martedì, novembre 11, 2008

Elegia di Madeleine

Non ne avevo mai visto il fondo, fino a quando non ho capito che era solo il sogno di una vita, Madeleine.

Era il sogno che m'ero fatto da solo, lei non era come avevo immaginato, era bella, certo, ed era anche dolce. L'avevo conosciuta e, ammetto, devo dire che molte delle cose che avevo immaginato, sulla sua persona, sul suo essere, erano vere.

Ero io, quello che non andava.

Erano stati i miei sogni, a farmi credere cambiato: ma non era così. Non lo poteva essere fino in fondo, perchè, come recita il detto, "i sogni muoiono all'alba". E tutto che ciò che avevo pensato, avrei voluto, non era stato altro che un velo di speranza in una vita, la mia, che non riusciva a trovare buoni argomenti per dire che fosse ciò che volevo.

Ogni passo che avevo compiuto in quei giorni, quando camminavo da solo dopo le ore passate al call center o in ufficio, erano segnati dall'immaginarmi lontano da lì, con Madeleine. Sembrava che fosse lei la chiave per cambiare la mia vita.

E invece, come ogni sogno che si rispetti, si sgonfiò quando mi resi conto che Madeleine non poteva trasformare tutto quello che mi circondava. Mi ero come svegliato, passando su ponte Isabella e guardando il Po, o forse, chissà, una sera mentre fumavo da solo, a casa, come quando immaginai Madeleine per la prima volta e mi resi conto che in lei si rispecchiavano i miei sogni.

Si può regalare a una sola persona tutta la speranza? Sì, se questa sa di essere per te uno specchio. Altrimenti, rimane un riflesso su una pozzanghera, appena arriva un sassolino lanciato da un piede incauto l'acqua si smuove e tutto si ristruttura. La forma cambia, si disgrega. Si riforma ma quello che vedevi prima, non c'è più.

Ho rivisto Madeleine altre volte: l'ho immaginata viva, innamorata, l'ho portata a Parigi e l'ho anche ascoltata mentre diceva che non c'era futuro per noi. E' stato tutta un'immagine? Sì esatto, e la cosa più buffa è che Madeleine esiste sul serio.

Cammina, inconsapevole, di aver ispirato tutto questo. Non posso dire di averla amata, perché non di innamoramento s'è trattato. E' stato solo un desiderio di uscire da un mondo che si isola nel cielo torinese di metà autunno, quello che lo smog copre e rende più grigio di ciò che già è.

Madeleine è già scappata, forse. Persa fra le pieghe di questo romanzo mai scritto, che la vedeva protagonista. Rimarrà con me e con tutti i personaggi che non ho saputo portare a compimento in una storia tutta loro. Certo, ora cominciano ad esser troppi: forse, uno a uno, si ritroveranno e la faranno da soli, la storia.

Ora Madeleine, ti lascio andare. In fondo qui non sto tanto male. Certo, le cose potrebbero andar meglio: ci spero, ci spero tanto, ma tu questo già lo sai. D'altronde se son arrivato a te, Madeleine, è stato perchè questa speranza non aveva volto.

Sei passata dall'essere armonia di immagini ad armonia di suoni, che piano si dissolvono e non si sentono più. Mi hai oscurato così tanto, Madeleine, con la tua consapevolezza di esser impossibile da raggiungere, così come io ti ho fatto del male, forse, a non riuscire a dirti cosa fossi stata in questo lasso di tempo.

E' ora che i miei sogni possano chiamarsi con altri nomi.

Arrivederci, Madeleine.

1 commento:

buncia ha detto...

i sogni sono sempre sogni. qualsiasi nome tu gli dia, non cambieranno.
quello che conta, forse, non è il significante. ma il significato.