei confini fra fisico e infinito. Era legata, indissolubile, al cielo dietro di lei, alla sabbia del mare, al colore degli alberi, a ciò che la circondava in uno scatto trovato chissà dove, chissà con chi.

Fu con questo ultimo pensiero, l'immagine di Madeleine, il suo profumo nelle narici, che presi e uscii sul balcone, nella notte, a fumare una sigaretta.

Era freddo, come le sere di ottobre, a Nichelino. Era freddo, e mi rendevo conto che il freddo mi faceva gustar di più quel sapore acidulo del tabacco intriso di nicotina, che sentivo scorrermi dentro, scaldarmi fino a consumarmi le narici. Un odore che talvolta nauseabondo ma che, nel suo spessore, rimaneva fino allo spasimo nei miei polmoni ogni volta che lo inalavo.

Fu così anche quella sera, fra l'odore di bruciato che veniva dal camino della villetta vicina, e il sapore di Madeleine, quello sì che non mi lasciava mai.

Accesi la sigaretta aspirando con forza e facendo uscire dalla bocca una grossa nuvola di fumo. Il vapore grigio, sporco, si diresse in alto, forzuto, compatto, per poi dissolversi con la stessa violenza con cui era stato generato pochi attimi dopo. Lo guardavo pensando a lei, Madeleine, la musa che provavo ad ascoltare anche se lei non sapeva che fossi lì a pensarla.

Perchè lei, Madeleine, in effetti non sapeva che il mio pensiero era rivolto a lei. Forse non sapeva che fossi lì, o forse non sospettava. Ci riflettevo a ogni tiro, a ogni flusso di condensato che immettevo nei miei polmoni, seguendo quel picco di aria rarefatta che pian piano si mescolava al resto dell'anidride carbonica. Intorno a me palazzi con le luci spente mi parlavano a loro volta, raccontandomi di storie che immaginavo essere sopite come il mio voler ribellarmi a quell'infatuazione.

Fra le mie dita, la sigaretta diminuiva sempre più, mentre la musica in sottofondo mi trasportava. Era bello rimanere sul balcone, durante la notte, cercando di lasciar andare quell'aroma di pulito che mi aveva lasciato Madeleine insieme a quell'odore di tabacco.

Una commistione di aromi che mi diceva come la mia fosse solo una proiezione, bello come le curve di Madeleine che tagliavano in due il suo mondo dal resto. Era un rendersi conto sempre più, a ogni respiro, che Madeleine era in me esattamente come quella voglia di fumare, labile, irrascibile, comica, lenta ma inesorabile, destinata a finire.

Avevo pensato a Madeleine per giorni, chiedendomi da dove venisse quella voglia di starle vicino una volta. La immaginavo camminare al mio fianco, senza che le nostre mani si toccassero, lei così bella, i capelli al vento, il viso illuminato da una luce autunnale che non le offuscasse i contorni malinconici, quel sapore di pianoforte suonato alla penombra di luce soffusa, come bar dei bassifondi dove nasce il jazz.

Era come fumare davanti a un musicista che cantava disperazione, sentire quel sapore morirmi dentro. Eppure sapevo che il giorno dopo, Madeleine l'avrei vista. Come tutti i giorni, da quando, più o meno inconsapevolmente, mi ero reso conto della sua bellezza. E non avevo saputo lasciarla, in ogni mio sogno.

Senza rendermene conto, la sigaretta s'esaurì. Buttai il mozzicone sulla strada, guardando un'ultima volta il cielo, le case, la luna.

Immaginai, mentre rientravo, di esser per strada, fumando una Pall Mall, appoggiato sulla mia macchina. Immaginavo, mentre mi sdraiavo sul letto, la tv accesa, la luce soffusa, di esser in una serata più fredda con lo stesso cielo, in città. E immaginai, in lontananza, in una via del centro, di guardare Madeleine avvicinarsi. Camminare snella, slanciata, sicura. Vestita di nero, i capelli al vento, il trucco leggero, la sua espressione un pò dura, un pò melodiosa.

E, in sottofondo, il fumo della mia Pall Mall che ballava una milonga, una milonga che sentivo scorrer sotto, come accompagnamento.

Immaginai Madeleine che mi si avvicinava, sorridendomi. La immaginai mentre, a un metro da me, mi prendeva la mano con la quale tenevo la Pall Mall e la portava alla bocca, facendo un tiro dalla mia sigaretta. Immaginai il fumo uscire dalla sua bocca, e il suo sorriso che mi faceva innamorare ogni attimo.

La immaginai mentre, con passi fugaci, si avvicinava a me, mentre le mani mi prendevano dalle spalle, avvolgendomi il collo. Mi guardai buttare la Pall Mall e prenderla per i fianchi, alzandomi diritto. Intorno luce e colore si sfocavano. Immaginai Madeleine mentre mi guardava, sentendo su di sè il mio sguardo.

E immaginai che quell'attimo diventasse eterno quando, lentamente, come quadro di impressionisti, le nostre labbra si incontravano in un lungo, lunghissimo bacio.

Senza rendermene conto, mi svegliai il mattino successivo. M'ero addormentato, il computer acceso, la tv accesa, la luce accesa. Erano le sei del mattino.

La mattina doveva giungere. La mia sigaretta e il suo sapore, in sogno, s'erano fusi in un sogno.

Quella mattina, non le avrei detto del mio sogno. Quel sapore, l'avrei preservato, emblema di purezza.

Era troppo perfetta, Madeleine.

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